Resort sui colli, condanne. Assolto ex sindaco

VILLA CASTELLI - Ci furono abusi edilizi ma non solo. Quel resort sui colli, una ‘cattedrale nel deserto’ fu il frutto di irregolarità compiute da un pubblico ufficiale, Pasquale Suma il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Villa Castelli e dai due imprenditori.

L'albergo Natura Point di proprietà di Rocco Cavallo

VILLA CASTELLI - Ci furono abusi edilizi ma non solo. Quel resort sui colli, una ‘cattedrale nel deserto’ fu il frutto di irregolarità compiute da un pubblico ufficiale, Pasquale Suma il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Villa Castelli e dai due imprenditori che ottennero le dovute (sarebbe meglio dire non dovute) autorizzazioni edilizie, Pietro Rossi e Giovanni Ciciriello, soci della Natural Point. Per tutti e tre la pena comminata è pari a 1 anno e tre mesi, sospesa per Suma e Ciciriello, il primo dei quali è stato anche interdetto dai pubblici uffici.

Assolto dall’accusa di abuso d’ufficio l’allora sindaco di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro. Escono indenni dal primo grado del processo, così come aveva per altro chiesto il pm titolare dell’accusa, Milto Stefano De Nozza, Giovanni Carenza e Cosimo Cinieri, due tecnici, il primo dei quali della Regione Puglia.

Assolto anche l’imprenditore cegliese Rocco Cavallo, difeso dall’avvocato Aldo Gianfreda, che fu colui che acquistò il complesso quando i giochi erano già fatti. Non poteva quindi immaginare. Proprio Rocco Cavallo ha ottenuto questa sera, con il pronunciamento del Tribunale in composizione collegiale (Cucchiara, Biondi, Cacucci) la restituzione, previo dissequestro, degli immobili in questione.

Prescritte alcune ipotesi di falso e di violazioni edilizie. Difetto di querela per il capo C, riguardante anch’esso un episodio di falso.

L’insediamento in questione è quello di contrada San Barbato, avvolto dai sigilli sin dal 2009, quando la procura di Brindisi chiese e ottenne la misura cautelare ritenendo che lì fosse stato costruito un resort che si reggeva su fondamenta penalmente censurabili.

Sotto la lente della magistratura finirono una conferenza dei servizi, definita dal pm una “pagliacciata” e tutti gli atti propedeutici alla concessione del permesso per costruire la struttura turistica che, dice l’accusa, non fu concepita perseguendo l’interesse pubblico.

Al termine della requisitoria, martedì scorso, il pm Milto Stefano De Nozza aveva chiesto l’assoluzione per  Rocco Cavallo, e per i due tecnici Giovanni Carenza e Cosimo Cinieri. Invocata invece condanna a una pena pari a due anni e sei mesi per l’ingegnere Pasquale Suma, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio tecnico, per l’allora sindaco Vitantonio Caliandro; un anno e otto mesi per Pietro Rossi e Giovanni Ciciriello.

Le decisioni dei giudici confermano, quindi, quasi del tutto l’impostazione accusatoria concepita inizialmente dal pm Adele Ferraro. Ad alcuni dei fatti contestati ci ha pensato il trascorrere del tempo. Per il resto, le sentenze rispecchiano la ricostruzione della vicenda così come è stata operata, eccezion fatta per la posizione del sindaco che si riteneva fosse il ‘regista’ dell’affaire di contrada San Barbato e che invece, con la formula ‘per non aver commesso il fatto’, si scrolla di dosso l’accusa principale.

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Non luogo a procedere per i fatti marginali. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Aldo Gianfreda, Roberto Palmisano, Gianvito Lillo e Giuliano Calabrese. Novanta giorni di tempo, e saranno note anche le motivazioni delle decisioni assunte oggi, dopo una camera di consiglio durata più di tre ore.

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