rotate-mobile
Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Ostuni

Prudentino parla: ma solo per difendersi dalle accuse

ROMA - Avrebbe risposto alle domande dei Giudici Albino Prudentino, ma solo per difendersi dalle accuse a suo carico. Il presunto boss ostunese è stato ascoltato presso il carcere di Rebibbia. Interrogato dal Gip (su rogatoria dei magistrati di Lecce), Prudentino avrebbe respinto ogni addebito rispetto ai gravi capi di imputazione pendenti. Raggiunto in Albania da un ordine di cattura eseguito nell’ambito dell'operazione denominata Calipso, Prudentino è stato estradato e consegnato alla Giustizia italiana soltanto martedì scorso, dopo oltre tre mesi di detenzione nel Paese delle Aquile. Il pregiudicato ostunese, rispondendo alle domande dei magistrati, si sarebbe limitato a ribadire la propria estraneità al sodalizio criminale sgominato dai carabinieri del Ros.

ROMA - Avrebbe risposto alle domande dei Giudici Albino Prudentino, ma solo per difendersi dalle accuse a suo carico. Il presunto boss ostunese è stato ascoltato presso il carcere di Rebibbia. Interrogato dal Gip (su rogatoria dei magistrati di Lecce), Prudentino avrebbe respinto ogni addebito rispetto ai gravi capi di imputazione pendenti. Raggiunto in Albania da un ordine di cattura eseguito nell'ambito dell'operazione denominata Calipso, Prudentino è stato estradato e consegnato alla Giustizia italiana soltanto martedì scorso, dopo oltre tre mesi di detenzione nel Paese delle Aquile. Il pregiudicato ostunese, rispondendo alle domande dei magistrati, si sarebbe limitato a ribadire la propria estraneità al sodalizio criminale sgominato dai carabinieri del Ros.

Prudentino è chiamato a rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti ed estorsione, con l'aggravante dell'associazione mafiosa. Chiusa la pratica dell'estradizione dall'Albania in Italia, l'ex capo contrabbandiere Albino Prudentino di Ostuni, giunto martedì scorso a Roma su un volo partito da Tirana e sotto scorta di personale dell'Interpol, si trova tuttora a Rebibbia, a disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e del giudice delle indagini preliminari. Il suo trasferito in carcere a Lecce, è previsto per i prossimi giorni.

Il blitz della Dda scattò alle quattro di mattina del 29 settembre scorso, fra le due sponde dell'Adriatico. L'operazione dei carabinieri e delle forze speciali della Polizia albanese, consentì la cattura di Prudentino ma anche di altri nove boss della Sacra Corona Unita. Nella rete finì così uno dei due clan della Scu attualmente in attività, quello dei mesagnesi Massimo Pasimeni e Antonio Vitale (entrambi detenuti), la cui direzione era stata affidata a Daniele Vicientino (altro mesagnese, riuscito a sfuggire alla cattura e ancora latitante) e ad Ercole Penna (mesagnese, 36 anni), divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia. Dalle dichiarazione di quest'ultimo, sarebbe non a caso maturato alla fine del dicembre scorso l'Operazione Last Minute, condotta da Squadra mobile di Brindisi e dal Commissariato di Mesagne.

Il cinquantanovenne ostunese, già inserito nella rete dei contrabbandieri affiliati alla Scu, è ritenuto responsabile, insieme al latitante Daniele Vicientino, anche di un'estorsione commessa ai danni dei titolari di una società di scommesse di Ceglie Messapica, costretti secondo l'accusa a versare 10 mila euro l'anno.

Qualche giorno l'arresto scattarono anche i sigilli a carico dei beni di Prudentino, stavolta su disposizione della Procura di Valona. Sotto sequestro preventivo, infatti, finirono alcune delle proprietà e delle attività economiche avviate in Albania e intestate ai familiari di Albino Prudentino: una gelateria, «Piazza Italia», intestata alla moglie, ed un piccolo resort a circa 15 chilometri a sud-est di Tirana, destinato a diventare casinò, di cui il figlio Albino Prudentino, anche lui in passato finito in manette insieme al padre, possedeva il 50 per cento delle quote societarie.

Gli atti societari scoperti dimostrerebbero anche legami d'affari fra i Prudentino e personaggi vicini al governo di Tirana. Tre le società nel mirino. E tutte e tre operanti nel campo delle scommesse e dei giochi d'azzardo. In una di queste, «Betting system Albania», la sorella del ministro dell'Integrazione Majlinda Bregu risulta essere membro del Consiglio d'amministrazione, mentre suo marito socio con il 20 per cento delle azioni. Il restante era di Prudentino junior. In un altra società di Prudentino la stampa albanese nei mesi scorsi ha denunciato invece, la presenza in qualità di esperto contabile anche della nipote del premier albanese Sali Berisha, la quale immediatamente si è difesa dichiarando di aver solo prestato per cortesia il suo nome nella compilazione delle procedure burocratiche e di non aver mai esercitato quella funzione.

All'indomani dell'arresto del padre, Prudentino junior avrebbe deciso di vendere le proprie azioni della società che aveva con il cognato del ministro Bregu. Secondo l'accusa, tra i progetti nel cassetto del presunto boss ostunese, c'era anche la gestione di un aliscafo che avrebbe dovuto fare la spola nel fine settimana tra Brindisi e Valona, in funzione proprio della nascita del Casinò. Ma è soprattutto dalla gestione dei videopoker che sarebbero entrati negli ultimi anni molti introiti nelle tasche di Prudentino, che, sempre secondo l'accusa, pare avesse, tra i partner fidati, anche personaggi di spicco della malavita barese.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Prudentino parla: ma solo per difendersi dalle accuse

BrindisiReport è in caricamento