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Referendum: "Tante le ragioni per cui bisogna votare Sì"

Innanzitutto, gioverebbe a tutti sgomberare il campo da alcuni luoghi comuni che in questi giorni stanno offuscando il dibattito sul merito della riforma, spostando, perniciosamente, l’attenzione su questioni fantapolitiche

Quando praticavo sport agonistico mi insegnarono che non era corretto, tifare contro la squadra avversaria, bensì, al massimo, era consentito tifare in favore della propria. Prendendo spunto da questi vecchi ma sempre validi insegnamenti, mi sforzerò di non delegittimare le ragioni sostenute dal variegato stuolo del “non sì ” che rispetto, pur non condividendole nei toni e nei contenuti, ma appunto, di rappresentare, motivare e rafforzare quelle, numerosissime, a sostegno del Sì.

Innanzitutto, gioverebbe a tutti sgomberare il campo da alcuni luoghi comuni che in questi giorni stanno offuscando il dibattito sul merito della riforma, spostando, perniciosamente, l’attenzione su questioni fantapolitiche che nulla hanno a che vedere con l’importantissima consultazione referendaria del 4 dicembre. Non si vota per o contro Renzi, né, tantomeno, per o contro la legge elettorale, e non è pertinente attribuire al voto del 4 Dicembre Un Valore Di Giudizio Politico Sull’operato Del Governo. Sì vota per l’approvazione della Legge di Revisione Costituzionale che modificherà la Costituzione Italiana e che sopravvivrà a Renzi ed anche ai suoi successori, in quanto, regolamenterà, tra le altre cose, soprattutto la vita politica dei futuri governi ( post Renzi ).

Tanto precisato, ritengo molto sommessamente che sia oramai giunto il momento, con l’avvento della III° Repubblica, di superare lo stereotipo tutto “ all’italiana ” secondo cui, la modifica della Costituzione sarebbe quasi un tabù, ciò in quanto, non solo dal 1948 ad oggi è già stata modificata più volte, ma anche perché tale atteggiamento misoneista, se non addirittura ostracista, risulta in netto contrasto con lo spirito e la volontà dei nostri stessi Padri Costituenti che vollero con forza l’Articolo 138, indicando in esso l’iter procedurale di approvazione delle Leggi di Revisione Costituzionale e delle altre Leggi Costituzionali.

In maniera molto lungimirante, infatti, i padri costituenti pensarono che, trattandosi comunque di un testo normativo, sebbene della Legge Fondamentale dello Stato, anche la Costituzione avrebbe avuto la necessità di adattarsi ed uniformarsi ai tempi ed alle esigenze dei tempi che sarebbe stata chiamata a guidare. Pare altresì opportuno, per completezza espositiva, evidenziare come questa Riforma, non intacchi assolutamente la Prima Parte della Costituzione, ovvero quella inerente ai Diritti e ai Doveri dei Cittadini, né, in alcun modo, coinvolge il principio del bilanciamento dei poteri dello Stato.

Prima di entrare nel merito di alcuni degli aspetti topici di questa Legge di Revisione Costituzionale, ritengo, tuttavia, improcrastinabile una digressione politica sul fenomeno comportamentale e sulle responsabilità di quei Parlamentari che in un primo momento, attraverso il loro voto favorevole in Parlamento, hanno contribuito al raggiungimento della maggioranza sufficiente ad approvare la Legge di Revisione medesima e, dunque, ad indire il referendum del 4 dicembre p.v., salvo poi, successivamente schierarsi in difformità rispetto al loro stesso voto.

Senza dilungarsi troppo sul punto, ritengo che ciò non favorisca quell’avvicinamento tra cittadini e politica tanto propagandato, ma poi smentito nei fatti, attraverso comportamenti palesemente incoerenti che contribuiscono all’accrescimento di quei convincimenti populisti, sulla politica e sui politici tutti, che fanno buon gioco ai movimenti nascenti.

Veniamo ora alla Riforma: Il superamento del bicameralismo perfetto è una delle principali novità contenute in questa riforma che consentirà di approvare le Leggi in brevissimi tempi certi, superando, in tal modo, il tortuoso meccanismo della navetta tra Camera e Senato, che tanto spaventa il Legislatore e che è il principale responsabile dei tempi biblici di approvazione delle Leggi, oscillanti tra i 300 e i 500 giorni. Tuttavia, è bene chiarire sin da subito che la necessità di superare il Bicameralismo Perfetto non è legata all’esigenza di produrre una eccessiva legiferazione, bensì, a quella di legiferare al momento giusto e nei tempi giusti, offrendo in tal modo le dovute e tempestive risposte ai cittadini.

Inoltre, tale semplificazione nell’iter legislativo ridurrà in maniera drastica il ricorso alla decretazione d’urgenza, strumento oggi abusato dai governi ed in alcuni casi svilente delle funzioni del Parlamento. Il superamento del bicameralismo perfetto, conferirà il potere legislativo, per le leggi ordinarie, e la titolarità del rapporto di fiducia con il Governo, esclusivamente alla Camera dei Deputati mentre, sarà confermato il potere legislativo anche al Sanato in riferimento alle leggi di revisione costituzionale, alle altre leggi costituzionali, e a tutte le altre indicate al nuovo Art. 70 della Costituzione.

