Cronaca

Rapina a Jesi: l'Appello non fa sconti a 2 brindisini. Pena ridotta al complice

La Corte d'Appello non fa sconti a due dei tre brindisini che il 9 agosto 2013 tentarono di rapinare la gioielleria Quirat di Jesi. Roberto Andriulo, 43 anni, e Davide Fontò, 31 anni, sono stati condannati anche in secondo grado di giudizio a quattro anni di reclusione. Pena ridotta da 3 anni a due anni e otto mesi, invece, per Giuseppe Di Bello

BRINDISI – La Corte d’Appello non fa sconti a due dei tre brindisini che il 9 agosto 2013 tentarono di rapinare la gioielleria Quirat di Jesi. Roberto Andriulo, 43 anni, difeso da Cinzia Cavallo, e Davide Fontò, 31 anni, difeso da Gianluca Palazzo, sono stati condannati anche in secondo grado di giudizio a quattro anni di reclusione. Pena ridotta da 3 anni a due anni e otto mesi, invece, per Giuseppe Di Bello, 34 anni, difeso da Luca Leoci, nipote di Roberto Andriulo.

Insieme allo zio, Di Bello mise a segno l’assalto armato alla gioielleria Giovi Gold di corso Garibaldi (quasi 3mila euro di bottino), risalente al 6 agosto del 2013.

I due hanno affrontato il giudizio a Brindisi anche se i fatti loro attribuiti sono stati compiuti altrove, perché il pm che coordinò le indagini e che formulò la richiesta di arresto ritenne che avessero agito in continuità con la rapina alla Giovi Gold.

Dopo questo colpo, zio e nipote raggiunsero le Marche. Il 9 agosto, come detto, tentarono la rapina a Jesi, insieme Davide Fontò. Tornato a Brindisi il 10 agosto, Di Bello trovò ad attenderlo un fermo di indiziato di delitto. Andriulo, invece, fu catturato il 23 agosto su una spiaggia di Falconara Marittima (Ancona), mentre festeggiava il suo compleanno con dello champagne.

Va detto che la pena inflitta a Di Bello sarà ulteriormente ridotta proprio per la ritenuta continuazione fra la rapina alla Giovi Gold e quella (tentata) a Jesi. 

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