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Brindisi, Enel condannata per le polveri di carbone. Ma nessun danno al Comune

La sentenza del Tribunale di Brindisi: nove mesi a Calogero Sanfilippo e Antonino Ascione, prescrizione e assoluzioni per gli altri 13 imputati. I due in solido con Enel produzione dovranno risarcire solo i proprietari di terreni vicini al sito. Eclusi anche Provincia e No al carbone

BRINDISI – Enel produzione e due dei suoi dirigenti sono stati condannati per le polveri di carbone della centrale di Cerano, a titolo di getto pericoloso di cose con assorbimento del reato di inbrattamento, ma il risarcimento del danno è stato disposto dal Tribunale di Brindisi solo in favore dei proprietari dei terreni vicini al sito Federico II. Nulla, invece, in favore del Comune capoluogo, della Provincia e dell’associazione No al Carbone e delle altre parti civili che lamentavano danni per milioni di euro. Trenta milioni era stato chiesti dall'Amministrazione cittadina, 500 da quella provinciale all'epoca presieduta da Massimo Ferrarese.

Dispersione di polveri il 25 agosto 2012

La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di oggi dal giudice Francesco Cacucci, di fronte al quale si è svolto il dibattimento scaturito dalla conclusione dell’inchiesta sulla dispersione della polvere, dopo un esposto presentato in procura da alcuni agricoltori nell'estate del 2008.  Novanta giorni per le motivazioni, ma appare evidente alla luce del dispositivo, che per il Tribunale non ci sono gli estremi per affermare il diritto dell’Amministrazione cittadina e dell’altro Ente che rappresenta il territorio, così come dei No al Carbone, ad ottenere alcun ristoro. A dispetto dei risultati di un recente  studio condotto dai ricercatori del Cnr di Lecce in collaborazione con il centro di Bologna, prodotto in udienza dall’avvocato Daniela Faggiano in rappresentanza del Comune di Brindisi. Quello stesso studio più volte era stato citato dagli attivisti del No al Carbone e sino all’ultimo sia era battuta per il diritto alla salute dei brindisini, la professoressa Marina Barracchia, scomparsa di recente, che non ha mai perso un’udienza.

Pigmentazione da polvere di carbone su una vite

Le uniche condanne sono arrivate per Calogero Sanfilippo, Responsabile sino ad oggi, in seno ad Enel della produzione termoelettrica con l'impiego di carbone; Antonino Ascione, Responsabile dell'Unità di Business di Brindisi dal 10 settembre 2007 sino a oggi: nove mesi, pena sospesa e non menzione, a conclusione del processo di primo grado. Per due  imputati sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione:  Sandro Valery e Luciano Mirko Pistillo, "avuto riguardo per la data di cessazione dagli incarichi" ricoperti in Enel. Per tutti gli altri,  assoluzione per non aver commesso il fatto. Sanfilippo e Ascione, inoltre, sono stati condannati in solido con Enel Produzione spa, in veste di responsabile civile, al ristoro dei danni lamentati dai proprietari di terreni confinanti o comunque limitrofi alla centrale e nal pagamento delle spese processuali sostenute dagli avvocati.

Una delle torri del nastro trasportatore con tracce evidenti di dispersione

Il pm Giuseppe De Nozza aveva ribadito l’impostazione iniziale, depositando una memoria, e aveva chiesto la condanna di 13 imputati sui 15 finiti a giudizio, alla pena di tre anni di reclusione, senza riconoscimento delle attenuanti generiche, di fronte alla ripetizione delle condotte contestate. La richiesta è stata avanzata nei confronti di: Lorenzo Laricchia, Responsabile dell'Unità Movimentazione Combustibili dell'Unità di Business di Brindisi di Enel Produzione S.p.a dal febbraio 2005 sino ad oggi; Giuseppe Varallo, responsabile della stessa unità dal 2002; Diego Baio, Responsabile dell'Unità organizzativa denominata Esercizio Ambiente e Sicurezza da agosto 2001; Calogero Sanfilippo, Responsabile sino ad oggi, in seno ad Enel della produzione termoelettrica con l'impiego di carbone; Antonino Ascione, Responsabile dell'Unità di Business di Brindisi dal 10 settembre 2007 sino a oggi;  Vincenzo Putignano, Responsabile dell'impianto termoelettrico dell'Unità di Business di Brindisi dal gennaio 2000 sino al 9 aprile del 2009.

I cannoni fog del carbonile scoperto

Stessa richiesta di pena, quindi tre anni di reclusione, per: Giammarco Piacente, Responsabile dell'Unità. organizzativa denominata Esercizio Ambiente e Sicurezza dell'Unità di Business di Brindisi dal 3 luglio 2009 sino al 25 giugno 2010;  Fabio De Filippo, Responsabile dell'Unità organizzativa denominata Esercizio Ambiente e Sicurezza dell'Unità di Business di Brindisi dal 26 giugno 2010 sino al 30 novembre 2011; Massimo Distante, Preposto all'Esercizio Area Interna dell'Unità Movimentazione Combustibili dell'Unità di Business di Brindisi dal gennaio 2001; Giovanni Madia, Preposto all'Esercizio Area Esterna dell'Unità Movimentazione Combustibili dell'Unità di Brindisi dal 18 ottobre 2006 sino al 31 dicembre 2009; Fausto Bassi, Responsabile dell'impianto termoelettrico dell'Unità.di Brindisi dal 9 aprile del 2009 sino ad oggi nonché nella funzione di Responsabile dell'Unità organizzativa denominata Esercizio Ambiente e Sicurezza dell’Unita di Brindisi dal 2 giugno 2009 sino al 2 luglio 2009.

