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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Quei disoccupati solo anti-Monteco

BRINDISI – Date le proporzioni e gli innumerevoli settori dell’impegno politico di Roberto Aprile, detto Bobo, condotto per lunghi anni, la notizia è stata uno shock per molti. Soprattutto per lui, che dopo i primi minuti del comprensibile trauma dell’arresto, ha accusato gli operatori della Digos di essere gli attori di una vendetta politica contro il Cobas, nel controverso scenario di una città dove uno dei servizi primari, quello di igiene urbana, è da tempo al centro di tensioni non solo sul piano del contenzioso amministrativo (legittimo e scontato, persino, trattandosi di appalti pubblici) ma anche sul piano dell’ordine pubblico.

BRINDISI ? Date le proporzioni e gli innumerevoli settori dell?impegno politico di Roberto Aprile, detto Bobo, condotto per lunghi anni, la notizia è stata uno shock per molti. Soprattutto per lui, che dopo i primi minuti del comprensibile trauma dell?arresto, ha accusato gli operatori della Digos di essere gli attori di una vendetta politica contro il Cobas, nel controverso scenario di una città dove uno dei servizi primari, quello di igiene urbana, è da tempo al centro di tensioni non solo sul piano del contenzioso amministrativo (legittimo e scontato, persino, trattandosi di appalti pubblici) ma anche sul piano dell?ordine pubblico.

Il Comitato dei disoccupati.

La cosa strana di questa vicenda è che mai alcuna azienda succedutasi negli anni ha subito attacchi quanto e come Monteco. L?altra cosa strana è che questo servizio, che come occupati è tra le prime cinque attività industriali e di servizio a Brindisi, con meccanismi retributivi che un metalmeccanico si sogna, è stato l?unico obiettivo su cui ha fatto pressing per mesi il Comitato dei disoccupati. La terza cosa strana è che questo comitato non è affatto un movimento, anche se i senza lavoro nel solo capoluogo sono centinaia. La quarta cosa, non strana ma inaccettabile, sono i metodi utilizzati che la polizia ha monitorato e annotato.

L?impressione finale è che il Comitato dei disoccupati non sia stato altro che una espressione collaterale delle tensioni che da quasi due anni investono Monteco e il servizio di igiene urbana a Brindisi, visto che mai ci sono state altre manifestazioni con richieste di lavoro se non nei confronti di Monteco. Il comitato non è mai apparso infatti davanti ai cancelli di una fabbrica o di una centrale elettrica, o davanti alla porta di Confindustria o dell?Autorità portuale.

Diversa è la storia di Bobo Aprile, che sorprendentemente trova in questa vicenda non certo uno dei passaggi migliori. Roberto Aprile e il Cobas si erano distinti nella prima fase della vertenza Monteco per autonomia rispetto all?ala anti-aziendale più oltranzista. Poi questa differenziazione, questa capacità di leggere meglio i bisogni dei lavoratori e le problematiche dell?organizzazione del lavoro, è stata progressivamente assorbita ed è pressoché svanita, per ricomparire sotto altre vesti.

Gli indagati, i reati.

Cosimo Andriulo, Gianfranco Calignano, Antonio Carbone, Valerio Calignano, Aldo Cigliola, Daniele De Leo, Antonio e Luigi De Vita, Vitantonio Fiaccone, Carlo Greco, Fabrizio Guttagliere e Danilo Reho, Domenico Romano e Massimo Simmini, Franco Tafuro e Marco Sansò, Vito Grassi e Roberto Aprile. Nei loro confronti il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Licci ha accolto le richieste di emissione di misure restrittive della libertà personale avanzate dal sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, sulla base delle indagini della sezione informativa della Digos. Ritenendo che sulle loro spalle ricada la responsabilità, a vario titolo, degli episodi di violenza privata, interruzione di pubblico servizio, occupazione di edifici pubblici ipotizzati a carico del Comitato dei disoccupati.

Per il gip, hanno avuto un ruolo minore invece Alessio Ferraro, Andrea Greco, Mauro Nani, Gianluca Prutentino, Matteo Bellucci, Pierluigi Danese, Francesco Di Presa, Samuel Miacola e Carmelo Nostro, Stefano Sunna e Teodoro Stano. Per cui sono state rigettate le richieste di arresto che il pm aveva avanzato anche nei loro confronti.

Le indagini.

L?attività del Comitato dei disoccupati si rivela subito un?azione sostitutiva sul piano della pressione su Monteco di quella che i sindacati autonomi e confederali, dopo la prima fase di piazza di molti mesi fa, hanno spostato invece sul piano della vertenza giocata ai tavoli istituzionali. Bobo Aprile continua ad occuparsi di cento cose: dalle iniziative politiche e di solidarietà (pace, immigrazione), a quelle sociali e ambientali (la lotta degli abitanti delle contrade Mascava, Autigno e Formica contro le discariche), a quelle che investono Edipower. Ma scende in piazza sempre più spesso per la questione Monteco.

La miccia è l?utilizzo da parte di Monteco per integrare alcuni servizi a Brindisi di personale della provincia di Lecce. La rivendicazione del primo embrione del comitato era semplice, scrive il gip nell?ordinanza: fuori i leccesi da Monteco, dentro i disoccupati locali. Il primo punto critico dove la protesta si concentra è il Comune. Ma i raduni e i sit-in sono regolarmente preannunciati alla questura, e debitamente autorizzati. L?amministrazione comunale accetta di tenere un incontro con una delegazione di circa trenta disoccupati, ma le risposte sono negative: il Comune non può imporre all?azienda ciò che il comitato richiede.

