Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

“Quello deve morire sparato in testa e non lo devono trovare”

Colloqui in carcere tra Daniela Presta e il convivente Pietro Solazzo, fratello di Carlo accusato dell'omicidio di Antonio Presta e autore di una lettera di minacce: "Tua moglie o tuo cognato te li faccio in un cofano". La confessione in una intercettazione. Determinanti anche le dichiarazioni di Gianfranco Presta e di un testimone oculare

BRINDISI – Si rischiava una guerra per la gestione della droga, dopo un avvertimento sotto forma di incendio di un’abitazione. Un conflitto armato a San Donaci, alimentato dal desiderio di vendetta per l’omicidio di Antonio Presta, massacrato alla testa con il calcio di un fucile, dopo la sventagliata di colpi di pistola: poteva esserci una scia di sangue infinita tra due famiglie perché la sorella e il padre della vittima sin da subito conoscevano il volto dell’uomo nascosto dal passamontagna, oggi accusato dell’esecuzione, Carlo Solazzo, lui stesso autore di una confessione inconsapevole perché intercettata.

Daniela Presta-2Pietro SolazzoLo sapeva Daniela Presta (nella foto accanto), ritenuta coinvolta nel narcotraffico assieme al fratello che ha pagato con la vita la prova di forza dimostrata dai due il 15 agosto 2012 con l’incendio dell’abitazione di Carlo Solazzo. Un affronto, una sfida emersa nelle intercettazioni in carcere tra la donna e il suo convivente, Pietro Solazzo (in foto), fratello di Carlo, sullo sfondo degli affari con la droga di cui i pentiti da Ercole Penna, il primo, sino a Sandro Campana, l’ultimo, hanno riferito.

“Tuo fratello c’entra qua dentro, ci odia a morte, sa che siamo stati noi”: lo dice Daniela Presta il 15 settembre, dieci giorni dopo l’omicidio, al suo compagno che per lo meno all’inizio si dimostra scettico e nel timore di essere intercettato ferma il dialogo. Ma lei insiste e parla di vendetta legata all’incendio della casa come movente dell’omicidio, così come farà il padre, Gianfranco Presta, ascoltato dai carabinieri, perfettamente a conoscenza della situazione, stando a quanto di legge nel provvedimento di arresto. La donna aggiunge: “Dopo il fatto è mancato tre giorni”.

Il 13 ottobre, sarà Pietro Solazzo a parlare di una “guerra con il fratello Carlo”, anche perché nel frattempo c’era più di qualcuno che in paese alimentava i sospetti sul coinvolgimento nel delitto: “Deve morire sparato in testa e non lo devono neanche trovare”. Sarà, poi, lo stesso Carlo Solazzo, il 6 marzo 2013, a confessare di essere stato l’autore dell’omicidio, nel corso di un colloquio con uno degli indagati, Marco Pecoraro: “Quando mi vide (Antonio Presta, ndr) capì”. E Pecoraro: “Hai fatto bene, se l’è meritato”. I due il giorno successivo continuano a parlare ed emerge che l’astio tra le famiglie Solazzo e Presta andava avanti da tempo, poiché era legato anche alle dichiarazioni rese da Gianfranco Presta in qualità di collaboratore di giustizia.

Carlo Solazzo-2I carabinieri hanno anche scoperto che Carlo Solazzo (foto accanto) aveva spedito una lettera al fratello Pietro nella quale lo minacciava di uccidere Antonio e Daniela Presta, missiva mostrata a Saverio Elia da Daniela Presta che di questa storia ha parlato nel corso di una conversazione intercettata il 28 marzo 2013. E Solazzo “temeva che l’avesse mostrata ai carabinieri facendo convergere i sospetto su di lui per l’omicidio”. Le minacce erano esplicite, del tipo: “Tua moglie o tuo cognato te li faccio trovare dentro a un cofano”. Il riferimento era ai fratelli Daniela e Antonio Presta.

Nel fascicolo d’indagine c’è anche la testimonianza di un testimone oculare, tale Sergio (il cui cognome è ovviamente indicato) che si trovava con Antonio Presta il giorno dell’omicidio e che parlando con la madre, in carcere, disse di voler contattare il maresciallo della stazione di San Donaci. In quel periodo Sergio era detenuto in esecuzione di un mandato di cattura europeo chiesto dalle autorità tedesche per una rapina consumata in Germania e il 15 febbraio 2013 riferì ai pm della Dda di Lecce. Manca però il complice.

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