Ritorna il traffico di droga via mare: scafisti, nuove mafie balcaniche e Puglia in prima linea

BRINDISI – Tutti avranno notato che recenti servizi di polizia, con relativi sequestri e arresti, hanno riportato a galla il fenomeno del traffico di droga nel Canale d’Otranto, affidato a quegli scafisti che da anni sarebbero stati sconfitti e costretti al ritiro da accordi investigativi e politici tra Italia e Albania. In realtà gli alti guadagni garantiti ai corrieri della marijuana, dell’eroina e della cocaina stanno provocando una ricostruzione della rete di contrabbando di stupefacenti anche tra l’area di Valona, il Salento e la Puglia più in generale.

Un recente sequestro di droga nel Salento

BRINDISI – Tutti avranno notato che recenti servizi di polizia, con relativi sequestri e arresti, hanno riportato a galla il fenomeno del traffico di droga nel Canale d’Otranto, affidato a quegli scafisti che da anni sarebbero stati sconfitti e costretti al ritiro da accordi investigativi e politici tra Italia e Albania. In realtà gli alti guadagni garantiti ai corrieri della marijuana, dell’eroina e della cocaina stanno provocando una ricostruzione della rete di contrabbando di stupefacenti anche tra l’area di Valona, il Salento e la Puglia più in generale.

Questo fenomeno è ben descritto, nei suoi assetti strategici, in un recente rapporto dell’Europol (l’Octa), ma anche in convergenti relazioni delle forze di polizia e di alcune procure italiane, serbe e della stessa Dea americana, la Drug enforcement administration. La sostanza di questi dossier si articola in due punti: le mafie balcaniche stanno assumendo progressivamente una struttura finanziaria e organizzativa transnazionale, sul modello delle mafie tradizionali; il centro dei traffici pare sia diventato il Montenegro come già è avvenuto negli anni ’90 per il contrabbando di sigarette. E ci sono dei nomi, come quello dell’imprenditore montenegrino Darko Saric, che sarebbe alla testa di un vero e proprio coordinamento internazionale.

Già nel 2008 un rapporto dell’Ufficio dell’Onu contro la droga e il crimine rilevava un apparente paradosso: da un lato il Sud-Est dell’Europa aveva un tasso di criminalità comune addirittura inferiore a quello dei Paesi dell’Europa Occidentale (furti di auto, omicidi, rapine, estorsioni); d’altro canto dai Balcani passava la maggior parte della produzione di eroina e oppio dell’Afghanistan, il produttore del 90 per cento di questa sostanza stupefacente, stimando che all’epoca circa 100 tonnellate di eroina transitavano ogni anno dal Sud-Est europeo, e di queste arrivavano a destinazione almeno 85 tonnellate.

Oggi nelle mani delle mafie balcaniche c’è anche gran parte del traffico di cocaina dal Sud America, con il porto di Bar osservato speciale da parte delle polizie internazionali. Il riassetto su basi transnazionali delle organizzazioni criminali balcaniche ovviamente non è compiuto, e lo dimostrano una seri di omicidi mirati avvenuti negli ultimi mesi soprattutto in Montenegro e Croazia. Resistono, particolarmente nelle piccole città di destinazione come in Italia e in altri paesi dell’Europa occidentale, alcuni clan legati ancora alle etnie, nella maggior parte dei casi albanesi, che reagiscono sparando. Ma nel grandi aree metropolitane non solo stanno nascendo, mimetizzandosi, le succursali del nuovo narcotraffico balcanico, ma anche le sedi dei veri referenti dell’organizzazione.

Organizzazione che sta mutuando dalle mafie tradizionali, soprattutto da quella siciliana, la struttura in due livelli: quello finanziario assistito da uffici commerciali, finanziari e notarili in patria, quello operativo che si occupa del trasporto e della distribuzione della merce, o della parte militare. E’ il potere economico delle narcomafie balcaniche a preoccupare maggiormente le polizie europee e Usa. Il flusso di danaro sporco sta invadendo le economie legali alle prese con una crisi difficilissima, e finisce soprattutto nell’edilizia, nel commercio, nelle opere pubbliche e anche nell’editoria con un forte e disinvolto ruolo di alcune banche locali, e talvolta della politica.

Il sistema sta creando, come accadde con il contrabbando in alcune città pugliesi Brindisi inclusa, una sorta di mercato del lavoro parallelo i cui centri di reclutamento sono spesso bar e altri locali pubblici. Portare all’estero un chilo di eroina garantisce al corriere un guadagno netto che si aggira tra i mille e i 2mila euro al chilo. A fronte di un rischio di arresto di 1 a 10. Nessuno conosce nessuno, grazie a particolari precauzioni iniziali. Questo spiega anche la riattivazione della rete degli scafisti in Albania, pur non essendo il Canale d’Otranto l’unico percorso della droga verso l’Europa Occidentale, ma uno dei tanti, come le vie terrestri attraverso Serbia e Croazia.

Secondo questi rapporti, la riorganizzazione della criminalità balcanica attorno al traffico di stupefacenti sta facendo emergere anche ruoli precisi di ciascun Paese coinvolto. La Bosnia viene considerato un territorio di arrivo e redistribuzione dell’eroina afghana che passa attraverso Turchia e Bulgaria. L’Albania è l’area in cui i circa 20 clan locali hanno l’esclusiva del contrabbando verso l’Europa Occidentale, e non hanno pentiti, quasi come la ‘ndrangheta calabrese. Il Montenegro invece è la base di arrivo e partenza della cocaina colombiana. La Croazia e la Serbia sono sulle rotte terrestri della droga: la criminalità croata ha forti legami interni di tipo famigliare ed è divisa per competenze territoriali. Lo stesso quella serba, nota per la sua struttura paramilitare dal punto di vista della disciplina e del potere di intimidazione.

Cosa comporterà tutto ciò nelle città pugliesi, considerando che in questo sistema la Puglia è un territorio di transito? Le procure, soprattutto le Dda di Lecce e Bari, sono già al lavoro da tempo.

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