Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Riesame per il parroco: il pm chiede conferma detenzione in carcere

La Procura di Brindisi si oppone alla scarcerazione dell’ex parroco del rione Bozzano, don Francesco Caramia, 42 anni, perché ritiene attuale il pericolo di reiterazione del reato per il prete arrestato con l’accusa di atti sessuali su un bimbo di nove anni

BRINDISI – La Procura di Brindisi si oppone alla scarcerazione dell’ex parroco del rione Bozzano, don Francesco Caramia, 42 anni, perché ritiene attuale il pericolo di reiterazione del reato per il prete arrestato con l’accusa di atti sessuali su un bimbo di nove anni che voleva fare il chierichetto, per servire la messa nella chiesa di San Giustino de’ Jacobis.

Le ragioni alla base del no al ritorno in libertà del prete, in carcere dal 15 giugno scorso, sono state illustrate nella mattinata di oggi dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, ai giudici del Tribunale del Riesame di Lecce, ai quali ha presentato ricorso il difensore del prete, Giancarlo Camassa. I giudici di garanzia si sono riservati la decisione.

Secondo il pm titolare del fascicolo d’inchiesta, non ci sono elementi tali da far ritenere mutato o quanto meno attenuato il quadro delle esigenze cautelari, descritto nella richiesta di custodia in carcere, poi  condivisa e firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso. Era e resta attuale, secondo il pm, il pericolo di  reiterazione del reato in considerazione del fatto che il sacerdote avrebbe mantenuto legami o comunque contatti con la comunità religiosa nonostante le dimissioni rassegnate nelle mani del vescovo.

In tal senso il pm e poi il gip nel provvedimento di arresto hanno evidenziato che don Francesco Caramia, originario di Mesagne, ha partecipato a una delle celebrazioni proprie della tradizione cattolica nella settimana di Pasqua: avrebbe anche confessato alcuni fedeli, nonostante un preciso divieto imposto dal vescovo dopo la notizia di indagini a suo carico diventate di dominio pubblico attorno alla metà dello scorso mese di dicembre, quando venne disposta una perquisizione nei locali della sacrestia e in quelli usati come studio dal parroco.

Le esigenze cautelari, per il pm restano attuali e si aggiungono ai gravi indizi di colpevolezza legati al racconto degli abusi resi dal ragazzino in sede di incidente probatorio. La parte ritenuta offesa oggi ha 16 anni e stando alla perizia disposta dal gip è in grado di rendere esame avendo una capacità cognitiva nella media: gli atti sessuali  sarebbero stati consumati in sacrestia anche due volte alla settimana, prima di servire la messa.

Il minore è stato ascoltato lo scorso 16 febbraio, in forma protetta e ha ricostruito come e quando ha conosciuto il parroco e dove sarebbero avvenuti gli incontri, confermando il contenuto della denuncia sporta dal pediatra del minore, in seguito al colloquio con la madre del ragazzino.

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