"Dacci 50mila euro o ti bruciamo gli ulivi": ma l'imprenditore sporge denuncia

I dettagli dell'inchiesta che ha portato all'arresto di cinque persone per una richiesta estorsiva all'amministratore di un'azienda agricola

FASANO – Se non si fosse piegato a una richiesta estorsiva da 50mila euro, avrebbe visto andare in fumo gli ulivi millenari della sua azienda. Ma grazie alla denuncia immediatamente sporta ai carabinieri, i presunti estorsori sono caduti in una trappola che oggi (giovedì 30 luglio), dopo mesi di indagini, si è conclusa con l’arresto di cinque persone. L’amministratore unico di un’azienda agricola con sede a Savelletri, in agro di Fasano, di proprietà di un imprenditore italo-svizzaro che possiede strutture alberghiere di lusso nelle province di Lecce e Brindisi, è la vittima dell’ennesima vicenda estorsiva verificatasi nel Brindisino. 

Gli arrestati

Risiedono nel Barese, però, i cinque indagati che all’alba odierna, con il supporto dei militari del comando provinciale di Bari e dello Squadrone eliportato cacciatori “Puglia”, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari, Maria Teresa Romita, su richiesta del pm di quella Procura, Larissa Catella, a seguito del lavoro svolto dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo del comando provinciale di Brindisi. Tre uomini sono stati condotti in carcere. Si tratta di Giandonato Sciacovelli, 48 anni, di Bari, detto “Gennaro”, il figlio Michele Sciacovelli, detto Mirco, 27 anni, di Bari, e il 46enne Giuseppe Dell’Aglio, 46 anni, di Polignano a Mare. E’ stata disposta la misura cautelare dei domiciliari, invece, a carico di Laura Colapietro, 27 anni, di Polignano, e Francesco Soloperto, 24 anni, di Bari. Devono tutti rispondere del reato di concorso in tentata estorsione. 

Le telefonate

I dettagli dell'operazione sono stati illustrati dal tenente colonnello Raffaele Federico, comandante del Reparto Operativo, e dal maggiore Rolando Giusti, comandante del Nucleo Investigativo, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso la sede del comando provinciale dei carabinieri di Brindisi.

Rolando Giusti e Raffaele Federico-2

L’indagine ha inizio il 12 settembre 2019, quando il gestore dell’azienda agricola di Savelletri si presenta in caserma. Poche ore prima aveva ricevuto una telefonata estorsiva in cui era stato posto davanti a un aut aut: o pagava 50mila euro, oppure gli avrebbero bruciato gli ulivi della sua masseria, già interessata tre giorni prima dall’incendio doloso di tre alberi secolari. Nei giorni successivi (il 20- 26-27 settembre e poi il 2 e l’8 ottobre) l’imprenditore riceve altre telefonate dello stesso tenore. I carabinieri accertano che tutte e cinque son state effettuate da diverse cabine telefoniche situate nella provincia di Bari. La richiesta era sempre la stessa: 50mila euro per evitare l’incendio degli ulivi. In alcune di queste telefonate, gli indagati fanno riferimento anche “allo svizzero”, il proprietario dell’azienda agricola. Ma i carabinieri erano al corrente di tutto.

La trappola

L’8 ottobre, giorno dell’ultima telefonata, viene organizzato un incontro nelle campagne di Monopoli, al confine con l’agro di Fasano. All’appuntamento, da quanto appurato dai carabinieri, si presentano Michele Sciacovelli e Francesco Soloperto, con volto parzialmente coperto da un cappellino e da un colletto alto. I due, evidentemente, non conoscevano il volto della vittima. Non sanno, quindi, che la persona che si presenta con uno zaino contenente 50mila euro non è l’amministratore dell’azienda, ma un carabiniere che gli somiglia. Non sanno neanche che le banconote, in realtà, sono false. I carabinieri, ad ogni modo, appostati a distanza di sicurezza, escono allo scoperto dopo il passaggio dello zaino. Soloperto e Sciacovelli fuggono a bordo dell’auto con cui erano giunti sul posto, per poi disfarsi dello zaino, gettandolo dietro a un muretto a secco, e abbandonare il veicolo nelle campagne. I militari, a stretto giro, recuperano sia i soldi (tarocchi) che la macchina, intestata a una persona residente in provincia di Bari.

Seguendo questa traccia, gli inquirenti mettono sotto intercettazione le utenze dei presunti autori dell’estorsione. In questo modo scoprono che Giuseppe Dell’Aglio e la moglie Laura Colapietro il 9 ottobre tornano sul posto alla ricerca dei soldi, ma non trovano nulla. A quel punto contattano telefonicamente uno dei due complici che il giorno prima avevano ricevuto lo zaino, chiedendo chiarimenti. Il giorno dopo, sempre in questa zona di campagna solcata da un dedalo di viuzze poco battute, si svolge un nuovo sopralluogo al quale prendono parte i due coniugi, insieme a Michele Sciacovelli. Ovviamente i tre tornano a casa a mani vuote.

Estorsione imprenditore Fasano-3

Gli arresti in flagranza

Dopo questo episodio, le richieste estorsive cessano definitivamente. Le indagini, invece, entrano in pieno fermento. I carabinieri appurano che gli indagati lavorano presso un'azienda agricola situata in provincia di Bari, con compiti di guardiania. Il 6 dicembre, le forze dell’ordine si recano all’interno della ditta e sorprendono Giuseppe Dell’Aglio in possesso di due pistole, arrestandolo in flagranza di reato. Il giorno successivo, invece, Michele Sciacovelli, sorpreso a un ricevimento, viene arrestato per violazione degli obblighi di sorveglianza che gravavano sul suo conto. Oggi l’epilogo della vicenda, con l’arresto di tutti e cinque gli indagati. 

Le dichiarazioni del sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria

"Gli arresti di oggi sono la dimostrazione che le istituzioni raggiungono risultati efficaci quando possono lavorare in tranquillità e nel rispetto delle leggi e dei codici. Faccio i complimenti ai carabinieri per l’operazione ed esprimo la mia vicinanza al dottore De Picciotto per il tentativo di estorsione che ha subito: gli imprenditori capaci, creatori di attività innovative e di lavoro, devono essere tutelati al meglio e sentirsi sicuri quando vengono ad investire da noi. Naturalmente, spetterà ora alla magistratura accertare le responsabilità in sede di processo, ma questo primo risultato dà speranza a tutti di vederne presto altri, altrettanto attesi ed auspicati". 

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La solidarietà di Confindustria

"La notizia dell’arresto di una banda dedita ad estorsioni - afferma il commissatio di Confindustria Brindisi, Gabriele Lippolis - a seguito della denuncia dell’imprenditore Renè de Picciotto, viene considerata con grande positività da Confindustria Brindisi. Notevoli-come sempre e quindi anche in questa circostanza- l’impegno e la capacità investigativa ed operativa dell’Arma dei Carabinieri e della Magistratura inquirente.  Ribadiamo l’importanza e la positività di queste operazioni, tese al ripristino della legalità che, oltre ad essere di per sè un valore, è uno dei pre-requisiti fondamentali dello sviluppo socio-economico. Ci fa piacere evidenziare che Renè de Picciotto, l’imprenditore minacciato, è  associato a Confindustria Brindisi ed è da noi molto apprezzato per la sua determinazione, che con grande inventiva e professionalità, lo ha portato a fare investimenti nel nostro territorio.  Siamo al suo fianco e ci auguriamo che continui a farlo, dando in tal modo un contributo alla sua valorizzazione". 

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