Rigassificatore: dal 27 processo di appello

BRINDISI - Del rigassificatore a Brindisi non importa più nulla a nessuno, men che meno a British Gas o a Brindisi Lng (che a Brindisi non c’è più), ma se l’iter autorizzativo e amministrativo si è chiuso con il recesso unilaterale dalla concessione dell’area demaniale di Capo Bianco, in sede penale si va avanti.

La colmata del rigassificatore sotto sequestro dal febbraio 2007

BRINDISI - Del rigassificatore a Brindisi non importa più nulla a nessuno, men che meno a British Gas o a Brindisi Lng (che a Brindisi non c’è più), ma se l’iter autorizzativo e amministrativo si è chiuso con il recesso unilaterale dalla concessione dell’area demaniale di Capo Bianco ratificato dal Comitato portuale nel novembre scorso, in sede penale si va avanti con il processo d’appello che inizierà il 27 gennaio prossimo.

Perché il proscioglimento determinato dall’estinzione della quasi totalità dei reati contestati del processo per il rigassificatore non basta. Gli imputati puntano all’assoluzione piena, pur non rinunciando alla prescrizione. Il primo grado di giudizio sull’affaire rigassificatore si è chiuso il 12 aprile 2012 con la confisca della colmata di Capo Bianco, nel porto di Brindisi. L’unico ad essere stato condannato in primo grado è il presidente protempore di British Gas Italia, Franco Fassio (cinque mesi, pena sospesa).

Prescritto il reato di corruzione per British Gas, Giovanni Antonino (difeso dall’avvocato Massimo Manfreda), Luca Scagliarini, Franco Fassio, Fabio Fontana, Antonio Manca, Mario Ravedati (presidente pro tempore dell’Autorità portuale) e Gilberto Dialuce, responsabile ministeriale del procedimento, assolti dal reato di falso ideologico Alfonso Gallo, Giovanni Antonino, Franco Fassio, Mario Ravedati e Donato Caiulo, rigettate le richieste di risarcimento delle parti civili presentate da Comune e Provincia di Brindisi (assistita da Fabio Di Bello), Regione Puglia, Legambiente, Italia Nostra e Wwf.

Gli imputati erano rimasti in undici dopo l’uscita dal processo di altri quattro manager e dirigenti di British Gas che il tribunale aveva ammesso all’oblazione: Armando Erriquez del Azevedo, James Robottom, Giorgio Battistini (direttore di Brindisi Lng), Stephan John Rickett, la cui posizione fu stralciata dopo che l’ok all’oblazione stabilito dal Tribunale era stato impugnato dall’accusa in Cassazione.

Se l’interesse di British Gas e quindi di Brindisi Lng per la realizzazione dell’impianto quindi è definitivamente cessato, così come stabilito il 19 novembre scorso dal Comitato portuale che ha ratificato il recesso unilaterale della società britannica dalla concessione demaniale dell’area su cui sarebbe stato realizzato il rigassificatore, vanno avanti gli imputati non assolti in sede penale: non rinunciano alla prescrizione ma invocano il riconoscimento della propria estraneità alle accuse.

Anche i pm Giuseppe De Nozza e Silvia Nastasia hanno presentato appello. Il 12 febbraio del 2007 scattò l’operazione High Confidential: furono eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare a carico di Fassio, Antonino, Luca Scagliarini (agente marittimo) e di altri manager dell’azienda creata ad hoc a Brindisi, e controllata da Bg, per la realizzazione dell’impianto.

Il processo ebbe inizio il 4 febbraio del 2009. Il nocciolo delle indagini, le tangenti versate da Bg Italia attraverso suoi manager ad Antonino e Scagliarini sotto forma di pagamenti di consulenze inesistenti, affinché il sindaco si attivasse per spianare la strada a livello locale all’iter autorizzativo del rigassificatore. Gli inquirenti ritennero di individuare in 360 milioni di lire la somma pagata all’ex sindaco e all’imprenditore.

La svolta giunse il 16 maggio del 2006 quando durante una perquisizione nella sede milanese di Brindisi Lng da parte dei poliziotti della Digos di Brindisi saltarono fuori non solo la convenzione con la Iss, la società di comodo che prestava le consulenze, ma anche una lettera di intenti del 25 ottobre 1999 in cui Antonino si impegnava con British Gas a non frapporre ostacoli al rigassificatore.

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Il tanto avversato progetto è ormai tramontato. Il business non s’è potuto compiere, del resto tanto gli enti locali e la regione Puglia quanto gli ambientalisti non avevano mai fatto mancare occasione per ribadire con forza la propria contrarietà, scendendo perfino in piazza, rappresentanti delle istituzioni inclusi. Un’eventuale sentenza di assoluzione per tutti potrebbe garantire la revoca della confisca, divenuta tale a conclusione del primo grado, dopo un sequestro durato cinque anni. Ad ogni modo British Gas la concessione non ce l’ha e non la vuole più.

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