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Rapina a Venezia, processo immediato per quattro brindisini

Il pm: “Prove evidenti per Francesco Andriola, Ugo Ugolini, Maurizio Cannalire e Luciano Pagano”. Mai trovati i gioielli del valore di 50mila euro

BRINDISI – Un video e una serie di telefonate e messaggi. Prove evidenti per il pubblico ministero titolare del fascicolo sulla rapina nella gioielleria di Dolo, in provincia di Venezia, a carico di quattro brindisini: per Francesco Andriola, 39 anni; Ugo Ugolini, 32; Maurizio Cannalire, 57; e Luciano Pagano, 34, il pm ha chiesto il processo immediato, saltando l’udienza preliminare, essendo delineati i ruoli e le responsabilità, dopo gli arresti del 21 aprile scorso.

Gli imputati e i ruoli contestati

ANDRIOLA Francesco, classe 1978-2-2-2-2-2Sono stati tutti e quattro riconosciuti colpevoli di rapina aggravata nell’oreficeria “Ciach” il pomeriggio del 13 ottobre 2017. Bottino di valore pari a quasi 50mila euro, preziosi – compresi orologi - mai trovati. Unico punto “nero” delle indagini delegate ai carabinieri della compagnia di Chioggia e del nucleo investigativo di Venezia.

Andriola viene indicato come il primo rapinatore a entrare in gioielleria, armato di pistola e a volto scoperto per fingersi un cliente. Sarebbe fuggito usando la Fiat Punto intestata a una donna residente in provincia di Venezia, madre di due figli di Andriola (lei è estranea all’inchiesta).

UGOLINI Ugo, classe 1975-2-2-2-2-2Ugolini, nella ricostruzione del pm, sarebbe il secondo rapinatore, quello che entrò in gioielleria con i guanti da giardiniere, anche lui a volto scoperto, probabilmente per non lasciare impronte: sarebbe fuggito a piedi e sarebbe stato “raccolto per strada da Pagano”, dopo essere caduto per terra e si sarebbe disfatto dei guanti.

Ugolini, inoltre, avrebbe legato con delle fascette da elettricista la titolare della gioielleria e un uomo di 75 anni e avrebbe anche minacciato due ragazzini minorenni per strada. I giovanissimi passavano da lì per caso e avendo intuito che potesse essere successo qualcosa all’interno dell’oreficeria cercarono di inseguirlo. Furono costretti a fermarsi quando  il rapinatore mostrando la pistola, urlò: “Fatevi i fatti vostri”.

La fuga in direzione Brindisi sarebbe avvenuta subito dopo. Il tempo di lasciare la Fiat Punto alla proprietaria. Il viaggio di rientro è stato ricostruito sulla base dei ponti radio agganciati. Il tracciato ha portato a scoprire che ci sarebbero stati problemi al motore dell’auto usata da Pagano e Cannalire, accusati di concorso morale per aver fornito supporto logistico. Cannalire fra le 3.48 e le 3.58 più volte contattò un centro di assistenza stradale, ma l'intervento non c'è. La mattina dopo, a Brindisi, attorno alle 9,10, Cannalire chiamò un meccanico.

I tabulati telefonici e le immagini

PAGANO Luciano, classe 1974-2-2-5Se è vero che prima, durante e dopo il colpo nella gioielleria Ciach di Dolo, spensero i cellulari, è altrettanto vero che li usarono la mattina, la sera e la notte del 13 ottobre 2017, giorno della rapina. Nonché nei giorni successivi. In ogni caso, agganciarono celle che, nella ricostruzione del pm della Procura di Venezia, dimostrano la presenza nella provincia Veneta, raggiunta nelle 24 ore precedenti alla rapina e lasciata subito dopo il colpo per far rientro a Brindisi.

Per questo i tabulati telefonici sono ritenuti gravi indizi di colpevolezza, in aggiunta ai fotogrammi che i carabinieri hanno ricavato dalle immagini del sistema di videosorveglianza della gioielleria e da quelle poste a protezione di una villetta che si trova poco distante.

CANNALIRE Maurizio, classe 1960-2-2-2-4Due brindisini, come si diceva, agirono a volto scoperto. Secondo l’accusa, quei volti corrispondono a quelli di Andriola e Ugolini. Andriola è stato il primo a essere identificato: i carabinieri sono partiti dai numeri di targa annotati da due testimoni. Il maresciallo di pattuglia ha tentato di raggiungere la Punto, usando la bici chiesta a un passante. Ma niente da fare.

Il Riesame

Il quadro accusatorio e le esigenze cautelari sono state confermati dal Tribunale del Riesame per Maurizio Cannalire  e Luciano Pagano, Solo Andriola ammise gli addebiti in sede di interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Brindisi per rogatoria (la competenza resta a Venezia). Rese dichiarazioni spontanee dopo esserci avvalso della facoltà di non rispondere, escludendo la partecipazione degli altri.

La gioelleria di Dolo rapinata il 13 ottobre 2017-3-2-2

 “Sono io il rapinatore della gioielleria, gli altri non c’entrano”, disse scagionando gli altri tre. Andriola avrebbe anche precisato di aver usato per la rapina la pistola per la quale venne arrestato il 29 ottobre 2017, vale a dire due settimane dopo il colpo. Avrebbe precisato che Cannalire e Pagano sarebbero suoi conoscenti da tempo e sapeva che tra la metà e la fine di ottobre avrebbero raggiunto la provincia di Venezia per comprare un’auto da portare a Brindisi.

La difesa

La versione legata all’acquisto di un’auto da un privato, venne consegnata al gip del Tribunale di Brindisi anche da Maurizio Cannalire e Luciano Pagano, Cannalire. I difensori Vincenzo Lanzillotti, Cosimo Luca  Leoci, Elvia Belmonte, Cosimo De Leonardis, tutti del foro di Brindisi e Giuseppe De Leonardis del foro di Milano, potrebbero chiedere l’ammissione all’abbreviato, strada processuale che permette di ottenere la riduzione di un terzo della pena, in caso di condanna.

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