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Esercitazioni troppo rumorose: il Comune "sfratta" gli sbandieratori

Applicata un'ordinanza sindacale del 2012, dopo tanti esposti di cittadini delle zone vicine a due scuole medie

CAROVIGNO – Sta diventando un caso a Carovigno, purtroppo alle prese con oscuri attentati che ne stanno segnando la campagna elettorale, lo sfratto delle due associazioni di sbandieratori “Rione Castello” e “Carvinati” dall’atrio e dalla palestra dell’Istituto comprensivo Brandi-Morelli. Il provvedimento di sospensione dell’autorizzazione all’uso in orario pomeridiano e serale delle strutture scolastiche che fanno capo alla direzione di via Giosuè Carducci giunge dall’ufficio comunale competente, che richiama le prescrizioni di un’ordinanza sindacale di sei anni addietro, tutt’ora in vigore, la numero 16 del 19 aprile 2012.

Secondo il dirigente comunale competente, la situazione determinatasi con l’utilizzo degli impianti dell’istituto scolastico da parte delle due associazioni di sbandieratori non rientrerebbe nei profili previsti dal citato provvedimento. Ma non è tutto: vengono in fatti richiamate le esigenze di tutela della tranquillità dei residenti della zona, turbata dalle attività di formazione degli aspiranti sbandieratori e musici della associazione “Rione Castello” e della associazione “Carvinati”.

Nel provvedimento di revoca si citano i “diversi e persistenti esposti” di cittadini residenti nelle zone limitrofe alla scuola media Morelli e alla scuola media Cavallo: squilli di trombe medievali, rullo di tamburi mal sopportati dal vicinato che ha chiamato in causa più volte l’amministrazione comunale. Che questa volta ha risposto, sarà perché è retta da un commissario prefettizio e non c’è stata pertanto alcuna mediazione politica per consentire agli sbandieratori di Carovigno di allenarsi nelle due scuole.

Quindi c’è stato poco da fare: l’intimazione è chiara, consegnare le chiavi entro l’1 giugno, venerdì prossimo, e trasferimento verso sede ignota di ‘nzegne, chiarine e tamburi. Infatti non è chiaro dove andranno a parare le due associazioni. E la cosa, se da un lato rende finalmente paghi gli autori degli esposti, semina invece malessere tra i sostenitori di quella che a Carovigno viene considerata la principale tra le attività della tradizione storica, esportata in centinaia di manifestazioni, rievocazioni, feste e sagre anche in altre regioni.

“Un atto che dovrebbe essere di tutela del cittadino si trasforma in una limitazione per i nostri ragazzi, che nel tamburo e nella chiarina trovano accordo e gioia. Un paese che non accetta i propri cittadini non è degno di essere chiamato tale, chi non conosce le proprie radici non può aspirare alla crescita. Oggi Carovigno è questo, un paese che dimentica la propria radice più profonda”, è il commento finale dei sostenitori delle due associazioni, contenuto nell’annuncio dello sfratto intimato dal Comune.

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