Cronaca Oria

Nell'uliveto come contro la Tav: ma alla fine abbattuti gli alberi malati

Alcuni attivisti ecologisti rischiano una denuncia per invasione di terreni e danneggiamento e sette ulivi, tra cui alcuni secolari, nonostante siano state messe in atto azioni di protesta, sono stati rasi al suolo e i rami incendiati. Domani le radici verranno espiantate e dopo qualche giorno il legname potrà essere consegnato ai proprietari

ORIA – Alcuni attivisti ecologisti rischiano una denuncia per invasione di terreni e danneggiamento e sette ulivi, tra cui alcuni secolari, nonostante siano state messe in atto azioni di protesta, sono stati rasi al suolo e i rami incendiati. Domani le radici verranno espiantate e dopo qualche giorno il legname potrà essere consegnato ai proprietari. Si è conclusa così la prima giornata di eradicazione selettiva degli ulivi contagiati da Xylella, prevista nel piano di intervento predisposto dal commissario Giuseppe Silletti, comandante regionale del corpo forestale dello Stato, per evitare che il batterio si propaghi al resto della Puglia e dell’Italia. Le eradicazioni sono partite da Oria, dove è stato individuato un focolaio e nei prossimi giorni scenderanno a Sud della provincia di Lecce dove sono coinvolti 45 Comuni su 97. Come ha spiegato Silletti occorre creare una fascia di 15 km per contenere la malattia nell’area compresa tra l’Adriatico e lo Ionio.XYLELLA RUSPE-2

Più di qualcuno, però, non condivide la teoria secondo cui per evitare il contagio si devono abbattere gli ulivi senza aver provato altre “cure” e così nella mattinata di oggi, una settantina di persone provenienti oltre che da Oria anche da Brindisi e il Leccese hanno presidiato contrada Frascati, la zona interessata dall’intervento, occupando le ruspe. Sul posto c’erano decine di carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, lo stesso comandante, il capitano di Nicola Maggio, il comandante della stazione di Oria, il luogotenente Roberto Borrello oltre che il personale del Corpo forestale dello Stato e dell’Arif. Le operazioni sono state coordinate dal delegato del comando regionale di Bari, il commissario capo Giuliano Palomba che ha lavorato in piena sinergia con i carabinieri per contenere l’ira dei manifestanti ed evitare che la situazione degenerasse.

I carabinieri dopo aver chiesto per tre volte, così come prevede la procedura, agli ambientalisti che stavano ostacolando l’opera di eradicazione (circa una 70ina), di allontanarsi hanno proceduto all'identificazione di una 30ina di persone, colore che hanno scelto di continuare a presidiare la zona. La protesta si è svolta in modo pacifico senza scontri o episodi di violenza, gli attivisti hanno occupato le ruspe e ostacolato il passaggio di auto dei carabinieri chiedendo agli uomini in divisa che presidiavano la manifestazione, che si precisa, non era stata autorizzata, di non procedere all’abbattimento degli ulivi. “Ci sono tante altre soluzioni per evitare il contagio e soprattutto non è detto che si tratti di Xylella, non esistono documenti che lo certificano, si deve andare a fondo a questa situazione, c’è chi ha risolto con metodi che si usavano una volta, che ci hanno trasmesso i nostri nonni, usando composti a base di rame o calce” hanno tentato di spiegare al capitano Maggio sperando in suo intervento. Ma quello di questa mattina, ormai, era l’epilogo di un lungo percorso fatto di indagini, campionature, approfondimenti da parte di tecnici esperti. (Video)

Gli ordini di eradicazione sono stati consegnati ai proprietari dei terreni di quegli alberi risultati infetti già da qualche giorno “Ho provveduto a consegnare personalmente il decreto – ha spiegato Palomba – cogliendo anche l’occasione per spiegare a ogni destinatario del provvedimento le ragioni per cui era stata decisa l’eradicazione e anche le misure da adottare nei confronti delle altre piante colpite da essiccamento”. Secondo quanto accertato, infatti, non tutti gli alberi che presentano rami secchi sono da abbattere. Intanto, però, sono stati marchiati (e deturpati) con una “X” disegnata con una bomboletta spray sul tronco. Perché non vengano confusi con quelli non a rischio e perché si abbia un quadro preciso della situazione.

