Cronaca

L'assessore: "Non possiamo ripulire il litorale ai piedi della falesia"

“Gli operatori di Ecologica Pugliese, come prevede il contratto di appalto, possono intervenire solo nei tratti di spiaggia libera considerati fruibili. E vi assicuro che lo fanno tutte le mattine, sono io stesso a seguire i lavori.” Queste le dichiarazioni dell’assessore con delega all’Ambiente, Antonio Monetti

BRINDISI - “Gli operatori di Ecologica Pugliese, come prevede il contratto di appalto, possono intervenire solo nei tratti di spiaggia libera considerati fruibili. E vi assicuro che lo fanno tutte le mattine, sono io stesso a seguire i lavori.” Queste le dichiarazioni dell’assessore con delega all’Ambiente, Antonio Monetti che, contattato da BrindisiReport.it, dopo l’articolo pubblicato ieri sul nostro giornale, avente come titolo “Tutti  a mare, fra distese di Posidonia, ruderi di cemento e rifiuti di plastica”, ha chiarito alcuni aspetti riguardo tale situazione, rimarcando quella che è la posizione dell’amministrazione comunale  e spiegando quali saranno i prossimi interventi. Ciò, a estate praticamente già iniziata.

Prendendo in esame le spiagge libere, situate  sulla strada litoranea a nord del capoluogo, e facendo una distinzione tra gli arenili fruibili e non, questi ultimi perché interessati da falesia interdetta, i primi, quelli dove si può intervenire (Punta Penne, località Giancola, considerando solo il tratto finale della distesa di sabbia, e in zona Acque Chiare prima del villaggio sequestrato, ndr ) sono tenuti costantemente sotto controllo dall’amministrazione comunale e ripuliti quotidianamente dagli addetti ai lavori.

Antonio Monetti-2Sì, perché, secondo quanto appreso dall’assessore, tutti i rifiuti sparsi qua e là lungo la costa, come testimonia il fotoservizio realizzato ieri (domenica 7 giugno), “sono quelli, invece, esclusivamente presenti nelle aree non accessibili – per legge  - sia agli operatori che ai bagnati in quanto soggette al crollo della falesia.” Non accessibili agli operatori ecologici, ma i bagnanti (con auto al seguito) ci vanno ugualmente indisturbati. A parte ciò, bisogna dedurre che sino a quando le falesie non saranno messe in sicurezza in quei tratti il mare continuerà ad ammassare tonnellate di rifiuti in plastica.

A ciò, va aggiunto, poi, il vecchio rudere di cemento, posizionato proprio a ridosso della battigia sul tratto di spiaggia libera che si trova dopo il villaggio di Acque Chiare. Si tratta dei resti di uno stabilimento balneare dismesso da anni. Pezzi di ferro arrugginito spuntano ovunque. Il fabbricato sta cadendo letteralmente a pezzi, rappresentando una minaccia per l’incolumità dei passanti. Ma questa, hanno fatto sapere da Palazzo di Città, non è una questione di cui deve occuparsi l’amministrazione comunale.

“Stiamo parlando – prosegue Monetti – di una costruzione che è privata, perciò non spetta a noi intervenire, ma deve farlo il proprietario a sue spese.”. Un’affermazione questa, npn del tutto soddisfacente, visto che si tratta pur sempre di un fabbricato cadente che rappresenta un vero e proprio pericolo per i cittadini. E se così è,  perché allora, l’amministrazione non interviene ugualmente magari con una ordinanza, invitando il proprietario della costruzione a provvedere e a rimetterla a posto?

Altra storia, infine, è quella relativa alla posidonia. Cumuli di che invadono le distese di sabbia situate fra località Punta Penne e località Giancola. “Per quanto riguarda la posidonia – ha concluso l’assessore – abbiamo programmato degli interventi per abbancarla ai margini delle spiagge, che effettueremo la prossima settimana. Nelle aree dove è presente, sposteremo la posidonia praticamente a  ridosso della spiaggia e poi, a fine stagione, la riposizioneremo al suo posto, così come previsto dalla legge.”

Un intervento questo che si sarebbe dovuto espletare prima dell’inizio della stagione balneare. Ma non è mai troppo tardi.

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