Rabbia e dolore, tra i testimoni di un incidente annunciato

BRINDISI - Testimoni di una tragedia annunciata, sebbene il destino abbia giocato un ruolo fatale. Tradito dalla passione per la ricerca, travolto da una valanga di roccia e fango che voleva soltanto monitorare, studiandone gli sviluppi. Un’esercitazione pratica, per rilevare i dati sull’arretramento della costa nel tratto critico di Apani, quello che abbraccia l'oasi di Torre Guaceto. Paolo Rinaldi, 29 anni, in tasca una laurea in Scienze ambientali conseguita presso l’Università degli Studi di Bari, stava seguendo un corso di formazione di Universus-Csei, in convenzione con il consorzio di gestione della riserva.

Il luogo della tragedia

BRINDISI - Testimoni di una tragedia annunciata, sebbene il destino abbia giocato un ruolo fatale. Tradito dalla passione per la ricerca, travolto da una valanga di roccia e fango che voleva soltanto monitorare, studiandone gli sviluppi. Un’esercitazione pratica, per rilevare i dati sull’arretramento della costa nel tratto critico di Apani, quello che abbraccia l'oasi di Torre Guaceto.  Paolo Rinaldi, 29 anni, in tasca una laurea in Scienze ambientali conseguita presso l’Università degli Studi di Bari, stava seguendo un corso di formazione di Universus-Csei, in convenzione con il consorzio di gestione della riserva. 

Tirocinante, appassionato e studioso della materia, stava effettuando una serie di rilevamenti con il Gps proprio in uno dei punti più a rischio tra quelli che lungo la fascia costiera brindisina caratterizzano il fenomeno dell’ erosione. Attività di monitoraggio prevista nell’ambito dell'attività di formazione intrapresa.

Laureatosi a Bari nel 2009, Rinaldi era alla sua seconda uscita nel parco protetto. E già nell’escursione precedente - racconta la neolaureata Anna Scarlino, di 30 anni, di Matino - avevano assistito al cedimento di un piccolo pezzo della scarpata. Preludio al dramma, purtroppo. La passione per il suo lavoro lo ha spinto ad osare, oltrepassando la soglia di sicurezza.

Significativa, in tal senso, la testimonianza che avrebbe reso al direttore del Consorzio di Torre Guaceto (Alessandro Cicolella) il guarda parco rimasto ferito, Franco Marinò, di 44 anni, carovignese (fratello del presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe): “Lo sfortunato stagista - spiega Cicolella - pare si fosse addentrato ai piedi del costone, seguito a ruota da Marinò, che dopo averlo messo in guardia in merito alla pericolosità di quel tratto lo avrebbe invitato a non addentrarsi oltre. Ma il tirocinante non avrebbe avuto neppure la possibilità di raccogliere il richiamo alla prudenza. Un blocco della scarpata che sovrasta la spiaggia tra Torre Guaceto ed Apani, all’improvviso si è staccato, rovinando sullo sfortunato stagista e travolgendo in parte lo stesso marinò, rimasto lievemente ferito. Per il giovane non c’è stato nulla da fare".

Una tragedia vissuta in diretta non solo da Marinò ma anche dall’altra stagista, Anna Scarlino, appunto: l’unica ad essere stata risparmiata dalla furia della natura, trovandosi in quel momento in cima alla falesia. La ragazza, sotto choc  visibilmente provata, ha ricostruito le fasi della disgrazia dinanzi ai carabinieri che indagano sull’incidente e al magistrato di turno, Antonio Costantini, giunto sul posto insieme ai poliziotti della squadra mare della questura, agli operatori del servizio Spesal della Asl, alla Guardia costiera, alla polizia municipale e ai tecnici del Comune di Brindisi.

La giovane ha raccontato gli attimi della tragedia, indicando il punto esatto della frana e spiegando le ragioni per la quali il suo collega si era spinto nel punto più a rischio, al fine di studiare la linea di costa. Dolore e rabbia, anche tra i responsabili della riserva di Torre Guaceto. Dolore per una morte assurda. Rabbia per una tragedia di fatto annunciata. E’ di alcuni mesi fa, infatti, una relazione dei dirigenti della Riserva in cui si evidenziava agli organi competenti (Capitaneria e Comune) il livello di pericolosità di quel tratto di costa. A prescindere dall’esistenza o meno di ordinanze, nulla o quasi sembra rendere visibile il pericolo lungo quel pezzo del costone di Apani, che oggi, segnato dal sangue e dal fango, è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria.

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