Rapine, fucile in garage: arrestato

BRINDISI – Marco Pignatelli, 25 anni, brindisino, tra lunedì e martedì probabilmente ha vissuto le 48 ore peggiori della sua vita: la nascita prematura della sua bambina costretta in una incubatrice dell’Unità di terapia intensiva neonatale del “Perrino”, e l’arresto per detenzione di arma clandestina modificata. Ma la legge è legge, e martedì mattina la sezione antirapina della Squadra mobile è andata a bussare a casa di Pignatelli a piazza Locchi, al quartiere Paradiso, per cercare roba che fa molto male: un fucile a canna mozzata calibro 12.

Il fucile sequestrato

BRINDISI – Marco Pignatelli, 25 anni, brindisino, tra lunedì e martedì probabilmente ha vissuto le 48 ore peggiori della sua vita: la nascita prematura della sua bambina costretta in una incubatrice dell’Unità di terapia intensiva neonatale del “Perrino”, e l’arresto per detenzione di arma clandestina modificata. Ma la legge è legge, e martedì mattina la sezione antirapina della Squadra mobile è andata a bussare a casa di Pignatelli a piazza Locchi, al quartiere Paradiso, per cercare roba che fa molto male: un fucile a canna mozzata calibro 12.

Un preciso indizio ha portato gli investigatori  diretti dal vicequestore Francesco Barnaba sino al condominio popolare dove la perquisizione di ieri non è stata certo la prima e non sarà certo l’ultima, data l’alta percentuale di soggetti con precedenti penali che abita il luogo. Proprio lì, nella notte tra il 21 e il 22 novembre e al termine di un inseguimento, i carabinieri del nucleo radiomobile erano stati costretti ad affrontare una piccola sollevazione di parenti e amici della persona che stavano arrestando, Giuseppe Torsello. Ma Pignatelli non era in casa: si trovava in ospedale per seguire le vicissitudini della sua piccola in lotta per la vita e per stare accanto alla sua compagna. Lo ha avvertito la suocera, che la polizia lo attendeva per effettuare una perquisizione, e alle 12,30 Marco Pignatelli si è presentato in piazza Locchi 2, per aprire la porta di casa, e poi – a controllo ultimato nell’abitazione – quella del seminterrato di sua pertinenza.

Gli agenti dell’antirapina non hanno impiegato molto a perquisire il minuscolo vano, e a trovare la nicchia sotto il pavimento dove era stata occultata l’arma. Il punto è stato individuato spostando un armadietto metallico: sotto c’erano tre mattoni amovibili, e sotto ancora in un piccolo scavo un involucro di polietilene scuro. Era il primo strato protettivo del fucile, corredato di 55 cartucce caricate a pallini. L’arma, un semiautomatico da caccia con canna e calcio segati, nonché parte della matricola abrasa, era ben oliata e in ottimo stato di conservazione, pronta per essere impugnata in qualsiasi momento per far pesare tutta la sua potenza intimidatrice nel corso di un’azione criminosa.

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A maggiore protezione del fucile, anche un maglione blu e una maglietta nera di cotone come ulteriori strati protettivi. La polizia scientifica ha repertato anche i capelli presenti sul maglione nell’eventualità di un test genetico su richiesta del magistrato inquirente. Pignatelli è incensurato, ma ciò non vuol dire nulla, nella geografia attuale del crimine a Brindisi. Potrebbe essere uno dei banditi che la sera scorazzano tra negozi e distributori di carburante, potrebbe essere solo il custode dell’arma. Le indagini proseguono, ma intanto è stata fornita una prima risposta ai fatti degli ultimi giorni nel capoluogo e dintorni.

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