Cronaca

Rifiuti: la ricetta di Legambiente Brindisi per uscire dall'emergenza

Bonifica delle discariche, riattivazione dell’impianto di Cdr, implementazione della raccolta differenziata, progettazione e realizzazione di due impianti di compostaggio: le proposte di Legambiente per uscire dall'emergenza rifiuti

Foto di repertorio

BRINDSI – Bonifica delle discariche, riattivazione dell’impianto di Cdr, implementazione della raccolta differenziata, progettazione e realizzazione di due impianti di compostaggio: questa è una parte delle proposte avanzate dal coordinamento del circolo “Tonino Di Giulio” di Legambiente Brindisi nel corso di una conferenza stampa in cui l’associazione ambientalista ha fornito la propria ricetta per uscire dall’emergenza rifiuti che attanaglia la provincia di Brindisi. 

Riportiamo di seguito la nota di Legambiente. 

Si pensi soltanto alle discariche Smd-Slia, nel Comune di Brindisi, Pallittica a S. Pietro Vernotico, a quelle dei comuni di Francavilla, Mesagne ed Ostuni, alla discarica per i rifiuti della Lepetit a S. Pancrazio Salentino, ai rifiuti Ilva tombati a Francavilla, alla storia della discarica in contrada Formica bloccata già trenta anni fa quando vi si smaltivano le ceneri della centrale termoelettrica Brindisi nord, poi chiusa quando, gestita da Ines sud, fu scoperto il treno dei veleni: con rifiuti pericolosi declassificati nelle bolle di accompagnamento; ed infine, dopo vari provvedimenti, bloccata, con notifica all'attuale gestore “Formica ambiente” per l'inquinamento prodotto della falda (questa discarica compare in più rapporti sulle ecomafie).
Sono ben noti i provvedimenti giudiziari che hanno portato al sequestro della discarica in contrada Autigno (per l'inquinamento della falda) e dell'impianto di bio-stabilizzazione e produzione del Combustibile Solido Secondario (CSS): al centro dell'inchiesta che ha prodotto l'arresto del Sindaco di Brindisi e del titolare della società Nubile che gestiva l'impianto.

La situazione appare paradossale: nell'ARO Br/1 si è giunti all'azzeramento degli impianti nel mentre si raggiungevano buoni livelli di raccolta differenziata (il Comune di S. Pancrazio è fra quelli premiati da Legambiente come Comuni ricicloni). L'ARO Br/2 possiederebbe tutti gli impianti, ma essi o non sono rispondenti ai requisiti di legge o sono sotto sequestro giudiziario, nel mentre emblematico è il caso della Città capoluogo di provincia in cui,  a causa di una cervellotica decisione di stipulare un nuovo contratto provvisorio, in attesa della gara di appalto dell'ARO, si è passati dal 37% di raccolta differenziata dell'ottobre 2014 (ultimo mese di gestione di Monteco) all'attuale 27% raggiunto dalla Ecologia pugliese, ditta che ha evidenziato gravi limiti.

L'area delle contrade Autigno-Formica e Mascava, è oggi ad alto rischio per la presenze di discariche dismesse e sequestrate, per l'inquinamento delle acque di falda (quello prodotto dalla discarica di Autigno era conosciuto addirittura dal 2000 e quello provocato dalla discarica Formica ambiente era stato evidenziato dalla Provincia e da analisi dell'Arpa, prima dell'attuale provvedimento e prima che il Presidente della Regione, in quanto Commissario OGA, autorizzasse lo smaltimento di rifiuti non biostabilizzati e, quindi, assurdamente tal quali).

Come uscire dall'emergenza, dagli alti costi di gestione per i Comuni e dalle vessazioni sui cittadini (quelli di Brindisi sono fra i più tassati d'Italia)?

 -   Innanzi tutto, in attesa della gara dell'ARO per i servizi di igiene urbana, va fortemente rivisto il  servizio attuale, vietando la “trasferenza” tra mezzi di raccolta all'aperto nei quartieri o nella sede di Ecologica Pugliese, alzando sensibilmente le percentuali di raccolta differenziata, le isole ecologiche ed i centri comunali di raccolta;
-   Va pianificata seriamente la bonifica delle discariche a più alto rischio, a cominciare da quella di Autigno (per la quale sono stati ipotizzati 10 milioni di euro, ma la Regione ha stanziato, al momento, 1,5 milioni per tutti gli interventi urgenti in Puglia;
-  Va riattivato l'impianto di biostabilizzazione, dissequestrabile se il “rewamping” procedesse progressivamente utilizzando le attuali biocelle per depositare rifiuti;
-  Va accelerato il percorso di progettazione e realizzazione di due impianti di compostaggio, inserendo fra questi quello presente nella zona industriale di Brindisi, più volte oggetto di finanziamenti utilizzati in questi anni;
-  Va realizzata una gara d'appalto per la gestione degli impianti soltanto dopo (a differenza del passato) aver certificato la perfetta efficienza degli stessi;
-  Vanno da subito organizzate le campagne di sensibilizzazione per ridurre la  produzione di rifiuti,   per incentivare la raccolta differenziata e per attivare tecnologie per chiudere il ciclo dei rifiuti.

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