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Cronaca

Quei due eroi partigiani

BRINDISI - Prima la cerimonia tradizionale, con le rappresentanze delle forze armate e dei corpi di polizia e di soccorso, al monumanto ai caduti in piazza Santa Teresa, poi tutti davanti alla lapide del partigiano Gigante, di fronte a Palazzo Nervegna.

BRINDISI - Il monumento ai caduti, perchè il 25 aprile si ricorda il sacrificio dei soldati italiani che non deposero le armi dopo l'8 settembre, a Cefalonia, come in Jugoslavia e nel ricostituito esercito nazionale, assieme ai morti delle brigate partigiane, e a quelli che finirono la loro vita nei lager. Ma anche la lapide sul tratto di muratura romana di piazza Sottile e De Falco, spazio dedicato a due eroi dei nostri tempi, in cui il ricordo di eroi di 70 anni fa si integra perfettamente. Vincenzo Gigante e Umberto Chionna, partigiani comunisti, morti nei lager nazisti dopo la cattura e le torture. I due finanzieri per combattere una delle piaghe della nostra epoca.

Questi i due poli della Festa della Liberazione a Brindisi, che finalmente anche dal punto di vista istituzionale ha deciso che ci sono anche dei nomi da ricordare e da indicare ad esempio. Due storie, quelle di Antonio Vincenzo Gigante e di Umberto Chionna, raccolte nella mostra nuovamente allestita dall'Archivio di Stato e presentata nel prologo del 24 aprile alla presenza di Miuccia Gigante, figlia del capo partigiano brindisino assassinato nel novembre del 1944 nella Risiera di San Saba a Trieste, dopo la cattura dovuta ad una delazione. Chionna, invece, dopo essere caduto nelle mani dei nazifascisti, fu internato a Mauthausen dove morì due giorni prima della liberazione dell'Italia, il 23 aprile 1945.

Gigante organizzatore sindacale a Roma, dove si era trasferito con la famiglia, dei primi scioperi degli edili dopo l'avvento del Fascismo, nel 1923. Il confino, la fuga in Svizzera, il ritorno e la seconda condanna da parte del tribunale speciale. Poi, dopo l'8 settembre del '43, la missione nella zona di Trieste per conto del partito, per organizzare le Brigate Garibaldi. Umberto Chionna, invece, da Brindisi si era spostato a Milano, dove partecipò attivamente alle lotte sindacali. Era un operaio della Pirelli. Dopo aver combattuto per 13 mesi nella 107ma Brigata Garibaldi, fu catturato, e dopo vari trasferimenti, definitivamente internato nel lager di Mauthausen, dove non riuscì a resistere sino alla liberazione. Lo ricorda una lapide apposta sulla casa dove aveva vissuto, a Milano.

E' stata Miuccia Gigante, figlia di Vincenzo, a scoprire stamani la lapide che sino a pochi giorni fa si trovata all'imbocco di corso Roma. Un trombettiere ha suonato il silenzio. Lei era stata anche l'ospite principale della presentazione della mostra tenutasi la sera precedente. Poco prima, le stesse autorità che hanno partecipato all'inaugurazione del nuovo sito della lapide dedicata al partigiano Gigante, prefetto Nicola Prete in testa assieme al sindaco Mimmo Consales, all'ammiraglio Pasquale Guerra e all'arcivescovo Domenico Caliandro, comandante della Brigata Marina San Marco, erano in piazza Santa Teresa alla cerimonia che come ogni anno si svolge attorno al monumento ai caduti, dove era schierato un picchetto di formazione e sono stati letti i messaggi ufficiali per la Giornata della Liberazione.

 

 

 

 

 

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