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Asl, dottoressa imputata per esercizio abusivo della professione medica

Decreto di citazione a giudizio a seguito di imputazione coatta: Azienda sanitaria parte lesa nel procedimento penale a carico di una dipendente

BRINDISI – Sarà un processo penale a stabilire se una dottoressa in servizio alle dipendenze della Asl, sia o meno colpevole di aver “abusivamente esercitato la professione medica” o se, al contrario, come sostiene l’imputata i suoi titoli siano in regola.

Il processo inizierà davanti al Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica, per effetto del decreto di citazione a giudizio, conseguente all’imputazione coatta ordinata dal gup (giudice per l’udienza preliminare) nei confronti di una donna accusata “del reato di cui all’articolo 348 del Codice penale per avere  - si legge – abusivamente esercitato la professione medica”. Non poteva e invece ha svolto la professione, stando all’imputazione. Questa fattispecie di reato rileva per le professioni per le quali è prevista una speciale abilitazione dello Stato. In caso di affermazione della condotta penale, la condanna è la reclusione sino a sei mesi o la multa da 103 a 516 euro.

L’inchiesta della Procura risale allo scorso anno quando venne depositato un esposto circostanziato sul medico donna in servizio alla Asl di Brindisi. L’azienda sanitaria locale risulta parte offesa nel procedimento penale, il decreto è stato notificato nei mesi scorsi: risulta agli atti il 30 novembre 2016 e lo scorso 5 aprile, il direttore generale Giuseppe Pasqualone ha deliberato la costituzione di parte civile nel processo ai fini della richiesta danni, in caso di condanna.

A rappresentare la Asl sarà l’avvocato Carmela Roma del foro di Brindisi, professionista con rapporto a convenzione a tempo indeterminato ex lege. In Quella sede la penalista potrà presentare istanza di costituzione, con indicazione -eventualmente – della somma di denaro da chiedere a titolo di ristoro, anche per lesione dell’immagine dell’Azienda sanitaria locale di Brindisi.

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