Affari e politica: Torre Guaceto gallina dalle uova d’oro

I retroscena dell’inchiesta sulla compravendita di voti effettuata da alcuni indagati per favorire l’elezione del candidato sindaco Massimo Lanzillotti, con l’obiettivo di gestire l’area parcheggi della riserva

CAROVIGNO – Si terrà venerdì prossimo (12 giugno) l’interrogatorio di garanzia di Andrea Saponaro, 47enne di Carovigno arrestato in regime di domiciliari per aver procacciato dei voti (sia con le minacce che con il pagamento di somme di denaro) in occasione delle elezioni amministrative che si sono svolte a Carovigno nel giugno 2018, con l’obiettivo di far vincere il candidato, individuato nell’attuale sindaco Massimo Lanzillotti, che poi gli avrebbe dovuto garantire la gestione dei parcheggi della riserva di Torre Guaceto. Saponaro, difeso dagli avvocati Cosimo De Leonardis e Giovanni Francioso, si presenterà davanti al gip, Simona Panzera, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare eseguita nella giornata di lunedì (8 giugno) dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del comando provinciale di Brindisi. 

L'Area marina protetta di Torre Guaceto

Gli indagati

Oltre a Saponaro, altre otto persone, tutte indagate a piede libero, sono coinvolte nell’inchiesta coordinata fra il dicembre 2017 e l’estate 2018 dalla Dda di Lecce. Si tratta di: Massimo Lanzillotti, sindaco di Carovigno, Francesco Leoci, presidente del consiglio comunale di Carovigno, Elio Lanzillotti, ex presidente del consorzio di gestione della riserva di Torre Guaceto, Giovanni Saponaro, Cosimo Saponaro, Daniele Luperti, Vincenzo Iaia, Franco Iaia. 

Ad Andrea Saponaro, Giovanni Saponaro e Cosimo Saponaro, sulla base dei verbali di alcuni collaboratori di giustizia, è stato contestato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, in quanto ritenuti vicini alla Scu. Nelle conclusioni del gip, però, si legge che il quadro indiziario a carico degli indagati, in merito a tale capo di imputazione, “non è sufficientemente pregnante, dovendosi poi evidenziare come in ogni caso nessuno dei collaboratori di giustizia ha effettuato alcun riferimento a Cosimo Saponaro, cui pure è contestata la partecipazione al sodalizio criminoso”.  Questo, di conseguenza, sempre secondo il gip, fa venir meno l’aggravante del concorso esterno in associazione di tipo mafiosa a carico di Massimo Lanzillotti, Francesco Leoci, Daniele Luperti ed Elio Lanzillotti. 

Il sindaco Lanzillotti, attraverso una nota diramata due giorni fa, ha rimarcato che "con la sua amministrazione sono state approvate convenzioni per la gestione del parcheggio direttamente al Consorzio di Torre Guaceto e varianti allo strumento urbanistico, al fine della definitiva approvazione di un’opera pubblica come la Porta della Riserva, che segna una netta inversione rispetto al passato".  Il primo cittadino si è detto inoltre "del tutto estraneo ai fatti che riguarderebbero la sua campagna elettorale". "Fatti che sono lontani dai valori, principi e dagli obiettivi del mio mandato nonché dal mio essere. Confido nel lavoro delle forze dell’ordine, affinchè si faccia chiarezza su quanto oggi appreso dagli organi di stampa e rimango a totale disposizione degli inquirenti, a tutela del lavoro svolto negli ultimi due anni da me e dall’amministrazione che rappresento".


parcheggio pennagrossa 5-2

Le mire sulla riserva

Le indagini, partite il 22 dicembre 2017 a seguito dell’incendio appiccato all’auto di proprietà della moglie dell’allora sindaco di Carovigno, Carmine Brandi, hanno fatto emergere un sistema di pressioni e intimidazioni volto a condizionare l’attività politico-amministrativa, inducendo lo stesso Brandi a rassegnare le dimissioni da primo cittadino un mese dopo l’attentato, attribuito a Cosimo Saponaro. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dai carabinieri, in particolare, si evince come la riserva di Torre Guaceto, patrimonio dell’ambiente che da anni ottiene riconoscimenti internazionali, venga vista da una parte della politica e della criminalità come un luogo in cui sistemare persone e coltivare i propri interessi particolari (leggi il commento del direttore).  

