Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Unioni civili o Family day? Il vero tema è la sostanza della famiglia

Questo fine settimana ci ha regalato numerosi spunti di riflessione su aspetti della nostra società che, in costante cambiamento, subisce violente scosse telluriche e di assestamento sulle discussioni riguardanti la centralità della famiglia

Questo fine settimana ci ha regalato numerosi spunti di riflessione su aspetti della nostra società che, in costante cambiamento, subisce violente scosse telluriche e di assestamento sulle discussioni riguardanti la centralità della famiglia. Ieri, sabato 23 gennaio 2016, in più di 90 piazze italiane, numerosi cittadini hanno manifestato per le “Unioni civili”, in risposta ad altri cortei improntati sul “Family day”, a ridosso delle fasi finali del disegno di legge Cirinnà

Tematiche così importanti, che simboleggiano il cambiamento storico della società in cui viviamo, meritano osservazioni nobili e non, come si è sentito sui telegiornali, comunicati stampa imparati a memoria dal politico rosso o nero, utili solo rassicurare (pochi) o ad allontanare i più da certe dichiarazioni che hanno il sapore di una poesia di quinta elementare.

Rispetto a cinquanta anni fa siamo un popolo più aperto, meno paziente e sicuramente più liquido come direbbe Bauman, e non possiamo fare a meno di chiederci se la famiglia, qualunque essa sia, qualunque sembianza essa assuma, debba avere il primato della coesione e dell’armonia rispetto all’unione civile.

Il campo delle discussioni si è spostato inevitabilmente, in maniera soprattutto strumentale, sulle adozioni di bambini da parte delle coppie omosessuali, toccando tasti che fanno vibrare le corde della nostra sensibilità.

Difficilmente un articolo, una riflessione poco elaborata o influenzata dai mass media potrà portare un giudizio lucido a tal riguardo. E, inevitabilmente, si corre perennemente il rischio di schierarsi in una delle due fazioni che si sono venute a creare: Unioni civili contro Family day. Il dubbio che personalmente mi sorge, e penso che sia condiviso da molti, è che una valutazione di argomenti così importanti, quale l’adozione di bambini da parte di persone omosessuali, non debba partire da una “base sicura” che richieda il pieno riconoscimento dei diritti e delle tutele dei minori.

Ciascuna delle due posizioni, “etero contro omo”, ha legittimamente il diritto di strumentalizzare l’argomento a proprio vantaggio ma, personalmente, trovo un certo disagio ad ascoltare dichiarazioni che vedono nella parola famiglia e nell’accoppiamento uomo-donna, il criterio fondamentale per la salute psicologica del minore. Prima di esporre con incredibile sicurezza tale credenza, sarebbe necessario vedere la situazione di molte famiglie frammentate, separate, slegate o più semplicemente, diseducative per la corretta crescita del minore.

Nel corso degli interventi che ho sostenuto nelle scuole, luogo che dovrebbe essere per eccellenza il centro educativo degli italiani di domani, non ho potuto fare a meno di osservare lo scollamento di vedute che si è venuto a creare tra genitori e insegnanti. Il nostro vivere quotidiano è segnato profondamente da una parte di genitori e adolescenti che hanno deciso di vivere contro corrente, all’insegna del danno arrecato ad altri.

Il grave episodio di bullismo occorso in un istituto professionale di Brindisi non più di qualche giorno fa, l’investimento di due ciclisti nel leccese, la microcriminalità che indebolisce il nostro senso di sicurezza, non sono forse l’essenza di malfunzionamenti che non hanno alcun tipo di colore politico, o caratterizzazione sessuale?

Parti di periferie degradate dove i bambini vengono a contatto con comportamenti poco nobili, anche con famiglie dimenticate dallo Stato, o colpevoli di esser state abbandonate, non suggeriscono che il benessere psicologico di cui tanto si parla, trascende da certe sceneggiate inutili come quella delle luci del Pirellone di Milano?

Papa Francesco ha ammonito di non farsi distrarre, in tutto questo clamore mediatico, dall’essenza vera che un nucleo familiare deve rappresentare, focalizzando l’attenzione più sulla sostanza che non sulla forma. Forse, ancor prima di scendere in piazza manifestando per il bianco o per il nero dovremmo avere il coraggio di capire in che colore vogliamo vivere, riconoscendo anche i nostri errori da cittadini e genitori, rispettando gli altri ancor prima di pretendere rispetto. Solo così potremmo davvero crescere, regalando alle prossime generazioni un futuro colorato e non la triste eredità di un presente dalle tinte fosche.

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