Ad ogni modo, anche sulle leggi ordinarie di competenza esclusiva della Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica potrà esercitare un potere di controllo attraverso la deliberazione di proposte di modifica del testo, non vincolanti, oltre a poter, sempre il Senato, richiedere alla Camera dei Deputati di procede all’esame di un proprio disegno di legge approvato a maggioranza assoluta. Dunque, nessuna riduzione di garanzie né di tutele, bensì, una nuova impostazione dell’Ordinamento della Repubblica, molto più efficiente e confacente ai tempi che viviamo.

In riferimento alla nuova composizione del Senato ed ai suoi nuovi ruoli, è il caso di precisare che sarà composto da 95 Senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali ( 74 consiglieri regionali e 21 sindaci eletti con metodo proporzionale – con legge che sarà approvata dopo l’entrata in vigore della Legge di Revisione Costituzionale che ci accingiamo ad approv are ) e 5 Senatori che potranno essere nominati dal Presidente della Repubblica. Dunque, saranno aboliti i Senatori a Vita e saranno aboliti 315 Senatori con un notevole risparmio dei costi della politica, anche attraverso altri interventi quali, ad esempio, l’abolizione del Cnel.

D’altronde, un Senato eletto su base Regionale, da cittadini con età superiore ai 25 anni e composto da senatori over 40, con maggioranze risicate o addirittura differenti rispetto a quelle della Camera dei Deputati e con mansioni identiche a quest’ultima, non ha più ragion d’esistere e rappresenta, addirittura, un lusso. L’estrema sintesi appena rappresentata, delinea in maniera succinta ma esaustiva le favorevoli novità che il superamento del bicameralismo perfetto potrà apportare al nostro sistema attuale, oltremodo superato ed eccessivamente farraginoso.

Legge di iniziativa popolare

L’art. 71 della Nuova costituzione consentirà a 150.000 cittadini di esercitare proposte di legge, attraverso un progetto redatto in articoli con l’obbligo della Camera dei Deputati di discutere e deliberare le proposte di legge ad iniziativa popolare. Tale importantissimo strumento di democrazia partecipativa, è stato fortemente valorizzato da questa Riforma Costituzionale, in quanto, seppur accrescendo da 50.000 a 150.000 il numero dei cittadini che potranno esercitare tale diritto, in proporzione all’aumento della popolazione Italiana che è salita da 40.000.000 a circa 60.000.000, ha però introdotto l’obbligo per la Camera dei Deputati di discutere e deliberare le proposte di legge ad iniziativa popolare, una novità che finalmente renderà reale e percepibile il ruolo dei cittadini in ambito legislativo.

Introduzione del Referendum Propositivo

Coerentemente allo spirito democratico appena evidenziato, la Riforma prevede anche un nuovissimo strumento di partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche del Paese, attraverso l’introduzione dei Referendum Popolari Propositivi e di Indirizzo che ancor di più, daranno loro, un ruolo attivo e da protagonisti.

Abbassamento del Quorum nel Referendum Abrogativo

Fermo restando la conferma dell’attuale sistema di proposizione del Referendum Abrogativo attraverso la raccolta di 500.000 firme ed il superamento del quorum del 50 % + 1 dei votanti, necessari per approvare la proposta soggetta a referendum, la Riforma Costituzionale che ci accingiamo ad approvare prevede anche una importante novità consistente nella possibilità di abbassare il quorum, al 50% + 1 nel numero dei votanti alle ultime elezioni alla Camera nell’ipotesi in cui si raccolgano 800.000 firme anziché 500.000.

L’abbassamento del quorum nel Referendum Abrogativo, strumento, per antonomasia, di democrazia diretta, è già di per sé un ottimo motivo per valutare positivamente questa novità, tuttavia, l’effetto concreto che produrrà, sarà anche e soprattutto quello di limitare le conseguenze dell’astensionismo nelle consultazioni referendarie che spesso ne subiscono, incolpevolmente, gli effetti.

Riforma Titolo V

Ulteriore novità contenuta nella Riforma, è la modifica del Titolo V della Costituzione, già modificato altre volte in passato. Tale intervento, che incrementerà la potestà legislativa dello Stato eliminando le materie di legislazione concorrente fra Stato e Regioni, si è reso necessario in quanto, negli ultimi anni, più volte la Corte Costituzionale è stata costretta ad intervenire dichiarando l’incostituzionalità di numerose Leggi Regionali, nonchè per dirimere conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni.

Ciò comporterà una maggiore unitarietà, a livello nazionale, in materie nevralgiche quali, ad esempio, tutela e sicurezza del lavoro, tutela della salute eccetera. Tante altre sarebbero le novità contenute nella riforma che però, per ragioni di sintesi, non è possibile trattare in questa sede. Alla luce di queste succinte riflessioni, riteniamo che questa opportunità di cambiamento concreta e probabilmente irripetibile, non possa andare persa.

Facciamo affidamento sulla libertà intellettuale dei cittadini che sicuramente, a prescindere dalla scelta finale che intenderanno intraprendere, non si faranno influenzare da slogan o motivazioni non inerenti al merito della Riforma. Noi voteremo SI’ al Cambiamento perché riteniamo che anche e soprattutto i cittadini, in questo straordinario momento storico, debbano assumersi le proprie responsabilità una volta interpellati personalmente su tematiche così importanti.

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