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Tedesco: “Sono io quello della rapina, ho sbagliato”. Protino: “Non ne so niente”

Interrogati dal gip i due giovani di Brindisi accusati di essersi impossessati dell’Audi A4 di un ostunese, minacciato con una pistola. L’arma non è stata trovata. Caccia al complice

BRINDISI – Dopo due notti trascorse nel carcere di Brindisi, Berardo Tedesco ha ammesso e chiesto scusa per l’errore, mentre Samuele Protino si è professato innocente davanti all’accusa di aver minacciato con una pistola un automobilista di Ostuni per impossessarsi della sua Audi A4, in piazza Raffaello.  

Gli interrogatori

TEDESCO (FILEminimizer)-2I due giovani, entrambi nati e residenti a Brindisi, ieri hanno affrontato l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Tea Verderosa, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Paola Palumbo. Gravi gli indizi di colpevolezza raccolti dagli agenti della Mobile, diretti da Antonio Sfameni, su Tedesco e Protino, accusati di rapina in concorso, in riferimento a quanto avvenne la notte del 12 dicembre 2018, nel rione Sant’Elia: Protino avrebbe “prelevato Tedesco” e un altro ragazzo di Brindisi, “complice non ancora identificato” e li avrebbe “portati e lasciati sul luogo della rapina”. Il complice venne chiamato più volte nelle conversazioni intercettate, in ambientale e al telefono, e allegate agli atti dell’inchiesta.

La rapina e la pistola

Tedesco e il complice, sempre secondo l’accusa, avrebbero preso delle maschere bianche e una pistola, una calibro 7,65 per bloccare l’automobilista a scopo di rapina. Volevano l’Audi A4. Per quale motivo? Probabilmente l’auto di grossa cilindrata serviva per fare altro.

Secondo la ricostruzione degli agenti della Mobile, uno dei ragazzi avrebbe impugnato l’arma per sparare puntando al parabrezza, lato passeggeri, obbligando l’automobilista a fermarsi. L’accusa di aver detenuto l’arma e di averla portata in luogo pubblico è stata contestata a Tedesco, al complice ancora in libertà e a Protino. Ma quella pistola non è stata trovata, né alla pistola hanno fatto riferimento i due indagati nel corso dell’interrogatorio.

Gli indagati Tedesco e Protino

PROTINO (FILEminimizer)-2Tedesco, difeso dagli avvocati Paoloantonio D’Amico e Gianluca Palazzo, ha ammesso gli addebiti: “Sono stato io”, ha detto al gip. E ha chiesto scusa: “Ho sbagliato, mi dispiace”. Ha respinto le accuse Protino, difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella: “Di quella rapina io non ne so niente”. Sarà interrogato nei prossimi giorni Ruben Narcisi, accusato di favoreggiamento personale, per aver aiutato Tedesco a “eludere le indagini, coordinando il recupero dello stesso Tedesco e del complice non identificato dopo la rapina e aiutandoli a individuare e a rimuovere il gps dell’Audi A4, per poi recuperare l’auto la mattina successiva”.

L’Audi venne lasciata in viale Grecia, quartiere Bozzano e fu ritrovata la mattina successiva dagli agenti della Mobile i quali, nella convinzione che prima o poi gli autori della rapina si sarebbero fatti vivi, aspettarono sul posto. Ebbero ragione perché a piedi arrivarono Tedesco e Narcisi.

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