Cronaca

Radiologia in tilt e barelle insufficienti: ancora grossi disagi in Pronto soccorso

I macchinari della Radiologia standard dell'ospedale Perrino non funzionano da settimane. I pazienti devono essere trasportati al secondo piano, dove si trova la Radiologia (questa, per fortuna, funzionante) a disposizione dell'intero presidio ospedaliero, per essere sottoposti agli accertamenti del caso. E spesso si tratta di esami diagnostici urgenti

BRINDISI – I macchinari della Radiologia standard dell’ospedale Perrino non funzionano da settimane. I pazienti devono essere trasportati al secondo piano, dove si trova la Radiologia (questa, per fortuna, funzionante) a disposizione dell’intero presidio ospedaliero, per essere sottoposti agli accertamenti del caso. E spesso si tratta di esami diagnostici urgenti, dai quali può dipendere la vita di una persona. Antonio D’Autilia, vicario del Pronto Soccorso, contattato da BrindisiReport, spiega che da questo guasto scaturiscono almeno tre situazioni di disagio che investono il personale e gli utenti. 

Primo problema: “Il personale ausiliario – dichiara D’Autilia – che in alcuni momenti è insufficiente – deve accompagnare i pazienti non più a cinque metri (dove appunto di trova la Radiologia del Pronto soccorso, ndr) ma deve fare un corridoio e due piani per raggiungere il reparto”. 

Secondo problema: “La diagnostica per immagini fatta al secondo piano – prosegue D’Autilia – mi fa perdere il contatto un paziente”. Il vicario, a tal proposito, fa l’esempio di un caso limite, che fortunatamente non si è mai verificato. “Un paziente che viene visto da me in fase di acuta insufficienza respiratoria – afferma Antonio D’Autilia – e che una volta stabilizzato si sottopone alla radiografia, non fa più i cinque metri di distanza dal mio laboratorio, dove posso tempestivamente espletare un intervento d’urgenza, ma deve essere trasportato al secondo piano, dove probabilmente non c’è un personale qualificato per intervenire tempestivamente. Per fortuna, questo non è mai avvenuto. Ma se si dovesse verificare, la gestione del paziente si complicherebbe”. 

Terzo Problema: “Il fatto di dover condurre un paziente al secondo piano – afferma D’Autilia – allunga di non poco i tempi di gestione dell’intervento”. Questo perché una persona condotta in Radiologia per gli esami del caso, deve poi tornare giù in Pronto soccorso ed essere avviata a ulteriori Le barelle del Pronto soccorso-2percorsi diagnostici (come ad esempio può accadere a un soggetto con un’importante frattura, destinato al reparto di Ortopedia). 

L’allungamento dei tempi di gestione di un paziente, inevitabilmente, si ripercuote sullo stato d’animo delle persone che attendono di essere prese in cura (anche ieri, c'erano dei pazienti entrati in Pronto soccorso alle 11 del mattino, che alle ore 20 ancora non avevano varcato la soglia dell'ambulatorio). E lo stesso D’Autilia, schiaffeggiato lo scorso maggio da una paziente, ha sperimentato sulla propria pelle gli effetti dell’esasperazione da lunga attesa. “Molte volte – spiega il vicario – c’è il paziente che comprende che il disagio non dipende dagli operatori. Ma in alcuni casi ci si imbatte nella persona poco tollerante che individua nel medico in prima linea il terminale di tutti i disagi. E poi, giustamente, i colleghi fanno riferimento a me, in qualità di vicario, o al dottor Erminio Greco, in qualità di primario”. 

Il guasto di Radiologia, purtroppo, non è l’unico disservizio con cui devono fare i conti gli operatori, alle prese anche con la carenza di barelle e sedie a rotelle. A tal proposito, lo stesso D’Autilia spiega che le barelle, in realtà, non sono poche, ma diventano insufficienti se rapportate al massiccio flusso di pazienti che quotidianamente si riversano nel Pronto soccorso, spesso anche per malanni di modesta entità, che potrebbero essere risolti dal medico di famiglia.

“La gente – afferma a tal proposito Stefano Rossi, direttore amministrativo della Asl Brindisi – tende a fare un uso inappropriato del Pronto soccorso. Il 90 per cento delle prestazioni sono i così detti codici bianchi, di cui dovrebbero occuparsi i medici di base. Le persone, purtroppo, fanno un ricorso eccessivo al Pronto soccorso”. 

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