Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Security portuale: ricorso contro l’assoluzione di Patroni Griffi e degli altri imputati

Il pm Raffaele Casto chiede la condanna di tutti gli imputati e l'affermazione di nullità della sentenza di primo grado emessa dal gup: “Un copiato praticamente integrale delle memorie difensive”

BRINDISI – Il pm del tribunale di Brindisi Raffaele Casto ha presentato ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione di tutti e otto gli imputati, incluso il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, coinvolti nell’inchiesta sui presunti abusi edilizi riguardanti le opere di security nel porto di Brindisi. L’atto di appello è stato depositato martedì scorso (12 settembre).

Il magistrato chiede alla Corte di appello di Lecce la condanna di tutti gli imputati, dichiarandoli colpevoli dei reati loro ascritti (fatta eccezione di quelli in relazione ai quali sarà riscontrato il decorso del termine necessario a prescrivere), applicando nei confronti di ognuno di essi la pena indicata dallo stesso pm nelle battute finali del giudizio di primo grado o quella che sarà indicata dal rappresentante dell’accusa che presenterà le conclusioni in udienza. Inoltre il pm chiede il ripristino del sequestro delle cose restituite che risultino ancora pericolose o potenzialmente pericolose per l’incolumità pubblica e privata e/o costruite su area di sedime non compresa nella zona portuale di Brindisi o su aree sottoposte a vincolo paesaggistico e/o archeologico. 

Si tratterebbe di un ribaltamento della sentenza pronunciata lo scorso 13 aprile dal gup Maurizio Saso, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Oltre al presidente dell’ente portuale, il giudice ha assolto (perché i fatti non sussistono o perché i fatti non costituiscono reato): l'euro deputata Maria Angela Danzì, ex sub commissaria del Comune di Brindisi; Francesco Di Leverano; Pierluigi Aloisi; Antonio Iaia; Teodoro Indini; Antonella Antonazzo, Aldo Tanzarella. Nei loro confronti il pm aveva chiesto condanne fino a un massimo di 5 anni e otto mesi di reclusione. Va ricordato che i fatti in questione sono avvenuti fra il 2016 e il 2017. Il giudice in primo grado aveva già redatto una tabella di prescrizione dei reati. 

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Giustina Giordano, Rosario Almiento, Mauro Masiello, Mario Guagliani, Anita Mangialetto, Luciano Marchianò, Carlo Enrico Paliero.

"Nullità della sentenza"

Nelle motivazioni depositate lo scorso luglio, il gup ha bocciato su tutta la linea le tesi del pm, ritenendo le accuse “infondate e artificiose”. Ma ora è il pubblico ministero a contestare l’operato del giudice. Casto sostiene la nullità della sentenza, “a causa dell’ordinanza con la quale, il 22 dicembre 2022, il giudice ha respinto la richiesta di ammissione di prova contraria formulata dal pubblico ministero e ogni altra richiesta della parte pubblica, cui è stata così impedita la partecipazione al procedimento”. La sentenza sarebbe inoltre “viziata da inosservanza ed erronea applicazione degli articolo 438, 1° comma, 441, 5° comma, del Codice di procedura penale”.

Il magistrato rileva: la mancata assunzione di prove decisive di cui in appello si chiede l’ammissione; la contraddittorietà della motivazione; errori in fatto e/o in diritto. Nella premessa dei motivi di impugnazione si rimarca come “già l’esito di una prima lettura della sentenza in esame denota grande superficialità nell’approccio ai temi in trattazione”. In particolare il pm sostiene che il provvedimento sia “un copiato praticamente integrale delle memorie difensive”. 

Il nodo Prp

Il pm si sofferma anche sulla sentenza del Consiglio di Stato del 28 dicembre 2020 che ha stabilito che i piani regolatori portuali, come quello del porto di Brindisi, approvati anteriormente alla legge n. 84/94 (istitutiva delle Autorità portuali) non hanno effetto di conformazione del territorio. Tale pronunciamento diverge con l’ipotesi accusatoria secondo la quale il Prp di Brindisi costituisce uno strumento di pianificazione urbanistica alla cui stregua andrebbe valutata la conformità di ogni singolo intervento edilizio e le cui previsioni non possono contrastare con gli strumenti urbanisti vigenti.

Ebbene Casto, sempre a proposito della sentenza del Consiglio di Stato, fa notare come “in tutto dimenticata è stata una questione di spiccata rilevanza”. Ossia che “gran parte delle opere così dette ‘di security’ sono state edificate su area del Sito di interesse nazionale di Brindisi, perimetrato con decreto del ministro dell’Ambiente del 10 gennaio 2000, senza che sia stata dimostrata la previa restituzione agli usi legittimi, a valle della procedura di caratterizzazione ed eventualmente messa in sicurezza e/o bonifica delle aree”.

Il pm non condivide quindi il parere della Direzione generale allegato alla memoria difensiva di Ugo Patroni Griffi a sostegno del fatto che il Prp non sia uno strumento urbanistico, in quanto “l’articolo 27 comma 3 della legge n. 84 del 1994 prevede espressamente che i ‘piani regolatori portuali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge conservano efficacia fino al loro aggiornamento, da effettuare secondo le disposizione di cui all’articolo 5’, norma quest’ultima che attribuisce valenza di strumenti urbanistici ai piani portuali”. “Quindi il piano portuale di Brindisi approvato nel 1975 – ribadisce il pm – è ancora vigente e in virtù di tale disposizione ha assunto anche una valenza di pianificazione urbanistica”.

"Errore clamoroso"

Fra le varie contestazioni riportate nell’atto di appello, anche quella di un “errore clamoroso” che sarebbe stato commesso dal giudice per essersi soffermato sulla “nozione di lottizzazione abusiva” in due pagine della sentenza, “poiché alcuni degli odierni imputati sono imputati, sì, della contravvenzione di lottizzazione abusiva, ma in altro procedimento (affidato alle cure di altri magistrati – persone fisiche!)”. Questo “offre un chiaro segno – scrive Casto – di come siano stati letti gli atti del processo e di come sia stato possibile giungere a giudizi assolutori per insussistenza dei fatti”. 

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