"Rapinatore per bisogno", e sul complice tace

BRINDISI – Alessandro Elia non ha saputo fornire il nome del suo complice. Il 31enne, ascoltato stamani dal gip Maurizio Saso, ha detto di non essere in grado di identificare l’uomo con cui ha rapinato la gioielleria Anna Longo di via Filomeno Consiglio, ingaggiando una colluttazione con il titolare del negozio, Vittorio Bianco, e suo figlio.

La gioielleria dopo la rapina

BRINDISI – Alessandro Elia non ha saputo fornire il nome del suo complice. Il 31enne, ascoltato stamani dal gip Maurizio Saso, ha detto di non essere in grado di identificare l’uomo con cui ha rapinato la gioielleria Anna Longo di via Filomeno Consiglio, ingaggiando una colluttazione con il titolare del negozio, Vittorio Bianco, e suo figlio. Elia, immobilizzato dalle vittime prima di essere ammanettato dai poliziotti della Sezione volanti, resterà in carcere con le accuse di rapina aggravata e ricettazione.

Difeso dall’avvocato Marcello Tamburini, Elia ha ripercorso la dinamica dell’assalto. Si trovava lui alla guida della Lancia Lybra station wagon con cui i rapinatori, poco dopo le 17 di lunedì 3 febbraio, hanno raggiunto l’obiettivo. Entrambi avevano il volto coperto da passamontagna. Il complice del 31enne impugnava un revolver calibro 8 con canna da due pollici. “La pistola – afferma l’indagato – era caricata a salve. Siamo entrati nel negozio approfittando del fatto che la porta era rimasta momentaneamente aperta”.

I banditi si sono subito diretti verso il registratore di cassa, impossessandosi del cassetto contenente il denaro. Ma il gioielliere, che in quel momento si trovava da solo, ha reagito, scagliando addosso ai banditi una sedia. Ne è scaturita una colluttazione nel corso della quale, sempre sulla base di quanto riferito da Elia al gip, è stato il rapinatore tuttora ricercato a colpire Vittorio Bianco alla testa, con il calcio della pistola.

In quegli stessi frangenti, è sopraggiunto il figlio del gioielliere. “A quel punto – spiega Elia – ho tentato di uscire dal negozio, ma sono scivolato per terra”. Il 31enne viene quindi immobilizzato dai Bianco, mentre il complice torna a bordo della Lancia Lybra. Questi si dirige verso corso Garibaldi e imbocca vico D’Orimini, ma il veicolo si schianta addosso a un segnale stradale, incastrandosi nella stradina. La fuga del malvivente proseguirà a piedi.

Nell’auto, oltre alla pistola, i poliziotti recuperano anche un passamontagna e il cassetto del registratore di cassa con alcuni preziosi sottratti nel corso della rapina. Elia ha provato a giustificare le ragioni del suo gesto con lo stato di estrema difficoltà economica in cui è sprofondato dopo il licenziamento da una pizzeria di Torino in cui lavorava come pizzaiolo.

E sullo sfondo ci sarebbero anche alcune problematiche legate alla separazione dalla moglie. La caccia al complice, intanto, continua. Le forze lo hanno identificato. Gli esiti degli esami sui campioni di sangue e saliva prelevati dall’auto potrebbero presto portare alla chiusura del cerchio investigativo.

 

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