Cronaca

"La residenza è un nostro diritto": protesta la Comunità africana di Brindisi

Lo Sportello migranti organizza un sit in in piazza Matteotti per lunedì: "Questura e Comune stabiliscano una prassi per il rilascio della residenza"

BRINDISI - Impossibilità di accedere a prestazioni socio sanitarie. Impossibilità di sottoscrivere un contratto di lavoro o di affitto. Impossibilità anche di aprire un conto. Questi i disagi patiti dai migranti che risiedono a Brindisi, a causa del vulnus burocratico che rallenta le procedure per l’iscrizione alla residenza anagrafica, presupposto essenziale per il rinnovo di regolari permessi di soggiorno per molti cittadini stranieri. Lo "Sportello migranti della comunità africana" chiede al Comune di Brindisi e alla questura di “accordarsi e definire prassi”. Tale istanza verrà rivendicata domani pomeriggio (lunedì 10 maggio), alle ore 16, nell’ambito di una manifestazione che si svolgerà in piazza Matteotti. 

La comunità protesterà contro quella che “si configura a tutti gli effetti come una violazione di diritti fondamentali perpetrata da quelle istituzioni che la Costituzione italiana pone a garanzia di chiunque abiti sul territorio italiano”.
“Il Comune di Brindisi – si legge in una nota della Comunità -  ha stabilito un indirizzo per la residenza virtuale con la delibera n. 60 del 09/09/2014, considerando ‘che la residenza anagrafica costituisce un diritto per il cittadino e un dovere per l'ufficiale di Anagrafe’ e questo vale anche per persone straniere, ma impedimenti evidentemente privi di legittimità giuridica ostacolano di fatto le iscrizioni anagrafiche dei senza fissa dimora o dei senza tetto”.

Lo Sportello Migranti della Comunità Africana e i volontari delle associazioni che vi partecipano hanno da tempo avviato una interlocuzione con i rappresentanti delle istituzioni locali: “l’ultimo tavolo con il Comune di Brindisi, seguito a numerosi precedenti appelli – si legge ancora nel comunicato - si è riunito a dicembre 2020, si sono poi susseguite promesse di soluzioni concordate con la Questura, ma ad oggi nessuno dei tanti solleciti a coloro che dovrebbero promuovere la piena integrazione dei cittadini stranieri ha sortito l’effetto di superare lo stato di irregolarità provocato a persone che hanno un regolare permesso di soggiorno in Italia”. 

“La situazione - rimarca la comunità africana - è diventata insostenibile: disfunzioni burocratiche non possono trasformarsi in violazioni di diritti. È tempo di trovare una soluzione definitiva che permetta a chiunque di iscriversi all’anagrafe e vivere pienamente come cittadino, titolare di diritti ‘senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’”. 

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