Cronaca

Lavori sul lungomare, dopo i resti umani spuntano vaso di terracotta e monete

Dopo i resti di tre scheletri umani, dagli scavi in piazza Giacomo Alberone spuntano un vaso di terracotta e diverse monete: sono stati trovati qualche giorno fa.L’appello di Stefano Erario dell’associazione Iride: "“La Soprintendenza informi dei ritrovamenti: Brindisi ha diritto di sapere”

BRINDISI – Dopo i resti di tre scheletri umani, dagli scavi in piazza Giacomo Alberone spuntano un vaso di terracotta e diverse monete: sono stati trovati qualche giorno fa, a pelo di terra, poco più in là rispetto al punto in cui sono riaffiorati i frammenti che raccontano di un passato che gli archeologi della Soprintendenza di Taranto ritengono appartenere all’Alto Medioevo. Anche questa volta il primo a chiedere notizie è Stefano Erario, presidente dell’associazione Iride, brindisino appassionato di storia e prima ancora innamorato della sua città, di quella Brindisi che custodisce tesori nascosti non appena di scava.

Come è successo nella parte terminale del lungomare Regina Margherita, dove sono in corso doppi lavori: quelli di riqualificazione, per l’ultimo stralcio nell’ambito del progetto water-front, e quelli per la posa in opera delle tubazioni fognarie e idriche in area di cantiere eseguite dall’Acquedotto pugliese per consentire un allaccio privato”necessaria all’abitazione in ristrutturazione.

“E’ la seconda volta nell’arco di due mesi che quest’area regala scoperte sicuramente interessanti che a quanto pare nessuno intende rendere pubbliche,  chissà per quale motivo”, dice Erario, anche ora sulla notizia, con telefonino e macchinetta fotografica a porta di mano, pronto a testimoniare i ritrovamenti affidati agli archeologici della Soprintendenza di Taranto, arrivati a Brindisi con un èquipe guidata da Giuseppe Minoia.

“L’aggiornamento pubblico in favore della città, dei brindisini e anche dei turisti, è invece dovuto proprio perché si tratta di eventi storici: Brindisi offre spunti di ricerche storiche importanti che sicuramente andrebbero valorizzati e invece spesso chi come me chiede spiegazioni si scontra con il silenzio. Ed è un vero peccato. Per questo l’associazione Iride rivolge un appello alla Soprintendenza affinché comunichi cosa è stato trovato in quella zona, a che epoca risale e cosa intende fare per conservare quel che è stato scoperto”.

Qualche giorno addietro, a quanto pare, poco prima di Ferragosto, i lavori hanno portato alla luce una vaso in terracotta in buone condizioni, all’interno del quale ci sono delle monete: “Se la notizia dovesse essere confermata, sarebbe un elemento in più per avere informazioni precise sulla datazione dei resti che per quanto ne sappiamo risalgono all’Alto Medioevo”, dice Erario. Sulla datazione si è espresso il professore Giacomo Carito, presidente della sezione locale della società “Storia patria per la Puglia”, contattato da BrindisiReport.

anfora monete 3-2“I resti risalgono con molta probabilità al XIII-XIV secolo e sono l’esempio evidente di una inumazione a fossa”, disse Carito. “Tenuto conto del punto in cui sono emersi e della circostanza che gli scavi sono avvenuti a pelo di terra, visto che la trincea non è alta più di un metro, è ragionevole pensare che l’area sia quella un tempo annessa alla chiesa nota con il titolo di San Giovanni dei Greci. Il rinvenimento di resti umani in prossimità di luoghi di culto, protrattosi per tutto il Medioevo, si spiega con l’uso di adibire ad aree sepolcrali la terra consacrata che si denominò sagrato, termine ancor oggi usato ma con un significato diverso”, ricordò lo storico brindisino.

“Più esattamente, stando ai documenti, lì c’era un complesso articolato in un vero e proprio ospedale, una struttura ricettiva per i pellegrini, un arsenale che serviva perché nel periodo invernale le barche venivano portate a terra per la manutenzione e la chiesa e che dovrebbe coincidere con l’attuale Casa del turista. Non va dimenticato, tra l’altro, che la Puglia e Brindisi in particolare erano base logistica da cui partivano i rifornimenti annonari verso i presidi cristiani in area siro-palestinese. Tutta la zona pervenne ai cavalieri oggi detti di Malta, dopo la soppressione del Tempio”.

anfora monete 4-2I documenti raccontano anche altro: “Nel 1800 la chiesa venne acquistata da un greco di nome Spiros Cocotò che era un grande commerciante di carbone: decise di demolire tutto per costruirvi un palazzo che è quello che c’è ancora e dove ha sede, tra le altre attività, l’agenzia Poseidone. Dall’altra parte, nella zona del villaggio pescatori c’era una villa con il suo nome, divenuta ora un condominio”.

Quanto ai resti, sembra che siano stati trasferiti in un deposito del Nuovo Teatro Verdi: “Sarebbe bello se fossero messi a disposizione della nostra città”, sostiene Stefano Erario. Non perde la speranza, lui che da quando ha saputo di quella scoperta continua ad affacciarsi al cantiere dove di recente, per via del maltempo, è caduta una transenna. “Sarebbe anche il caso di ripristinare l’area quanto prima. Anche da questo traspare l’interesse per il destino degli scavi”. Dopo la nuova scoperta che non è escluso un ulteriore slittamento della data di fine lavori, già slittata agli inizi di settembre. (Le foto sono di Stefano Erario)

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