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Processo su fotovoltaico va trasferito: azzerato

BRINDISI - E’ la fotografia di quel che è la giustizia italiana da quando a dominare su inchieste e processi è l’incubo della prescrizione. E’ stato letteralmente azzerato il giudizio per quello che fu ritenuto uno scempio griffato dagli imprenditori baresi Daniele Gerardo e Vito De Gennaro.

BRINDISI - E' la fotografia di quel che è la giustizia italiana da quando a dominare su inchieste e processi è l'incubo della prescrizione. E' stato letteralmente azzerato il giudizio per quello che fu ritenuto uno scempio griffato dagli imprenditori baresi Daniele Gerardo e Vito De Gennaro, con il concorso di altre 11 persone, in pratica un mega-parco fotovoltaico grande quanto 160 campi di calcio e realizzato tra Brindisi e San Pietro Vernotico con una banale dichiarazione di inizio lavori per le sue 19 parti. Si tratta del solito sistemino (l'illecito frazionamento e cioè una lottizzazione abusiva) che è stato concepito per aggirare una vecchia normativa regionale fin troppo vulnerabile.

E' accaduto oggi che, dopo i due rinvii del 19 aprile e dell'11 novembre scorsi per l'immancabile difetto di notifica, gli avvocati dei 13 imputati Gaetano Castellaneta, Carmelo Molfetta e Giuseppe Leone, si sono giocati una carta che potrebbe rivelarsi vincente. Hanno eccepito la competenza territoriale del giudice di Brindisi, Giuseppe Biondi, che ha emesso una sentenza con cui, accogliendo le tesi del legale, ha disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Roma. Si ritorna in fase di indagine, quindi: i reati contestati a Brindisi sono stati ritenuti connessi alle ipotesi di indebita percezione degli incentivi statali previsti per chi avesse investito nel settore delle energie alternative per i quali vi è un procedimento 'parallelo' a Roma. Era stata la Cassazione a stabilire che per il reato in questione fosse quella capitolina la procura competente.

Ora l'intero fascicolo dovrà essere trasferito. E questo è - come ha sottolineato più volte il procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi, che ha coordinato le indagini e sostenuto l'accusa - di reati ad alto rischio di prescrizione". I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2008 e il 2010 e sarebbero stati commessi a Brindisi e San Pietro Vernotico dove erano stati realizzati dal 'Gruppo Energia' dei De Gennaro un impianto dall'estensione di 120 ettari, equivalente a 160 campi di calcio, diviso in 19 impianti da meno di un megawatt (per i quali non era necessario l'ottenimento dell'autorizzazione unica regionale). La guardia di finanza accertò altresì una indebita richiesta di fondi pubblici per complessivi 182 milioni di euro.

Una bella grana, l'ormai scontata prescrizione, per le parti civili: sono l'associazione Legambiente, con l'avvocato Stefano Latini, che ha formulato richiesta di risarcimento per 450 mila euro, il Comune di Brindisi, il Comune di San Pietro Vernotico e due altre società coinvolte nella gestione dell'energia. Motivo per sperare di evitare ogni conseguenza personale per gli imputati che sono i fratelli baresi Daniele, Gerardo e Vito Degennaro, che avrebbero realizzato impianti fotovoltaici, rivendendoli ad altri, nelle località Acquaro - Buffi e Angelini, in agro di Brindisi, e in agro di San Pietro Vernotico in contrada Le Forche. Poi Michele Corona direttore unico dei lavori, tarantino; Antonio Colangelo, barese, ingegnere progettista; Giuseppe Monteleone, Giacomo Oro, Ilenia Pavone, baresi; Augusto Pisoni di Misano; Giovanni Matera Tortorelli, e i proprietari dei terreni venduti ai De Gennaro, Carmelo Saracino, Donato Colazzo e Cosimo Miceli di San Pietro Vernotico.

Funziona così: reato più grave vince su reato meno grave, per quel che riguarda il giudice competente. Se poi vi è connessione "teleologica" ovvero se l'ipotesi di lottizzazione abusiva è vincolata da un rapporto di "mezzo" e "fine", insomma se un reato è commesso al fine di eseguirne un altro, allora il fascicolo, l'inchiesta, il processo, non possono che essere accorpati. Ora ci vorrà del tempo perché la procura decida se chiedere il rinvio a giudizio degli imputati, perché si dia nuovamente avvio - eventualmente - a un processo. I tempi di prescrizione dei reati in questione sono i seguenti: sette anni e mezzo per l'indebita percezione di finanziamenti, cinque per la lottizzazione a partire dal momento in cui è stato commesso il reato ipotizzato. Per alcuni imputati, insomma, le contestazioni di lottizzazione abusiva sono già belle che estinte.

 

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