Sventò rapina: vince ricorso al Tar e dopo sei anni ottiene la promozione

Accolto il ricorso di un ispettore di polizia che nel 2013 sventò l’assalto alla gioielleria di via Verona, ma a differenza di altri colleghi ottenne solo un encomio solenne

BRINDISI - Rischiò la vita per sventare una rapina in gioielleria, ma a differenza di altri colleghi che presero parte all’intervento, ottenne solo un encomio solenne, anziché una promozione per meriti straordinari. Dopo la sentenza favorevole del Tar di Lecce, adesso la commissione Ricompense del ministero dell’Interno ha reso giustizia all’ispettore superiore Pasquale Carlino. Il poliziotto ha finalmente ottenuto, a sei anni di distanza dalla rapina sventata, il riconoscimento cui aveva diritto.

Il Tribunale amministrativo ha infatti annullato il decreto del capo della Polizia con cui era stata avallata la proposta del questore di Brindisi di attribuzione dell’encomio solenne in luogo della promozione per merito straordinario. E nella giornata del 30 ottobre, sulla scorta di tale pronunciamento, il ministero ha chiuso il cerchio su una vicenda iniziata il intorno alle ore 10.15 del 19 ottobre 2013, quando due rapinatori, un uomo e una donna, entrarono all’interno della gioielleria “Della Rocca” situata in via Verona, al rione Santa Chiara, fingendosi clienti.

I malfattori, grazie all’attivazione del sistema antirapina da parte del titolare dell’attività commerciale, rimasero bloccati all’interno del negozio. Nel giro di pochi minuti arrivarono sul posto due equipaggi della Squadra Mobile della questura di Brindisi, il secondo dei quali composto dall’ispettore Carlino e da un collega. A stretto giro intervennero anche gli agenti della Sezione Volanti e altre unità della Squadra Mobile.

Come emerge dai rapporti degli agenti e dalle immagini riprese dalle telecamere, il rapinatore, dopo aver chiuso il titolare e la moglie nel retro bottega, puntò la pistola alla testa della complice, fingendo di tenerla sotto sequestro. Poi il malfattore, nonostante l’invito ad abbassare l’arma, indirizzò la pistola contro i poliziotti che si trovavano dall’altra parte della vetrata. Fra questi c’era anche l’ispettore Carlino. Dopo alcuni minuti di grande concitazione, su intimazione dello stesso Carlino, il rapinatore si sdraiò a terra e lasciò l’arma su di una vetrinetta. A quel punto i poliziotti fecero irruzione e lo arrestarono.

Non vi è alcun dubbio, quindi, sul fatto che il ricorrente corse un grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, uno dei presupposti previsti dalla normativa per poter ottenere la promozione per meriti straordinari. Ma tale riconoscimento venne conferito dall’Amministrazione ad altri poliziotti che parteciparono all’azione, esponendosi in egual misura a un grave pericolo, mentre Carlino, che essendo il più alto in grado diresse le operazioni sul campo, fu premiato solo con un encomio solenne, onorificenza di “portata più limitata, quanto a prestigio e a conseguenze giuridico-economiche”, conferita “esclusivamente in relazione ad eventi connessi a servizi o ad attività di ordine e sicurezza pubblica, polizia giudiziaria e soccorso pubblico al personale che, offrendo un contributo determinante all'esito di operazioni di particolare importanza o rischio, abbia dimostrato di possedere spiccate qualità professionali e non comune determinazione operativa”.

Con questa disparità di trattamento, l’Amministrazione è incorsa in un “evidente – si legge nella sentenza – macroscopico errore”, perché l’ispettore superiore Carlino prese parte attiva all’operazione, rischiando la vita esattamente alla stessa maniera degli altri colleghi premiati con la promozione per meriti straordinari. Per questo motivo il Tar ha accolto la richiesta di annullamento del decreto del capo della polizia. E a distanza di quattro mesi da tale pronunciamento, il ministero ha rimediato al “macroscopico errore” commesso sei anni addietro, riconoscendo i giusti meriti al servitore dello Stato, che dunque ottiene il grado di sostituto commissario, con il trattamento economico che ne consegue. 

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