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Rapina alle guardie giurate da 99mila euro: Lagatta e Giglio restano in carcere

Il Riesame nega anche i domiciliari: incastrati da impronte digitali, capelli e mozzicone di sigaretta

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame ha negato la libertà ad Antonio Lagatta, 23 anni, e Alessio Giglio, 25, i due brindisini arrestati per la rapina alle guardie giurate dell’Ivri, davanti alla banca Apulia di via Appia, la mattina del 16 agosto 2018. Restano in carcere, incastrati dalle impronte digitali isolate nel furgone usato per raggiungere i vigilantes, nonostante sia i poggiatesta che il volante vennero coperti da buste di cellophane per evitare di lasciare traccia. Nell’abitacolo furono trovati anche alcuni capelli e un mozzicone di sigaretta.

Le distrazioni

LAGATTA Antonio, classe 1995-2Evidentemente  più di una disattenzione dei rapinatori che riuscirono a bloccare i vigilantes e strappare il plico contenente 99mila euro,  devono averla commessa, stando a quando era stato già evidenziato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, su richiesta del pm Simona Rizzo, eseguita il 22 settembre scorso. Un errore che non è sfuggito agli agenti della scientifica e che il sostituto procuratore prima e poi il giudice per le indagini preliminari hanno qualificato come “grave indizio di colpevolezza”. (nella foto accanto Lagatta)

Le motivazioni alla base della decisione del Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame, saranno depositate nei prossimi giorni. Il ricorso è stato discusso venerdì scorso dagli avvocati Cinzia Cavallo, difensore di Lagatta, e Giglio in questa inchiesta difeso dall’avvocato Elvia Belmonte (del foro di Lecce). Le penaliste potrebbero ricorrere in Cassazione.

Entrambi sono sotto processo a conclusione delle indagini sulla cosiddetta guerra di mala in atto a Brindisi tra agosto e novembre 2017, quando in città si fronteggiarono due gruppi di giovani contrapposti. Da un lato quello ritenuto guidato da Lagatta, del quale avrebbe fatto parte anche Giglio, dall’altro quello che – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato capeggiato da Antonio Borromeo. Per Lagatta e Giglio, inoltre, c’è l’accusa mossa in relazione all’assalto al furgone blindato Cosmopol dinanzi al Mc Donald’s, nel piazzale del centro commerciale BriniPark, la mattina del 6 novembre dello scorso anno.

Impronte, Dna e immagini

GIGLIO Alessio, classe 1993 (1)-2Pesano, quindi, gli esiti delle comparazioni tra i profili del Dna ricavati dalle tracce che gli investigatori della sezione Scientifica e della Squadra Mobile hanno trovato all’interno del furgoncino, un Fiat Qubo, inquadrato più volte sia davanti all’ingresso della banca il giorno della rapina, che nella zona di via Santa Maria Ausiliatrice e viale San Giovanni Bosco, nelle due ore precedenti. Così come le impronte digitali. “I frammenti si riferiscono al dito pollice della mano destra di Giglio e al mignolo della mano sinistra di Lagatta”, è scritto nell’ordinanza di arresto. (Nella foto al lato Giglio)

Ci sono, poi, le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza di alcuni esercizi commerciali che si affacciano in via Appia, in aggiunta a quelle della banca. Dai filmati, gli agenti hanno ricavato dei frammenti che, stando a quanto sostenuto dal pm e condiviso dal gip, sono compatibili con le figure di Lagatta e Giglio. Corporature identiche. Il volto era nascosto da passamontagna. Almeno uno dei due, era armato di pistola.

L’arma, il bottino e il complice

La pistola venne puntata a uno dei due vigilantes in servizio: venne bloccato appena uscito dal blindato dell’Ivri. I due banditi saltarono fuori dal Fiat e si divisero i compiti: uno bloccò il caposcorta intimandogli di inginocchiarsi, altrimenti avrebbe sparato, l’altro si impossessò del plico con il denaro appena prelevato dalla banca. C’erano 99mila euro in banconote di diverso taglio nella scatola. I rapinatori fuggirono a piedi, non si fermarono neppure quando le guardie giurata rimasta a mani vuote esplose due colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio.

Ad aspettare i due banditi, stando alla ricostruzione evidenziata nel provvedimento di arresto, ci sarebbe stato un complice alla guida di una Lancia Y di colore beige, risultata rubata il mese prima a Brindisi. Il Fiat, invece, venne rubato nelle 48 ore precedenti al colpo, sempre in città. E venne lasciato nei pressi di via Santa Maria Ausiliatrice. Un errore. Pistola e bottino non sono stati trovati. Così come non è stato identificato il terzo complice.

Le modalità dell’azione hanno delineato, secondo il gip, un quadro di pericolosità sociale posto alla base dell’arresto in carcere.



 

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