Da quel momento saltano le regole del gioco. Nelle fila del comitato comincia a distinguersi il ruolo di alcuni noti pregiudicati, annota il giudice delle indagini preliminari. Il 21 febbraio, in venti raggiungono il Comune con una manifestazione non autorizzata ed espongono striscioni e cartelli davanti al municipio. Li guida Carlo Greco. Ciò malgrado, il giorno seguente l?assessore Cesare Mevoli e il dirigente del Settore ambiente incontrano una delegazione del comitato, per spiegare ancora una volta perché non possono costringere Monteco ad assumere alcuni di loro. Ma, scrive il gip Licci, in quell?occasione i disoccupati si fanno portavoce delle proteste per alcune misure disciplinari assunte da Monteco nei confronti di alcuni dipendenti. Che c?entra il comitato con ciò che avviene all?interno dell?azienda?

Che Monteco sia il bersaglio unico del Comitato dei disoccupati diventa ancora più evidente, secondo gli inquirenti, il 1 marzo, cioè pochi giorni dopo l?ultima riunione al Comune. Per quel giorno Roberto Aprile aveva annunciato una manifestazione davanti alla sede operativa del servizio di igiene urbana, alla zona industriale, ma il questore pro tempore, Vincenzo Carella, aveva emesso una diffida esplicita. Il Comitato ignora le disposizioni, e organizzata il blocco dell?azienda (e del servizio) sia in via Fermi che in via Nobel. I camion non potevano lasciare i depositi, e alla fine il Comitato occupava le sedi e gli uffici. Il 2 marzo il bis, con occupazione dalle 5 alle 9,10. Con spreco di invettive contro Monteco ed il sindaco Mennitti.

Gli ingressi erano stati bloccati con le auto dei manifestanti, alcuni lavoratori erano stati minacciati. La Digos individua Luigi De Vita e Cosimo Andriulo. De Vita dice ad alcuni dipendenti del servizio: ?Di casa vegnu, di casa vegnu?, cioè fa capire che se si fossero opposti al blocco avrebbero fatto i conti con lui. Nel gruppo c?è anche Daniele De Leo, che non avrebbe dovuto trovarsi in quel posto e in quella situazione essendo un  sorvegliato speciale. Ma ciò che avviene davanti alle sedi Monteco di Brindisi è solo una parte della vicenda. Nel pomeriggio dell?1 marzo Danilo Reho in auto affianca un autocompattatore dell?azienda e invita con fare minaccioso il personale a bordo a sospendere le operazioni di raccolta dei rifiuti.

Nel comitato non è affatto secondaria la figura di Aldo Cigliola, pregiudicato, licenziato da Monteco nel novembre 2010 ma meno disoccupato degli altri perchè trova subito, anche da arrestato, un nuovo ingaggio presso la Pulibrin. La Digos accerta che il 14 febbraio 2011 Cigliola avvicina e minaccia Vincenzo Guido, un dipendente Monteco. Ma Cigliola, che si trova agli arresti domiciliari ed ha solo un permesso di uscire per lavoro dalle 6 alle 14, non si sarebbe dovuto trovare in quel punto e a quell?ora. Non solo, il 28 febbraio, segnala la Digos al pm Montinaro, Cigliola si trova tra i manifestanti che protestano presso il Comune. E il 4 marzo avvicina un altro dipendente Monteco, Vincenzo Guido, testimone delle minacce a Taurino, per sapere cosa avesse riferito alla polizia giudiziaria.

Alla fine, il gip Giuseppe Licci osserva come l?1 e il 2 marzo il Comitato dei disoccupati, oltre ad aver interrotto un pubblico servizio, aveva occupato senza averne alcuna legittimazione una sede aziendale, circostanza che può essere ammessa e comunque valutata nel caso gli occupanti siano dipendenti impegnati in  una vertenza sindacale, ma non certo esterni privi di qualsiasi titolo. E si questi due punti che Bobo Aprile è di fatto entrato nell?elenco delle persone da sottoporre a misura cautelare, pur non avendo alcuna recidiva a proprio carico: ?Aprile Roberto ? stabilisce il gip ? ha contribuito in maniera determinante alla realizzazione delle condotte illecite, agendo quale istigatore delle condotte delittuose dell?1 e 2 marzo e violando apertamente l?intimazione del questore di non tenere riunioni e manifestazioni?.

Un paio di episodi.

Il 14 febbraio Aldo Cigliola avvicinò un dipendente Monteco in servizio, Vincenzo Guido, che stava cercando di identificare il trasgressori del regolamento sulla raccolta differenziata, controllando il contenuto di alcuni sacchi di spazzatura. ?A te con gli indirizzi che stai cercando qualcuno ti farà tanto di culo?, fece sapere il pregiudicato al lavoratore. Il pomeriggio del 2 marzo, affiancando l?autocompattatore in servizio al quartiere Paradiso, Danilo Reho fu abbastanza esplicito con i due dipendenti Monteco in cabina, Carmine Taurino e Cesare Occhineri: ?Ma voi non lo state facendo lo sciopero? Allora cercate di rispettare lo sciopero come stanno facendo tutti gli altri e tornatevene a Lecce, di dove siete, altrimenti qualcuno vi spara nelle gambe?.

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