Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Fotovoltaico, sindaco chiede mezzo milione di euro di danni

ll Comune di San Pietro Vernotico è stato ammesso come parte civile, e ha chiesto un risarcimento di mezzo milione di euro, nel processo contro nove persone accusate di aver realizzato quattro impianti di produzione di energia elettrica con la sola Denuncia di inizio attività (Dia) ed in assenza della prescritta autorizzazione unica regionale

SAN PIETRO VERNOTICO – Il Comune di San Pietro Vernotico è stato ammesso come parte civile, e ha chiesto un risarcimento di mezzo milione di euro, nel processo contro nove persone accusate di aver realizzato quattro impianti di produzione di energia elettrica con la sola Denuncia di inizio attività (Dia) ed in assenza della prescritta autorizzazione unica regionale, di aver predisposto una trasformazione urbanistica ed edilizia in violazione degli strumenti urbanistici vigenti, nonché di aver attestato falsamente che l'area su cui sono stati realizzati gli impianti non era interessata da vincoli paesaggistici e che gli stessi impianti erano stati costruiti nel rispetto dei progetti e delle procedure vigenti.

Ieri, martedì 17 febbraio, dianzi al giudice monocratico, si è svolta la prima udienza del processo. “Il Comune è stato l’unico ad essere ammesso quale parte civile, in quanto ritenuti meritevoli di tutela gli interessi fatti valere con l’atto di costituzione di parte civile, contrariamente a quanto accaduto per Gse spa e X Group”, si legge in una nota inviata agli organi di informazione dal sindaco di San Pietro Vernotico Pasquale Rizzo. Pasquale Rizzo

Il processo riguarda gli imputati Carlo Cotogni, Davide Cassella, Renzo Moro, Lorenzo Moro, Pierangelo Valerio, Guido Cassella, Marco Soranzo, Federico Ninnivaggi, Domenico Tancredi,  che sono ritenuti responsabili, nel dettaglio, della realizzazione di  4 impianti di produzione di energia elettrica contigui tramite conversione fotovoltaica della potenza nominale complessiva di circa 4 megawatt in località Marciaddare sula strada provinziale 82 che collega San Pietro Vernotico a Mesagne del valore complessivo di 25 milioni di euro, in assenza della prescritta autorizzazione unica regionale e del permesso a costruire, procedendo ad una artificiosa suddivisione di un unico impianto in quattro impianti contigui, ciascuno di potenza di poco inferiore a 1 megawatt formalmente intestati alle società Ergon srl, Energia amica srl, Verdenergia srl, XP2 srl, ma facenti capo alla medesima proprietà, allo scopo di eludere la procedura prevista per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, trasformando a livello urbanistico-edilizio il territorio in violazione delle leggi in materia. Inoltre, alcuni degli imputati sono stati anche accusati di aver emesso attestazioni false nelle relazioni tecniche di cui alle predette Dia. Il sequestro risale a marzo del 2013 e fu eseguito dai carabinieri del Noe di Lecce sotto la direzione del procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi.

Il Comune ha chiesto un risarcimento di 500mila euro “e valide sono state ritenute le ragioni poste a fondamento della costituzione di parte civile dell’Ente, rappresentativo della collettività comunale e, perciò, esercente funzioni di difesa e tutela del suolo e dell’ambiente contro comportamenti atti a distruggere lo stesso. L’ alterazione del territorio ha arrecato un danno all’Ente, con tutte le conseguenze di tipo economico, ambientale, estetico, culturale e turistico-commerciale che ne sono derivate, oltre che per il comportamento di totale illegalità in relazione ai reati commessi in disprezzo dell’ambiente e della legge”. La seconda udienza si terrà il 16 luglio del 2015.

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