Migranti: perchè non sono d'accordo con l'onorevole Ciracì

Non sono assolutamente d’accordo con l’onorevole Nicola Ciracì quando si appella ai sindaci della provincia di Brindisi affinché rifiutino di dare ospitalità ad altri 140 migranti, visto che la quota di ospiti assegnata al nostro territorio (mille unità) sarebbe già stata sforata di cento uomini donne e bambini

Non sono assolutamente d’accordo con l’onorevole Nicola Ciracì quando si appella ai sindaci della provincia di Brindisi affinché rifiutino di dare ospitalità ad altri 140 migranti, visto che la quota di ospiti assegnata al nostro territorio (mille unità) sarebbe già stata sforata di cento uomini donne e bambini. Dirò più avanti il perché del mio dissenso.  Prima vorrei sottolineare il silenzio dei parlamentari nazionali e regionali del centrosinistra, ma anche di altri partiti e movimenti, al cospetto del messaggio lanciato dal deputato dei Conservatori e Riformisti.

Forse ritengono che la posizione espressa dall’on. Ciracì non meriti neppure una risposta, o forse temono l’impopolarità personale data la purtroppo vasta area di ostilità o di mal sopportazione nei confronti dei problemi dell’accoglienza di chi fugge dalla guerra, o anche semplicemente dalla fame e dalla povertà estrema. Non saprei: dovrebbero essere loro a dirlo.

Sin qui a ben poco sono serviti i richiami forti all’applicazione dei principi di carità cristiana di Papa Francesco: quante parrocchie li hanno fatti propri, diffondendoli fattivamente come una moderna parabola sui doveri dell’uomo in un mondo dilaniato dalle sofferenze e incapace di trovare linguaggi diversi da quello delle bombe. Quanti sindaci sono pronti a dare priorità all’appello del pontefice, piuttosto che alla facile conquista del consenso basato su paure di inesistenti invasioni dei nostri microcosmi sociali, economici e familiari.

Si risolvano i problemi di queste masse di esseri umani in fuga direttamente nei loro paesi è una consunta parola d’ordine. Ma di cosa parliamo? Nulla è possibile se non cessano prima le guerre. Chi può realisticamente pensare di normalizzare in pochi anni situazioni acutissime di crisi come quelle della Somalia, dove hanno dovuto arretrare i più forti eserciti del mondo, della Libia, del Sudan, dell’Iraq, della Siria o sradicare dittature e imperi politici basati sulla corruzione e sulle royalty del petrolio dell’uranio, dei minerali più richiesti.

Questa parte di umanità in fuga è il risultato dell’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Africa e dell’Asia, delle convenienze nazionali e di sistemi economici che hanno avallato patti col diavolo, anche se il diavolo è quello che finanzia il terrorismo in tutte le sue forme ed estensioni. Ma tanti si autoassolvono e vorrebbero che l’ondata dei poveri e dei disperati si fermasse sulle coste libiche o turche.

Forse fanno anche poco caso ai jet che bombardano ospedali e le colonne di aiuti del volontariato internazionale, senza rendersi conto che nell’Europa unita stanno arretrando i principi della tolleranza e della pace e avanzano la fobia anti-immigrazione, il razzismo, gli egoismi. Esattamente il contrario dei principi della civiltà.

Eppure solo l’8 per cento degli esseri umani in fuga nel mondo punta sulle coste italiane, greche, spagnole. Bisogna tenere a mente una cosa: l’incomprensione della natura e della portata storica di questa fuga è solo un elemento che indebolisce e rende impreparata, cieca e sorda la società occidentale.

La responsabilità, tornando al caso italiano (integrato in uno scenario europeo), è anche dell’inadeguatezza delle leggi in vigore sull’immigrazione, il mancato controllo sulle speculazioni sorte attorno all’assistenza agli immigrati – non dimentichiamo uno degli scandali principali venuti a galla a Roma - , la mancanza di strategie ed idee forti, il rifiuto dell’invito a varare programmi innovativi (come quello proposto mesi fa dalla trasmissione Report) sono i complici principali dell’insicurezza della gente e della diffidenza nei confronti dei migranti.

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Noi siamo una frontiera, anche eroica per ciò che fanno i nostri marinai nel Mediterraneo, non dimentichiamolo, non una barriera di filo spinato. Abbiamo un ruolo da svolgere fondamentale in Europa. Ma dobbiamo avere dei programmi all’altezza di ciò. Quello di chiudere le porte è il più sbagliato. Brindisi sia sempre più porto di pace e di speranza, e il territorio luogo di consolazione, di soccorso e di tolleranza. Non sono cattolico ma Francesco è uno dei migliori uomini di questo secolo. Lo si ascolti, e si stia anche al fianco dello Stato quando chiama ad un'opera di impegno civile. Critichiamo, pretendiamo, ma facciamo la nostra parte.

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