Da quanto si legge nell’ordinanza, l’ex sindaco Brandi “rappresentava un ostacolo alle mire monopolistiche dei Saponaro sull’area parcheggi di Torre Guaceto”, che la stessa famiglia Saponaro ha gestito per anni. Dopo le dimissioni di Brandi, sarebbero partite “le manovre dei medesimi finalizzate ad individuare politici compiacenti cui garantire il loro appoggio elettorale”. Andrea Saponaro, infatti, in alcune conversazioni, avrebbe manifestato insofferenza nei confronti di un funzionario del Comune di Carovigno (“quello deve sparire di là”, avrebbe riferito l’indagato in un dialogo) “che aveva intralciato il percorso della sua pratica edilizia richiedendo una serie di pareri agli enti preposti”. Inoltre viene espresso rammarico per l’errore commesso in occasione della precedente tornata elettorale, conclusasi con la vittoria di un candidato, Cosimo Mele, “che aveva avuto l’effetto di bloccare le loro pretese espansionistiche – si legge nel provvedimento cautelare – posto che il direttore del Consorzio gli aveva esplicitamente messi da parte e un politico della fazione avversaria (‘pure che quello vorrebbe ucciso – viene detto in una intercettazione, a proposito del politico in questione – io se lo potevo uccidere lì dentro lo avrei ucciso’) un giorno si era recato sull’area con il direttore e un architetto per un progetto relativo alla realizzazione di opere in quel sito”.

Saponaro, dunque, per superare tali difficoltà, avrebbe palesato l’obiettivo di “collocare nella compagine politica di Carovigno almeno un uomo di sua stretta fiducia per bloccare le contrapposizioni del direttore”. Dopo aver sondato il terreno politico “per scegliere il candidato più docile”, si legge ancora nell’ordinanza, viene individuato in Massimi Lanzillotti il candidato da appoggiare, "poiché questi in caso di vittoria avrebbe dovuto rendere un’ordinanza a loro favore (‘Se va quello la prima cosa che deve fare l’ordinanza a noi deve fare’)”.

Nell’ambito di tale strategia pre elettorale che vede al centro Andrea Saponaro, Daniele Luperti, candidato al consiglio comunale, avrebbe manifestato l’intenzione di ottenere la delega alla riserva di Torre Guaceto, mentre Elio Lanzillotti avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di componente del consiglio di amministrazione di Torre Guaceto, in rappresentanza del Comune di Carovigno. Entrambe le nomine, però, dopo l’elezione di Massimo Lanzillotti, vincitore con un margine di appena 10 voti rispetto al secondo candidato più suffragato, non si concretizzano. Luperti, infatti, non viene eletto in consiglio comunale, mentre la proposta di nomina di Elio Lanzillotti nel Cda sarebbe stata bloccata, da quanto appurato dagli inquirenti, dalla coalizione di maggioranza. 

Il 27 luglio 2018, ad ogni modo, il Consiglio di Stato accoglie un ricorso presentato da Saponaro nell’ambito di un lungo contenzioso con il Consorzio riguardo alla gestione dell’area parcheggi di Torre Guaceto. Quello stesso giorno “il sindaco Massimo Lanzillotti chiamava Daniele Luperti per avere conferma – si legge nell’ordinanza – dell’accoglimento del ricorso, avendolo già saputo informalmente, chiedendo, benché fosse lui il sindaco, direttive sul da farsi”. Il sindaco inoltre “non riesce a trattenere l’entusiasmo e la soddisfazione per la pronuncia favorevole ottenuta dal Saponaro, che rappresenta per lui la migliore soluzione poiché risolutiva del problema dei parcheggi sollevandolo al contempo dalle difficoltà incontrate nel consiglio comunale nella esecuzione degli accordi in favore del Saponaro medesimo”. 

Minacce e voti comprati 

In questo scenario si innesta il fenomeno “della frenetica compravendita di voti – scrive il gip – in favore delle liste che sostenevano il candidato sindaco Massimo Lanzillotti e del candidato consigliere Daniele Luperti, operata da Andrea Saponaro nel corso delle elezioni del 10 giugno 2018 nel Comune di Carovigno”. Saponaro, in particolare, si sarebbe accordato “per accompagnare presso i rispettivi seggi elettorali – si legge ancora ancora nelle conclusioni del gip – i soggetti via via contattati, promettendo di pagare una semplice colazione, talora promettendo denaro a fronte della esibizione della foto della scheda elettorale (come nel caso di una persona a cui promette 50 euro, pretendendo prima la foto della scheda), talora addirittura una agevolazione per un concorso al Comune. In un caso – prosegue il gip – promette, poi, di concedere gratuitamente per il compleanno di un bambino l’uso del ‘trenino’ utilizzato a Torre Guaceto, del costo di ‘due o 300 euro’, in cambio dei due voti”. 

Ma in alcuni casi, purtroppo, la raccolta di voti avveniva attraverso le minacce e le intimidazioni nei confronti di soggetti più deboli. Emblematico è un episodio che si sarebbe verificato il giorno delle elezioni, quando due indagati avrebbero stretto “in una morsa asfissiante” un elettore, fino a quando non si sono impossessati della sua scheda elettorale, “apparentemente per controllare la sezione, ma in realtà per sottolineare all’uomo, ai fini intimidatori, di aver preso visione del suo indirizzo”. E poi vi sarebbero state anche delle minacce di licenziamento per costringere la moglie del dipendente di una società riconducibile a due indagati a rinunciare alla propria candidatura al consiglio comunale in una lista contrapposta, come poi, in effetti, è avvenuto. 

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