Polvere di carbone sulla mani di un agricoltore di Cerano

Tre anni erano stati chiesti dal pm anche per: Luca Screti, nella qualità di rappresentante legale della Nubile, società incaricata della pulizia del nastro trasportatore e delle aree a servizio dello stesso, e Aldo Cannone, amministratore unico della Cannone Teodoro, incaricata di svolgere servizio di sistemazione del carbone presente nel parco dell’Unità di Business termoelettrica Brindisi. Il pm, invece, ha chiesto di non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Sandro Valery di Responsabile dell'Area di Business Produzione termoelettrica di Enel sino al 12 maggio 2008, e di Luciano Mirko Pistillo, Responsabile dell'Unità di Business di Brindisi di Enel sino al 9 settembre del 2007. In entrambi i casi, secondo il rappresentante della pubblica accusa, a fare la differenza è stato il tempo. Anche perché il capo di imputazione è stato esteso, nel corso del processo, dal 2009 sino al 2013.

Ancora una nuvola di polvere di carbone

La Procura contestava “azioni che hanno portato a scaricare trasportato (avvalendosi di un nastro trasportatore articolato su più torri di snodo) e stoccato milioni di tonnellate di carbone  una superficie a cielo aperto di 125mila metri quadrati circa – superficie capace di ricevere contemporaneamente sino  750mila tonnellate di carbone”. Contesta anche “omissioni di accorgimenti tecnici idonei a scongiurare la ripetuta diffusione, oltre il recinto aziendale, di polvere di carbone o, comunque, a contenere tale diffusione al di sotto della soglia della normale tollerabilità – quali, a mero titolo esemplificativo, la copertura del parco carbone, la stabile chiusura del nastro di trasporto del carbone e delle relative torri di scarico e ripresa”. Non c'era stata replica alle arringhe dei difensori.

Ancora una carboniera Enel, il principale traffico del porto di Brindisi

Per il Comune ci sarebbe stata “non solo dispersione di polvere di carbone, insudiciamenti ed imbrattamenti reiterati nel tempo ai terreni e alle colture e soprattutto non semplici molestie alle persone, ma morte per quel particolato respirato ogni giorno: dal 2005, sono stati registrati 40 decessi l’anno per malattie, soprattutto ai polmoni,  riconducibili al funzionamento della centrale Enel di Cerano, motivo per il quale aveva chiede il risarcimento dei danni patiti per almeno 30 milioni di euro”. La Provincia di Brindisi con l’avvocato Rosario Almiento nell’istanza depositata aveva quantificato i danni in 500 milioni di euro e le associazioni Greenpeace, Salute pubblica, Legambiente, Medicina democratica, No al Carbone, si erano rimesse alle valutazioni del giudice.

L'ingresso degli uffici Digos della questura di Brindisi-2

Nel collegio difensivo, gli avvocati Gianvito Lillo, Vincenzo Farina, Alessandro Gueli, Albino Quarta,Tana, Calabrese, Rizzo, Mellone, Lomartire, De Rosa, Falcone, Del Grosso, Pulli. Le indagini furono condotte dalla Digos del Comune di Brindisi, partendo da una manifestazione degli agricoltori della zona di Cerano che avevano portato davanti al municipio di Brindisi i loro prodotti resi invendibili dai depositi di polvere di carbone.

Una parte del carbonile Enel fotografato dalla Digos

Ne nacque una complessa inchiesta, fatta di appostamenti, registrazioni delle emissioni di polveri dai carbonili scoperti e dal nastro trasportatore che per 13 chilometri porta il combustibile dal molo di Costa Morena alla termoelettrica di Cerano, attraversando aree agricole. Momento culminante, il blitz nella sede romana dell'Enel da parte dei poliziotti all'epoca diretti dal vicequestore Vincenzo Zingaro, con il sequestro - rivelatosi determinante - del computer di Calogero Sanfilippo che conservava in memoria copiosa corrispondenza sulle emissioni di polveri di carbone.

La cupola del carbonile coperto della centrale Enel Federico II (foto Ingegneri.info)-2

La procura dispose inoltre una consulenza tecnica all'esterno e all'interno di alcune abitazioni rurali dell'area, cui parteciparono anche i periti dell'Enel, per valutare la circolazione ed il deposito delle stesse polveri di carbone sulle colture ma anche nelle case degli agricoltori di Cerano. Molto probabilmente non è affatto casuale che Enel abbia costruito poi due carbonili coperti a cupola, automatizzati, al posto di quelli scoperti. Opere che invece alla centrale di Torre Valdaliga a Civitavecchia erano state realizzate molti anni prima. 

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