Cronaca

Kalashnikov, munizioni e droga in una casa rurale: giovane a processo

E' stato emesso un decreto di rinvio a giudizio immediato a carico di un albanese di 27 anni che ad agosto venne sorpreso con 70 chili di marijuana e armi sulla strada provinciale San Vito dei Normanni - Latiano

BRINDISI – Custodiva un kalashnikov con relative munizioni e 70 chili di marijuana all’interno di una casa di campagna sulla strada provinciale 46 che collega Latiano a San Vito dei Normanni. A due mesi dall’arresto, il gip del tribunale di Brindisi Maurizio Saso ha emesso un decreto di giudizio immediato a carico dell’albanese Seli Dajo, 27 anni, residente a Ersene Kolonje, difeso dagli avvocati del foro di Lecce Stefano Stefanelli e Pompeo De Mitri.

È stato il pm Giuseppe De Nozza a chiedere il rinvio a giudizio dello straniero, con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e detenzione illegale di armi e munizionamento. I finanzieri finirono lo scorso 8 agosto sulle tracce di Dajo. Il 27enne, incensurato all’epoca dei fatti, era in possesso delle chiavi di una villetta rurale. Quando le fiamme gialle lo fermarono all’esterno dell’immobile con l’intenzione di sottoporlo a un controllo, fu lo stesso Dajo a condurli in casa, mostrandosi collaborativo nei loro confronti.

Su di un tavolo si trovava uno zainetto con i documenti di identità del 27enne. Il fucile mitragliatore, su indicazione dell’albanese, venne recuperato su di un comodino della camera da letto, insieme a 17 cartucce. Altre 119 cartucce furono rinvenute in un cassetto del medesimo comodino. La droga (70 chili di marijuana confezionati in 23 involucri) era stata nascosta in un ripostiglio, sempre all’interno della camera da letto. I militari inoltre sequestrarono un telefono cellulare, un computer e delle schede telefoniche albanesi.

Sulla base di questi elementi, da quanto emerge dal decreto del gip, vi sarebbero pochi dubbi sulla dedizione “stabile e professionale” di Dajo allo spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre il fatto che il giovane risiedesse in Albania e apparentemente non avesse legami con l’Italia (come dimostrato dal rinvenimento delle schede estere) rafforzerebbe l’ipotesi di un coinvolgimento dell’imputato in un’organizzazione internazionale albanese dedita al traffico degli stupefacenti e delle armi da guerra, con il ruolo di corriere dall’Albania all’Italia. Secondo il giudice, Dajo si stava accingendo a “consegnare lo stupefacente e le armi poi sequestrate a soggetti italiani che, con ogni probabilità, hanno commissionato sia lo stupefacente che le armi”.

Del resto i traffici di droga e armi fra l’Albania e il litorale salentino sono sempre più floridi, come dimostrato dagli arresti e dai sequestri effettuati di recente dalla guardia di finanza. Basti pensare che la sera del 19 ottobre venne fermato sulla superstrada per Bari, nei pressi di Serranova, un 49enne di Roma che procedeva alla guida di un furgoncino con un carico di 330 chili di marijuana confezionanti in involucri avvolti da una pellicola molto simile a quella utilizzata dagli scafisti attivi nel Canale D’Otranto. Tre giorni dopo (22 ottobre), sempre sulla superstrada per Bari, ma nei pressi della zona di Torre Testa, è stato invece arrestato un albanese che conduceva un’auto al cui interno si trovavano 64 chili di marijuana.

Tornando a Dajo, questi dovrà comparire il prossimo 20 gennaio davanti al giudice in composizione collegiale. Nel frattempo resterà in carcere, in quanto il giudice ha ravvisato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, confermando la misura detentiva.

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