uomo colto da malore-2Qualche agricoltore ha fatto notare come proprio in questi alberi con parte delle foglie completamente ingiallite, ci sono nuovi germogli, rami appena spuntati “C’è la linfa, c’è ancora vita. Questo significa che anche se ci sono rami secchi quegli ulivi non devono essere abbattuti”. La manifestazione si è svolta in maniera pacifica sfociando solo in litigi con le forze dell’ordine fino a quando poco distante dal luogo presidiato da ambientalisti e forze dell’ordine, dove c’erano le ruspe, non sono giunti rumori di motosega in azione. In quel momento è scoppiato il caos e la situazione è degenerata. L’eradicazione era partita già da qualche ora, lontano centinaia di metri dal luogo della protesta e in un terreno recitato con rete metallica. Inaccessibile. Gli attivisti si sono precipitati sugli ulivi, hanno urlato “assassini” a chi stava permettendo la morte di quegli alberi monumentali. Hanno tentato di sradicare la rete metallica.

Qualcuno è salito su un albero per evitare l’azione della motosega e non si è mosso fino a quando gli uomini che manovravano l’attrezzo non se ne sono andati. Qualcuno dopo aver urlato con tutte le sue forze è stato colto da malore, altri hanno tentato di rompere la recinzione. Il proprietario del terreno interessato dall’opera di abbattimento era sul posto, ha osservato la scena con rassegnazione, non ha proferito parola, né si è lasciato andare in qualche espressione di rabbia. Sapeva che a nulla sarebbe servita la sua opposizione, i giochi ormai erano fatti. Nei prossimi giorni i carabinieri procederanno quantificare i danni arrecati alla recinzione e a individuare chi si è reso responsabile dei reati di danneggiamento e invasione di terreni, poi con ogni probabilità, scatterà la denuncia. 

Carabinieri e forestali sono comunque riusciti a tenere la situazione sotto controllo evitando che qualcuno si facesse male. La rabbia degli attivisti poi è stata trasferita, dopo gli uomini in divisa, anche agli esecutori materiali delle eradicazioni, coloro che hanno impugnato la motosega. Sono stati offesi e insultati, qualcuno a lavoro ultimato ha tentato di non farli passare, per tornare a casa. Nonostante la “giusta causa” e gli ordini giunti dall’alto e irrevocabili sezionare un albero di ulivo secolare non completamente seccato è stato un duro colpo per tutti, anche per chi era lì per far eseguire un ordine.

“Sradicare gli ulivi non basta", osserva, anche, l'esperto di Biologia ambientale Marcello Nicoletti, dell'università Sapienza di Roma in un’intervista rilasciata all’Ansa. “E' in atto una vera e propria epidemia, da parte di un microrganismo che per circa 30 anni è stato 'tranquillo' e che a un certo punto è improvvisamente cambiato", aggiunge. Le ragioni di questa trasformazione in un super-batterio non sono ancora note: secondo le teorie prevalenti potrebbe essere stata la conseguenza di una mutazione genetica spontanea, per esempio simile a quelle che avviene nel virus dell'influenza, oppure una risposta ad un clima più caldo. Va quindi combattuto direttamente il batterio, insieme all'insetto che è il suo vettore, il Philenus spumarius, comunemente noto come 'sputacchina' e molto diffuso. Esistono antibiotici per combatterlo, ma c’è il rischio che alla fine possano rafforzare il batterio, rendendolo resistente.

"Anche dopo aver distrutto le piante - osserva Nicoletti - gli insetti restano nell'ambiente e continuano a diffondere la Xylella". Per questo è importante aggredire anche gli insetti, ad esempio con larvicidi, "ma sempre di origine naturale", e agire poi sul terreno, "modificandolo in modo che fornisca alla pianta il sostegno di cui ha bisogno".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nell'uliveto come contro la Tav: ma alla fine abbattuti gli alberi malati

BrindisiReport è in caricamento