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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

“Quel giorno che stavo perdendo il lavoro e fu Mino a darmi coraggio”

OSTUNI - “Caro amico Mino compagno spirituale per un breve tratto della mia vita, non potrò mai dimenticare i momenti intensi trascorsi con te. Attimi di profondi discorsi in cui sempre più accentuavi la situazione economica-sociale odierna: una vita immersa in un perenne stato di precarietà”. Inizia così la lettera di Cosimo Damiano Nardelli. Un breve ricordo dell’amico scomparso tragicamente. Una testimonianza toccante e significativa, a riprova anche del percorso di Fede intrapreso dal giovane ostunese e delle difficoltà incontrate nell’affannosa ricerca di un’occupazione stabile e dignitosa.

OSTUNI - "Caro amico Mino compagno spirituale per un breve tratto della mia vita, non potrò mai dimenticare i momenti intensi trascorsi con te. Attimi di profondi discorsi in cui sempre più accentuavi la situazione economica-sociale odierna: una vita immersa in un perenne stato di precarietà". Inizia così la lettera di Alberto Mori, milanese, amico di Cosimo Damiano Nardelli. Un breve ricordo del trentottenne scomparso tragicamente lunedì scorso, sopraffatto da un raptus suicida. Una testimonianza toccante e significativa, a riprova anche del percorso di Fede intrapreso dal giovane ostunese e delle difficoltà incontrate nell'affannosa ricerca di un'occupazione stabile e dignitosa.

"Tante volte hai cambiato lavoro, ti sei messo in gioco speranzoso che fosse la volta buona, ma il destino non sempre ti ha sorriso e hai passato momenti duri e difficili di senza impiego. Nelle difficoltà della vita la tua fede però ha sempre brillato e a contagiato le persone che avevi accanto. Mai mollare, mai titubare d'innanzi all'amore di Dio, ma come dei bambini fiduciosi abbandonarsi nei palmi delle sue mani".

Poi la mente si sofferma sui ricordi: "Le nostre strade si sono incrociate dai scalabriniani, il fatidico appuntamento mensile di preghiera, fra persone provenienti da diverse parti del mondo. La tua saggezza elargita a tutti è un dono indimenticabile. Al termine di ogni incontro amavi scrivere su un diario delle scalabriniane dolci poesie che racchiudevano i pensieri più profondi della serata. Piano, piano è sbocciata la nostra amicizia e con me hai intrapreso, per un anno, un percorso di lectio divina sul vangelo di Marco alla scuola dei gesuiti di Villapizzone Milano. Amavi la natura in cui è immersa la cascina di Villapizzone e sovente, prima degli incontri , amavi soffermarti a contemplare le bellezze del creato".

Quindi il passaggio più toccante della lettera: "Sognatore utopistico ma anche pragmatico uomo di fede sempre sei stato amico fedele anche nei momenti più difficili della mia vita, come quando sapevi che a Luglio stavo perdendo il posto di lavoro e una tua chiamata mi aveva con forza risollevato il morale. Il mio affetto che nutro anche in questo momento, che sei al cospetto del Padre e puoi finalmente contemplare in pace l'Amore di Dio, mai verrà a mancare e un giorno torneremo a sorridere insieme. Non addio, ma arrivederci!

A margine della lettera, una poesia scritta da Mino proprio all'amico di Milano: "Versi che con gioia terrò sempre con me".

"Ho incontrato un ragazzo speciale e la mia amicizia per lui davvero molto vale. Di professione fa il cameriere ed è in grado di suscitare emozioni vere Sta vivendo una storia d'amore cum gaudio, non per niente la sua ragazza si chiama Rosario. Lui mi accompagna per momenti di meditazione dai gesuiti, che sono per lui amici davvero graditi. La sua vera vocazione è per i migranti e per questo gli dico: abbi coraggio, vai sempre avanti!!! L'ho conosciuto nel gruppo dei missionari scalabriniani, e li abbiam stretto con forza l'un l'altro le mani... Il mio affetto per lui è davvero sincero e lo sento vicino come un amico vero... Queste parole non le dico per difetto ma questo ragazzo diventerà sempre più perfetto E di questo ne sono certo, ve lo presento si chiama Alberto... Con profonda gratitudine , stima ed amicizia". Mino, Milano 29.05.07

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