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Rapina in ufficio postale e tentata estorsione: quattro arresti

Arrestati i presunti autori di una cruenta rapina perpetrata lo scorso 1 ottobre nel Leccese. Tre di loro sono accusati anche di aver tentato di estorcere denaro a un imprenditore, presentandosi come esponenti della Scu

BRINDISI – Una  tentata estorsione a un piccolo imprenditore agricolo e una cruenta rapina ad danni di un ufficio postale perpetrata lo scorso 1 ottobre a Merine (Lecce). Questi i reati contestati a un sodalizio ritenuto vicino alla frangia tuturanese della Scu, nell’ambito dell’operazione “Rent a car”. I brindisini Vincenzo Bleve, 49 anni, Vito Bleve, 44, Dario Fai, 51, e Pierpaolo Fai, 45 sono stati raggiunti all'alba di oggi (venerdì 2 novembre) da un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Lecce, a seguito delle indagini condotte dalla Squadra mobile di Brindisi diretta dal vicequestore Antonio Sfameni. 

Il video dell'assalto armato

Sono ritenuti “pericolosi elementi della criminalità della provincia di Brindisi responsabili di alcuni reati – si legge in un comunicato della questura – perlopiù aggravati dall’essere stati commessi per agevolare la consorteria la frangia tuturanese della Sacra corona unita”. Da quanto appurato dagli inquirenti, Vincenzo Bleve era il leader del gruppo.

Operazione Rent a car-2

La rapina

Tra i reati contestati, come detto, vi è la rapina perpetrata nel Salento. I malfattori entrarono in azione intorno alle ore 8,45, quando l’ufficio postale era pieno di anziani che dovevano ritirare la pensione. Accanto all’edificio si trovava una scuola materna. Un individuo restò all’esterno, per fare da palo. Altri due complici, tutti con volto coperto e armati di fucili, fecero irruzione all’interno dell’ufficio, costringendo i clienti a stendersi sul pavimento.

Sotto la minaccia delle armi, uno dei dipendenti, percosso alle spalle con la canna di un fucile, fu costretto a prendere le chiavi della cassaforte. Ma il direttore spiegò che l’apertura della stessa, oltre che dalle chiavi, era comandata da un dispositivo che ne ritardava l’apertura. Nel timore che da un momento all’altro potessero arrivare le forze dell’ordine, in considerazione anche di un paio di donne colte da malore, i rapinatori arraffarono le banconote in cassa, per un importo pari a circa 1200 euro. Dopo di che fuggirono a bordo di una berlina di media cilindrata.

Gli autori del colpo, però, erano già monitorati da mesi dalla Squadra mobile di Brindisi. Grazie agli accertamenti tecnici già in essere e a nuovi elementi acquisiti tramite l’analisi dei tabulati telefonici, la verifica delle localizzazioni di cella, i tracciati Gps e la visione delle immagini riprese dalle telecamere della zona, gli inquirenti, nel giro di un mese, hanno chiuso il cerchio. In uno dei filmati visionati, in particolare, si vede il momento in cui i malfattori, con una macchina a noleggio, hanno effettuato un sopralluogo presso l’ufficio postale.

Le accuse

Tutti e quattro, dunque, sono accusati di aver preso parte alla rapina, con le aggravanti di “aver commesso il fatto con violenza e minaccia, con armi sia comuni che da guerra (nello specifico sarebbe stato utilizzato un Kalashnikov)”. Vincenzo Bleve, Dario Fai e Pierpaolo Fai sono inoltre accusati del reato di associazione mafiosa, “nonché di aver commesso il fatto nei confronti di persone che si trovavano nell’atto di fruire di servizi di uffici postali”. Per quanto riguarda Vito Bleve, “nel provvedimento restrittivo emesso si dà atto della sua ‘messa a disposizione’ dell’associazione delinquenziale”.

La tentata estorsione

I primi tre erano sottoposti a indagine già da qualche mese. Da quanto appurato dagli investigatori, questi, presentandosi come esponenti della Scu, avrebbero tentato di estorcere del denaro a un imprenditore agricolo brindisino.

La vittima, in particolare, la scorsa estate, è stata raggiunta in uno dei suoi appezzamenti  da un’autovettura con a bordo alcuni soggetti che gli avanzavano una richiesta estorsiva, reiterata poi nella prima decade del mese di ottobre. Le attività d’indagine hanno permesso di attribuire quel tentativo di estorsione, aggravato dall’essere stato commesso da più persone riunite e dalla manifestata appartenenza alla Sacra Corona Unita, a Vincenzo Bleve, Dario Fai e Pierpaolo Fai. Contestualmente all'esecuzione del provvedimento di fermo, i poliziotti hanno perquisito le abitazioni degli indagati, alla ricerca delle armi. 

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