Cronaca

Qualità della vita secondo ItaliaOggi: Brindisi e Taranto le migliori in Italia

In una Italia spaccata in due, la provincia di Brindisi batte tutte le altre in Puglia per qualità della vita passando dalla casella numero 80 a quella numero 75, preceduta sola da quella di Taranto che si attesta al posto numero 72 su 110 (guadagnando tre posti rispetto al 2013). Insomma, le province guidate da due capoluoghi industriali

BRINDISI - In una  Italia spaccata in due, la provincia di Brindisi batte tutte le altre in Puglia per qualità della vita passando dalla casella numero 80 a quella numero 75, preceduta sola da quella di Taranto che si attesta al posto numero 72 su 110 (guadagnando tre posti rispetto al 2013). Insomma, le province guidate da due capoluoghi industriali con problemi molto pressanti di costruzione di un nuovo equilibrio tra sviluppo e ambiente, si affermano su tutte le altre realtà della regione.

Questa l’immagine che sintetizza la sedicesima ricerca sulla Qualità della vita (in edicola su ItaliaOggiSette a partire da stamane) realizzata da ItaliaOggi  in collaborazione con l’équipe coordinata da Alessandro Polli, docente di statistica economica dell’Università La sapienza di Roma. Fino a metà dello Stivale, la gran parte delle province si colloca in una posizione della classifica definita buona o accettabile. Mentre nessuna provincia dell’Italia centro-meridionale e insulare riesce a sfuggire a un giudizio negativo (qualità della vita scarsa o insufficiente).

Pur con tutti i limiti che questo tipo di ricerche può avere è altamente significativo che nelle prime nove posizioni della classifica ci siano nove La classifica delle qualità della vita nelle province secondo Italia Oggi-2-2province del Nordest, con la conferma di Trento, che da quattro anni consecutivi conquista il titolo di regina di questa che con buona ragione può essere definita la più completa indagine che viene realizzata in Italia. Sono analizzati infatti 94 indicatori, più del doppio di quelli che compongono altre classifiche, ed è costante lo sforzo per aggiornare e migliorare i parametri e i criteri di calcolo.

Altro punto che non può passare inosservato (e giustifica l’affermazione iniziale sul paese spaccato in due): nessuna provincia dell’Italia meridionale o insulare riesce a collocarsi nella prima metà della classifica, in pratica la colonna di sinistra. La prima città del Sud è Avellino, che però non va oltre il cinquattottesimo posto (su 110). Per trovare una città dell’Italia insulare bisogna scendere fino a Olbia-Tempio, a quota 69. Sono sarde o siciliane anche le posizioni di coda. Partendo dal basso abbiamo infatti Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Enna e Messina.

Una delle nove classifiche che compongono la classifica generale, quella su affari e lavoro, è ancora più esplicita nel descrivere questa spaccatura. Sopra Rieti tutte le province sono in una posizione classificabile come buona o accettabile, sotto Rieti solo Roma e Olbia-Tempio guadagnano la sufficienza, il resto del Centrosud è in condizioni definite scarse o insufficienti. Da notare che all’interno di questa classifica sono contenuti gli indicatori più importanti come il tasso di occupazione, l’importo medio dei protesti per abitante, il numero di imprese registrate per 100 mila abitanti o quello delle imprese cessate. Anche la classifica relativa ai servizi finanziari e scolastici (pag. 48) presenta la stessa Italia spaccata in due, con un Centronord virtuoso e un Centrosud relegato nelle parti basse della classifica. Idem per quella sul tenore di vita.

Come di consueto altre classifiche parziali presentano invece andamenti anche molto differenti. Così la dimensione ambientale vede Sicilia e Sardegna in cattive acque, ma ampie zone del Mezzogiorno meritarsi la sufficienza, con le province della Basilicata in posizione di eccellenza. Idem per le dimensioni relative a criminalità, disagio sociale e popolazione, dove le province del Mezzogiorno collocate nella parte alta della classifica (quella virtuosa) sono in numero pari o superiori a quelle del Settentrione.

In ciò sta forse il merito principale di questo tipo di indagini: nell’individuare alcune costanti, sia in termini positivi che negativi, deducibili dai dati della statistica economica, radicate nelle diverse province del paese. Nello stesso tempo, l’indagine ripetuta con frequenza annuale riesce ad evidenziare i trend di breve, medio o lungo periodo, che possono così essere colti quasi nel momento stesso nel quale si verificano.  Permettendo così più efficaci azioni di contrasto o di sostegno.

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