Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

“Rapine, altri quattro brindisini nel gruppo guidato da Antonio Grassi”

I carabinieri sulle tracce di ragazzi di età compresa tra 18 e 25 anni: visionati i filmati delle telecamere di videosorveglianza dei negozi. Si allarga l'inchiesta sui colpi messi a segno tra marzo 2014 e aprile 2015: i primi ritenuti responsabili sono stati arrestati a fine febbraio e sono coinvolti anche nelle indagini dell'Antimafia

BRINDISI – Ci sarebbero altri quattro brindisini di età compresa fra 18 e 25 anni nel gruppo che ha messo a segno una serie di rapine tra il capoluogo e i comuni della provincia e che per la Procura è stato capeggiato da Antonio Grassi: i complici potrebbero restare in libertà ancora per poco, il tempo necessario per associare i nomi ai primi piani dei volti estratti dai fotogrammi ricavati dalle immagini riprese dalle telecamere dei negozi, per lo più supermercati.

Antonio Grassi-2I carabinieri sono sulle tracce degli “altri” , ritenuti responsabili di cinque colpi avvenuti tra marzo 2014 e aprile 2015,  al pari di Alfonso Polito, Vincenzo Trono e Francesco Franchin, arrestati assieme a Grassi alla fine dello scorso mese di febbraio, a distanza di una settimana dal blitz “The beginners” della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che ha portato in carcere 27 brindisini con l’accusa di aver fatto parte della Sacra Corona Unita e più esattamente dell’articolazione nota come “clan dei mesagnesi”.

Il gruppo di stampo mafioso, secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe avuto come punto di riferimento Tobia Parisi, alla guida assieme a Daniele Vicientino, alias il professore, Antonio Vitale, detto il marocchino, e Massimo Pasimeni, noto come piccolo dente. La diramazione su Brindisi città avrebbe visto nel ruolo di primo piano Luca Ciampi, al quale avrebbero fatto riferimento Grassi, Trono, Polito e Franchin che sia dopo gli arresti hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, sia dopo il primo blitz che dopo la seconda ordinanza.

Non ci sono, quindi, allo stato dichiarazioni degli indagati. Ci sono due inchieste che procedono parallelamente: una della Dda di Lecce, l’altra della Procura di Brindisi, entrambe in evoluzione. Nel primo caso gli inquirenti possono contare sui verbali resi dai pentiti, come Francesco Gravina alias il gabibbo, nell’altro non ci sono confessioni.

Vincenzo Trono Ci Francesco Franchin-2sono invece una serie di fotogrammi che i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Francavilla Fontana sono riusciti ad estrapolare dalle immagini che documentano le azioni a volte anche violente dei rapinatori, come si legge nell’informativa di reato a firma del tenente Roberto Rampino. I militari, inoltre, sono stati in grado di ricavare il “profilo genetico del Dna dagli accertamenti tecnico-scientifici eseguiti sui reperti in sequestro”.

Per il gip del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, che ha firmato l’arresto per Grassi & co, si tratta di “investigazioni brillantemente svolte d’iniziativa oppure su delega del pubblico ministero” che hanno portato a sostenere l’esistenza di “gravi indizi di colpevolezza” a carico dei quattro poi arrestati. Ma Grassi, Trono, Polito e Franchin non sarebbero stati gli unici ad entrare in azione, per adesso “in concorso” e non in associazione tra loro: lo scrive lo stesso gip, lo sostiene il pm e ne sono convinti i carabinieri, che il “gruppo era costituito da più soggetti”.

POLITO ALFONSO-2“Tre persone non ancora identificate” avrebbero preso parte alla rapina nella tabaccheria del rione Paradiso di Brindisi, di cui è accusato il solo Grassi, avvenuta il 24 febbraio 2014. “Quattro persone non identificate” sarebbero entrate in azione il 4 marzo successivo per l’assalto al supermercato Dok di Mesagne, sempre con Grassi. Nel primo caso le immagini mostrano Grassi imbracciare un fucile con canna mozzata, mentre gli altri si “impossessavano di mille euro in contanti e di alcune decine di stecche di sigarette “, nel secondo uno dei banditi ha “colpito violentemente sul capo l’addetto alle casse prima di prendere la somma di 1.771 euro”.

In entrambe le occasioni, i quattro “avevano passamontagna o cappuccini, calzavano scarpe da ginnastica, indossavano giubbotti di colore scuro e jeans ad esclusione di uno che aveva il pantalone di una tuta con la scritta sulla gamba sinistra Frutta”. Restano senza nome, ancora per poco.

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