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Cronaca

Rissa nel carcere di Lecce: 9 agenti feriti. Qualche giorno fa aggredito un boss

Nove agenti di polizia penitenziaria sono rimasti feriti in seguito a una rissa scoppiata nel pomeriggio di domenica all'interno del carcere "Borgo San Nicola" di Lecce. Due gruppi di detenuti (da un lato baresi, dall'altro leccesi) sono venuti alle mani intorno alle 15,45. Pochi giorni fa venne aggredito il boss Roberto Nisi

LECCE – Nove agenti di polizia penitenziaria sono rimasti feriti in seguito a una rissa scoppiata nel pomeriggio di domenica all’interno del carcere “Borgo San Nicola” di Lecce. Due gruppi di detenuti (da un lato baresi, dall’altro leccesi) sono venuti alle mani intorno alle 15,45, nel reparto C2 – 4/a sezione, mentre era in corso la fruizione della socialità per la festività di Pasqua. A ricostruire l’accaduto è stato il segretario generale dell’Osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, Leo Benucci.

Da quanto si legge in una nota stampa, “parrebbe che i detenuti fossero alticci”. “Gli agenti – scrive l’Osapp – hanno faticato non poco per ristabilire la calma”. Nelle fasi più concitate della rissa, sempre sulla base di quanto riferito dal sindacato, un detenuto “ha tentato persino di impiccarsi ed è stato salvato in extremis dalla polizia penitenziaria prontamente intervenuta”. Alla fine, “sono stati aggrediti nove appartenenti alla polizia penitenziaria che hanno riportato una prognosi variabile dai 6 agli 8 giorni”.

Sempre nella casa circondariale di Lecce, alcuni giorni fa, il boss leccese Roberto Nisi, 62 anni, venne accerchiato e spintonato da tre detenuti con accento brindisino, subito dopo aver fatto la doccia. Gli agenti della Penitenziaria interverro immediatamente. Nisi non riportò neanche un graffio. Il capoclan salentino, recluso a Frosinone, venne ospitato per pochi giorno a “Borgo San Nicola” poiché doveva prendere parte a un’udienza del processo scaturito dall’operazione “Cimenastore”, che due anni fa portò alla luce dei legami fra la malavita leccese e quella brindisina.

Le cause dell’aggressione, e il contenuto del messaggio intimidatorio che si cela dietro di essa, sono ancora da chiarire. L’episodio conferma ad ogni modo quanto sia alta la tensione nella casa circondariale salentina. “Perchè il carcere di Lecce – scrive il segretario generale dell’Osapp - continua ad essere uno degli istituti con il minore numero di personale rispetto alla popolazione detenuta e da tempo né l’amministrazione Centrale (come per il restante territorio nazionale) né il Provveditore Regionale forniscono più alcun supporto operativo all’istituto”.

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