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Cronaca

Processo "Sistema marina" nella Brigata San Marco: assoluzioni e prescrizioni

Coinvolti ufficiali e sottufficiali, accusati a vario titolo di falsità ideologica e peculato. Sotto la lente degli investigatori c'erano delle forniture militari

BRINDISI - Ventuno tra ufficiali e sottufficiali della Brigata San Marco coinvolti nell'inchiesta "Sistema Marina": uno è stato assolto in abbreviato nel novembre 2020 (Sandro Desideri, difeso dall'avvocato Michele Vaira, gup Valerio Fracassi del Tribunale di Brindisi), gli altri venti invece hanno visto determinata la propria posizione oggi, 20 giugno 2022. Chi è stato prosciolto, chi è stato assolto in abbreviato dal gup Maurizio Saso, sempre del Tribunale di Brindisi. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Si conclude così una vicenda che ha visto i militari accusati, a vario titolo, di falsità ideologica e peculato militare. Il pubblico ministero è Raffaele Casto, della Procura di Brindisi.

Il "sistema marina"

La vicenda nasce come uno stralcio di un'inchiesta più ampia, condotta dalla Procura di Taranto. I fatti qui contestati si sono svolti a Brindisi, tra il 2011 e il 2012. Riguardano delle forniture militari. Ma cos'è il "sistema marina"? Per comprenderlo è opportuno leggere la sentenza di assoluzione che riguarda il militare Sandro Desideri (49 anni, nato a Foggia e residente a Brindisi). Il processo riguarda una serie di appalti che, con il ricorso alla procedura in economia, secondo l'accusa basata su presupposti inesistenti, ha di fatto portato a favorire una ditta o più ditte, sia nell'aggiudicazione che nella fase di liquidazione del corrispettivo nonostante la consegna ritardata o non avvenuta. Per il pm, questa condotta si inquadra come finanalizzata al "peculato militare", cioè all'appropriazione di somme spettanti in realtà all'aggiudicataria dell'appalto. L'appropriazione sarebbe stata realizzata grazie a una serie di falsi e di illeciti procedurali.

Assegni in cassaforte

I capi di imputazione sono complessi. In breve: il peculato militare aveva uno schema ben preciso. Venivano emessi assegni non trasferibili a favore della ditta aggiudicataria della fornitura. Gli assegni non venivano consegnati, ma venivano conservati nella cassaforte degli uffici, per poi essere riconsegnati alla banca trattaria (è la banca cui è rivolto dal traente un assegno bancario l'ordine incondizionato di pagare a vista una determinata somma al portatore del titolo). Poi veniva emesso contestualmente un bonifico, per la stessa somma, dopo la consegna (ritardata) effettiva del materiale da parte della ditta. Poi si parla anche dei tempi di consegna, spesso non rispettati dalle ditte che avevano vinto l'appalto delle forniture militari. In molti casi venivano fornite con ritardi, da qui le false attestazioni per evitare penali alle ditte. In realtà per il gup del Tribunale di Brindisi non si configura il peculato militare, ma viene riqualificato in alcuni casi nel reato di truffa, in altri nel delitto di turbata libertà degli incanti.

I proscioglimenti

Il gup ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di: Francesco Cofano (47enne di Fasano) per non aver commesso i fatti; Antonio De Matteis (59 anni, nato a Lecce e residente a Vernole) per non aver commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato; Gianluca Faggiano (45 anni, nato a Galatina e residente a Lecce) per non aver commesso il fatto; Eugenio Frascaro (56 anni, nato in Svizzera e residente a Supersano) per prescrizione; Claudia Marcolini (39 anni, nata a Bolzano e residente a La Spezia) per non aver commesso i fatti; Giuseppe Panebianco (63 anni, nato a Palo Del Colle e residente a Taranto) per non aver commesso i fatti, perché i fatti non costituiscono reato e perché i fatti non sussistono; Pasquale Pentassuglia (54 anni, nato e residente a Crispiano) per non aver commesso i fatti e perché il fatto non costituisce reato; Eugenio Michele Perna (64 anni, nato a Genova e residente a Campi Salentina) per non aver commesso i fatti e perché i fatti non sussistono; Giovanni Scudieri (56 anni, nato e residente a Taranto) per prescrizione; Francesco Stola (58 anni, nato a Taranto e residente a Leporano) per prescrizione e perché i fatti non sussistono; Francesco Zicarelli (55 anni, nato a Belvedere Marittimo e residente a San Vito Dei Normanni) per prescrizione.

Le assoluzioni in abbreviato

Il gup ha assolto: Giambattista Argentieri (53 anni, nato a Brindisi e residente a San Vito Dei Normanni) per non aver commesso il fatto; Roberto Biagioli (64 anni, nato a Roma e residente a Lecce) per non aver commesso i fatti e perché il fatto non costituisce reato; Matteo Gentile (56 anni, nato a Manfredonia e residente a Brindisi) per non aver commesso i fatti; Erminio Larocca (60 anni, nato e residente a Brindisi) per non aver commesso i fatti, perché il fatto non costituisce reato e perché i fatti non sussistono; Giovanni Liguori (52 anni, nato e residente a Carosino) per non aver commesso i fatti e perché il fatto non costituisce reato; Vincenzo Lupo (48 anni, nato e residente a Taranto) per prescrizione; Gianfranco Parise (48 anni, nato e residente a Taranto) per prescrizione; Osvaldo Renna (67 anni, nato e residente a Squinzano) per non aver commesso il fatto; Luca Rescigno (39 anni, nato a Nocera Inferiore e residente a Taranto) per non aver commesso il fatto.

Il collegio difensivo

Michele Vaira, Valentina De Mitri, Massimo Manfreda, Danilo Di Serio, Gianvito Lillo, Roberto Cavalera, Giovanni Francioso, Viola Messa, Michele Cuomo, Angelo Dragone, Carlo Viva, Sabrina Teodora Conte, Simone Cucco, Claudio Miggiano, Gaetano Melucci, Cataldo Pentassuglia, Leonardo Lanucara, Federico Massa, Floriana De Donno, Nicola Marseglia, Alessandra Semeraro, Claudio Percolla, Pasquale La Pesa, Giuseppe Montebruno, Maurizio Scardia.

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