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Cronaca

Rapina alla gioielleria Renna, ora Licciulli finisce in carcere. Ricercato un albanese

BRINDISI – Se il conto dei responsabili della rapina alla gioielleria Renna-Petrera di Brindisi, avvenuta la mattina del 10 gennaio, si dovesse fermare a due, il conto è chiuso con l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari Valerio Fracassi. Al quale il pm Milto De Nozza aveva inoltrato le risultanze delle indagini della Squadra mobile pochi giorni dopo la presentazione spontanea in questura di Damiano Licciulli, il 17 gennaio, circostanza in cui il 30enne brindisino ammise di avere responsabilità nel fatto. Licciulli però non indicò né i nomi dei complici né il nascondiglio del bottino. Su decisione del magistrato rimase a piede libero. Questa mattina all’alba invece è stato arrestato per rapina aggravata in concorso, e porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Stessi reati contestati dal gip, con la medesima ordinanza, al complice latitante, che altri non è che l’albanese Fatjon Budani di 20 anni, scomparso dalla circolazione dopo un paio di rapine nel Tarantino, sempre contro gioiellerie, in cui era stato identificato grazie alle videocamere di sorveglianza.

BRINDISI ? Se il conto dei responsabili della rapina alla gioielleria Renna-Petrera di Brindisi, avvenuta la mattina del 10 gennaio, si dovesse fermare a due, il conto è chiuso con l?ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari Valerio Fracassi. Al quale il pm Milto De Nozza aveva inoltrato le risultanze delle indagini della Squadra mobile pochi giorni dopo la presentazione spontanea in questura di Damiano Licciulli, il 17 gennaio, circostanza in cui il 30enne brindisino ammise di avere responsabilità nel fatto. Licciulli però non indicò né i nomi dei complici né il nascondiglio del bottino. Su decisione del magistrato rimase a piede libero. Questa mattina all?alba invece è stato arrestato per rapina aggravata in concorso, e porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Stessi reati contestati dal gip, con la medesima ordinanza, al complice latitante, che altri non è che l?albanese Fatjon Budani di 20 anni, scomparso dalla circolazione dopo un paio di rapine nel Tarantino, sempre contro gioiellerie, in cui era stato identificato grazie alle videocamere di sorveglianza.

Budani, in verità, era stato il primo ad essere identificato, e sempre attraverso i fotogrammi delle registrazioni video, nel corso delle indagini sulla rapina del 10 gennaio: la sua fisionomia era stampata nella memoria degli investigatori proprio perché l?albanese era ricercato per due colpi fuori provincia. Quello, con svolgimento piuttosto violento in una gioielleria di Martina Franca, il 17 novembre, assieme al brindisino Francesco Convertino di 23 anni (preso dalla Mobile di Brindisi e dal commissariato di Grottaglie nella notte tra il 3 e il 4 dicembre), quando il proprietario del negozio fu aggredito e malmenato, e la commessa rimase in ostaggio per lunghi minuti, con un a pistola puntata alla testa, sino a quando i banditi non si allontanarono abbastanza dal luogo e dalla guardie giurate sopraggiunte. E prima ancora l?altro contro una gioelleria di Massafra l?8 novembre. Quindi Fatjon Budani non si era rifugiato nella sua turbolenta patria, ma era rimasto in zona proprio per effettuare altre rapine, come dimostra l?episodio del 10 gennaio alla Commenda.

Non a caso la Squadra mobile di Brindisi ha rastrellato a lungo il sottobosco delle villette e delle abitazioni abusive che si estende lungo la costa a nord della città, deserte in inverno. E qui, a poche centinaia di metri dall?ex depuratore di Materdomini, il 22 gennaio è stato colto nel sonno il pregiudicato 37enne Vito Manta, che custodiva il bottino di quasi centomila euro razziato nella gioielleria Renna-Petrera, trovato inoltre in possesso di una piccola pistola semiautomatica con colpo in canna e alcuni grammi di cocaina. Nulla però per collegarlo direttamente all?esecuzione del colpo, almeno per adesso. Molto più difficile era stato identificare invece Licciulli, ma alla fine la polizia si era presentata a casa sua, senza trovarlo. Ciò aveva indotto Licciulli a presentarsi spontaneamente, e a guadagnarsi qualche altro giorno di libertà stendendo un velo di incertezza sugli elementi di prova. Ora il gioco è finito.

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