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Resta in silenzio l’ex latitante accusato di spaccio di droga

Facoltà di non rispondere davanti al gip per Daniele Camon, arrestato dopo 48 ore di irreperibilità, nell’inchiesta Last Travel: secondo la Procura rivendeva a Brindisi hashish ricevuto da Orlando Carella

BRINDISI – Silenzio davanti al gip. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Daniele Camon, 33 anni, di Brindisi, accusato di spaccio di droga nell’inchiesta chiamata Last Travel, sull’asse Torino-Brindisi per la fornitura e la rivendita di hashish.

CAMON Daniele, classe 1983-2L’indagato si è presentato questa mattina (7 novembre) davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, che ha firmato il provvedimento di arresto ai domiciliari, su richiesta del pubblico ministero Valeria Farina Valaori. Al suo difensore di fiducia, Giacomo Serio, ha consegnato la volontà di non sottoporsi all’interrogatorio.

Camon resta ai domiciliari nella stessa abitazione in cui ha trovato riparo riuscendo a sfuggire al blitz dei carabinieri del 31 ottobre scorso. Non si è mai allontanato dalla città: è stato rintracciato in un appartamento, nel centro di Brindisi, tra via Lata e via  Taranto,  di proprietà di un brindisino che è stato denunciato per favoreggiamento personale. La difesa intende presentare ricorso al Tribunale del Riesame.

L’indagato è accusato di aver detenuto un “consistente quantitativo di hashish ricevuto da Orlando Carella”, 47 anni, assistito dall'avvocato Giuseppe Guastella, in carcere dalla scorsa estate per spaccio, dopo essere stato fermato dai militari del Norm. In auto, una Opel, Carella aveva nascosto tre chili di hashish nel vano motore, altri due chili sono stati trovati nella lavatrice dell’abitazione di via Crati, rione Perrino.

Stando a quanto evidenziato nel provvedimento di custodia cautelare, sulla base del contenuto di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché all’esito di servizi di pedinamento, il brindisino avrebbe avuto il compito di rivendere la sostanza stupefacente sulla piazza di Brindisi. Accusa analoga è stata mossa nei confronti di Domenico De Leo, Teodoro Montenegro, Alessandro Liardi difesi dall’avvocato Daniela d’Amuri, nonché di Pietro Corsano.

Ruolo di primo piano è contestato a Giovanni Cannalire, brindisino anche lui, difeso dall’avvocato Ladislao Massari, suocero di Antonio Di Giovanni, fermato dai militari dopo l’inseguimento che si concluse nei pressi del centro commerciale Ipercoop di Brindisi il 9 agosto scorso. Cannalire riuscì a fuggire correndo lungo le campagne: secondo i carabinieri quella sera c’era anche lui a bordo della Fiat Croma imbottita di hashish, condotta da Di Giovanni. Nel portabagagli furono trovati 85 chili di droga. Erano partiti da Torino, città ritenuta il centro per l’approvvigionamento della sostanza stupefacente.

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