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Tentato omicidio nel rione Bozzano, processo per l’unico indagato

Rinvio al giudizio del Tribunale per Roberto Licci, 29 anni: “Sono innocente”. Il pm: Il Dna è il suo”

BRINDISI – Con l’accusa di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, è stato rinviato al giudizio del Tribunale Roberto Licci, 29 anni, di Brindisi: era l’unico indagato nell’inchiesta sulla sparatoria avvenuta il 16 maggio 2017 in via Germania, nel rione Bozzano, nei pressi del parco Maniglio. Il Dna è fonte di prova granitica, stando agli atti delle indagini.

Sparatoria Bozzano, lo scooter T Max-3-2-2-2-2-2-2

Il processo

Licci, in carcere da novembre 2018, ha rinunciato a riti alternativi e affronterà, quindi, il dibattimento a partire dal prossimo mese di aprile. L’imputato questa mattina ha voluto essere presente all’udienza preliminare davanti al gup al quale il pubblico ministero ha confermato l’accusa mossa inizialmente. E’ difeso dagli avvocati Daniela D’Amuri e Vito Epifani.

Secondo la ricostruzione del pm, alla base di quella sparatoria ci sarebbero state questioni passionali: Licci avrebbe sparato per uccidere un uomo ritenuto suo rivale in amore. Lui continua a professarsi innocente: lo disse per la prima volta il 18 dicembre 2017, quando venne interrogato dai carabinieri, lo confermò  in sede di interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare  firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi.

La sparatoria

Quattro furono i colpi di pistola calibro 38 sparati il 16 maggio di due anni fa. Uno colpì il portellone posteriore dell’Alfa Romeo Giulietta condotta da un brindisino che, stando alla tesi della Procura, sarebbe nel tempo diventato persona non gradita a Licci per questioni passionali. Quel proiettile avrebbe raggiunto lo “schienale del sedile posteriore del lato conducente, mentre un secondo proiettile impattava il gruppo ottico sinistro”. Licci, sempre secondo quanto viene contestato, avrebbe sparato mentre era “a bordo di uno scooter Yamaha T Max” e “a sua volta” sarebbe stato “inseguito da un’auto dalla quale una persona (non ancora identificata, ndr) fece “partire almeno un colpo di pistola che raggiunse la sella della moto, provocandone in tal modo la caduta”.

Il viaggio in Germania

Quanto venne interrogato, Licci riferì che quel pomeriggio non si trovava nel quartiere Bozzano, che in quel periodo non aveva in uso lo scooter, “pur avendolo chiesto in prestito in passato” e che proprio per questo “era solito lasciare i suoi occhiali da sole all’interno del vano porta oggetti dello scooter” di proprietà di un uso amico. Aggiunse anche di essere “consapevole di essere stato additato come il responsabile della sparatoria” e che la mattina successiva, il 17 maggio, decise di partire “in Germania”. Per il viaggio usò una Fiat Punto di proprietà di una società della quale ha anche fatto il nome. Disse di aver “usato solo denaro contante per sostenere le spese del viaggio e di aver avvisato un suo amico prima di partire”.

Stando a questa versione, sarebbe “rientrato in Italia dopo 15 giorni e di essere stato poi a Lecce da una persona della quale non ha fornito le generalità per non coinvolgerla nella vicenda”. In città, a Brindisi, sarebbe tornato “dopo un mese e di essersi allontanato di nuovo per motivi di lavoro, perfezionando la vendita di circa 15 auto a privati tramite un sito internet per conto di un amico di una società”. Provvigioni in contanti.

Il Dna 

Fonte di prova è costituito dal Dna. Tracce biologiche furono  isolate sugli occhiali da sole trovati nel vano porta oggetti dello scooter e sul casco e vennero confrontate con il Dna ricavato dallo spazzolino da denti prelevato dall’abitazione di Licci.

Gli occhiali, inoltre, sarebbero di un modello “uguale a quello indossato da Licci in una foto estrapolata dal suo profilo  Facebook. I “restanti campioni, jeans, cappellino e scarpe, invece, fornirono un profilo genetico non utilizzabile come confronto.

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