Cronaca Ostuni

Scuola e pacchi di giornali inutilizzati: un genitore scrive alla preside

La lettura dei giornali a scuola è ancora ritenuta importante e utile per la formazione dei giovani, oppure è diventata una prassi da archiviare? E se è così, perché allora sprecare tante copie di quotidiani che vengono recapitati agli istituti scolastici

OSTUNI – La lettura dei giornali a scuola è ancora ritenuta importante e utile per la formazione dei giovani, oppure è diventata una prassi da archiviare? E se è così, perché allora sprecare tante copie di quotidiani che vengono recapitati agli istituti scolastici, e non dirottarle verso altri usi (ospedali, carceri, associazioni che operano nel sociale)? La questione è stata sollevata qualche giorno fa da uno dei genitori degli allievi del Liceo scientifico “Pepe” di Ostuni, che si è accorto che molte copie dei quotidiani che la scuola riceve gratuitamente rimangono nel loro imballaggio di polietilene, così come vengono recapitati dai distributori.

Il genitore in questione, l’avvocato Vittoriano Bruno di San Vito dei Normanni, ha scritto perciò una lettera alla dirigente scolastica, manifestando il proprio stupore e sconcerto per la sorte dei quotidiani che restano, come dire, intonsi, tranne qualche eccezione, e passano quindi alla fine delle lezioni al cassonetto della differenziata. La scuola ha forse deciso che la lettura dei quotidiani in classe e la conoscenza e l’approfondimento dei principali accadimenti nazionali ed internazionali siano poco utili alla formazione dei cosiddetti “nativi digitali”?

Perché è stata abbandonata una pratica, che una delle docenti riusciva ad alimentare, ed oggi i pacchi dei giornali restano praticamente intoccati nell’atrio del liceo, salvo qualche copia prelevata da docenti o studenti? Al genitore interrogante ha risposto la dirigente scolastica Annunziata Ferrara, spiegando che la scelta di non distribuire più i giornali classe per classe appartiene al collegio dei docenti, e che non si possono obbligare gli studenti a leggere un quotidiano. Si è preferito, insomma, lasciare il prelievo delle copie al libero arbitrio di ciascuno. Ma, di fatto, il quotidiano in classe al “Pepe” di Ostuni pare non si legga proprio più. E non si sa se la situazione sia destinata ad evoluzioni.

La “mazzetta” di quotidiani tanto agognata in altri tempi, la finestra sul mondo utile anche per apprendere linguaggi e terminologie oltre che la sostanza dei fatti, lo stimolo alla visione critica del mondo, lo sviluppo dell’abitudine alla lettura dei quotidiani che ci vede – assieme al livello di libertà di stampa – agli ultimi posti nel mondo, dunque non serve più? Perché in Giappone il quotidiano più diffuso vende giornalmente 12 milioni di copie in edicola, il secondo poco più di 8 milioni di copie, e il primo e il secondo in Italia (La Repubblica ed il Corriere della Sera) sono solo nella fascia tra le 250mila copie circa e le 235mila vendute in edicola, che diventano appena 400 mila nel caso del Corriere, abbinando copie vendute in edicola e copie digitali?

E’ una questione di sostituzione dell’informazione scritta con quella digitale (ma non si può certo dire che il Giappone nel digitale sia più arretrato dell’Italia), o è una questione di cultura, del sentirsi cittadini consapevoli attraverso la conoscenza dei fatti? Anche senza tirare in ballo l'altissimo indice di ignoranza che marchia il nostro Paese, questo è discorso da farsi con una mano su quei pacchi di giornali non aperti, sostiene il genitore che ha sollevato il caso.

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