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Rapine con sequestro di persona, tre brindisini ai domiciliari con braccialetto elettronico

Lorenzo Mastrovito, Lorenzo Battisti e Orlando Morleo indagati nell’inchiesta sulla cosiddetta Banda Bassotti in azione anche a Venezia: il Riesame annulla l’accusa di associazione per delinquere

BRINDISI – Dal carcere ai domiciliari con braccialetto elettronico, nell’inchiesta su alcune rapine consumate, con sequestro di persona, o tentate, in uffici postali e bancari fra Trieste e Venezia. Il Riesame ha concesso l’attenuazione della misura per Lorenzo Mastrovito, 47 anni, Lorenzo Battisti, 64, e Orlando Morleo, 43, arrestati dai carabinieri il 4 ottobre scorso, nell’ambito dell’inchiesta bis sulla cosiddetta Banda Bassotti, in azione tra la primavera e l’estate 2017 nel Friuli Venezia Giulia. Ma i tre restano in cella non essendo ancora disponibili gli strumenti elettronici per il controllo.

Il Riesame

MASTROVITO Lorenzo, classe 1971-2Secondo il  Tribunale del Riesame di Trieste presieduto da Enzo Truncellito (relatore Francesco Antoni), non è ravvisabile alcuna associazione per delinquere dietro quei colpi e per questo ha annullato la contestazione mossa nel primo capo d’imputazione dell’ordinanza di custodia cautelare, così come avevano chiesto i difensori dei tre indagati. Le motivazioni alla base della decisione e, quindi, le ragioni secondo cui non sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per affermare l’esistenza del sodalizio, saranno depositate nei prossimi giorni.

Il collegio, in funzione di Tribunale della libertà, si è riunito in camera di consiglio il 25 ottobre scorso, per valutare i ricorsi discussi dai difensori degli indagati, gli avvocati Mario Guagliani per Mastrovito residente  Ostuni, Giuseppe Guastella per Battisti, residente a Brindisi, e Daniela D’Amuri per Morleo, residente a Brindisi. Nella foto accanto Lorenzo Mastrovito.

L’accusa di associazione per delinquere

La contestazione relativa all’appartenenza all’associazione per delinquere era stata mossa nei confronti di sei brindisini complessivamente: oltre a Mastrovito, Battisti e Morleo, c’erano Lorenzo Boccadamo di Brindisi, ritenuto figura di primo piano, Simone Giordano originario di Carignano in provincia di Torino, ma residente a Ostuni, e Pasquale Carparelli di Carovigno ma residente a San Vito dei Normanni. Il blitz dei carabinieri risale al 27 settembre scorso. Per le azioni consumate in provincia di Trieste, c’è stato uno stralcio.

BATTISTI Lorenzo, classe 1954-2Secondo l’accusa inizialmente mossa dalla Procura i sei brindisini si “associavano tra loro al fine di compiere i delitti di rapine con sequestro di persone, furti e ricettazione, e altri indeterminati della stessa specie”. Ci sarebbero stati anche altri associati, quali esecutori materiali. Il giudice per le indagini preliminari condivise l’impostazione sottolineando anche la circostanza aggravante costituita dall’”essere il numero degli associati superiore a dieci”.

Il braccialetto elettronico

Annullata l’ordinanza rispetto a questa accusa, il Riesame ha sostituito la misura degli arresti nel carcere di Brindisi per Mastrovito e Morelo, e nel carcere di Reggio Emilia per Battisti, con quella degli “arresti domiciliari con applicazione degli strumenti di controllo elettronico, previa acquisizione del consenso per iscritto da parte degli interessati”. Nella foto al lato Lorenzo Battisti.

Il Tribunale ha fatto divieto a Mastrovito, Battisti e Morleo di “allontanarsi dal luogo dei domiciliari, senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nonché di incontrarsi e comunicare con persone diverse dai familiari conviventi e da coloro che le assistono”. In caso contrario “verrà ripristinata la custodia cautelare in carcere”. 

Le rapine

MORLEO Orlando classe 1975-2Battisti e Morleo restano indagati con l’accusa di tentata rapina pluriaggravata in concorso nella Banca nazionale del lavoro a Trieste, in via Morpurgo, il 3 luglio dello scorso anno. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, avrebbero avuto accesso al cortile posteriore della banca dopo aver tagliato la rete di recinzione. Sarebbero poi riusciti ad “aprire un varco a una porta esterna al servizio della centrale termica che si rilevava, tuttavia, priva di accesso agli uffici”. A quel punto avrebbero cercato di “rimuovere la grata a protezione di una finestra di un bagno comunicante con gli uffici”. Ma senza risultato.I due brindisini avrebbero rubato due targhe, quelle di una Fiat Punto e quelle di una Fiat 500, entrambe rubate il 30 settembre 2017 a Fossalta di Piave. Nella foto di lato Orlando Morleo.

Mastrovito è accusato anche di aver preso parte alla rapina, non andata a segno, nell’ufficio postale di Sistiana il primo novembre dello scorso anno. Identica accusa è contestata in relazione al colpo fallito nell’ufficio postale di Ceggia, il giorno successivo.

I difensori hanno sollecitato il braccialetto elettronico, ma l momento non ci sarebbe ancora la disponibilità dello strumento di controllo ai domiciliari, per il quale gli indagati hanno dichiarato la propria disponibilità.

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