Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Sacra Corona, nel Brindisino i clan sono "statici" e legati al passato

La relazione semestrale della Dia evidenzia come le attività principali dei sodalizi restino il traffico di droga e le estorsioni, fenomeno sommerso. Il panorama mafioso locale non cambia rispetto alle analisi precedenti: i boss in carcere utilizzano sodali e parenti

BRINDISI - Nulla di nuovo sotto il sole, se si analizzano le attività dei clan della Sacra Corona nel Brindisino. Con un "purtroppo" a caratteri cubitali, ovviamente, visto che si parla di attività "parassitarie" che danneggiano il territorio. È stata pubblicata la relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) al parlamento, relativa al primo semestre del 2023. Le organizzazioni mafiose italiane, si legge nell'introduzione, sono "da tempo avviate ad un processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti socio-economici ed alla vantaggiosa penetrazione dei settori imprenditoriali", hanno "implementato le capacità relazionali sostituendo l'uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiato, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive". Nel paragrafo dedicato alla mafia brindisina, questi dati sono solo in parte confermati. Le attività preferite dai clan locali restano il narcotraffico e le estorsioni, sebbene quest'ultimo sia un fenomeno sommerso.

Sono, per fortuna, lontani gli anni delle azioni "spettacolari" e degli omicidi come risoluzione ordinaria delle controversie. La strategia della sommersione, inaugurata dal boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano nella seconda metà degli anni Novanta, è attuale anche qui. Apparentemente silenti, i clan non disdegnano la violenza, ma anche nel Brindisino vige una sorta di pax mafiosa. E i sodalizi tendono ad allearsi con mammasantissima di altre province, o anche di altre regioni. E la "rotta adriatica" della marijuana, ma anche della cocaina, resta un punto fermo. La parte nord del Brindisino, con Fasano, Ostuni e Cisternino, risente dell'influenza dalla mafia barese, mentre il resto della provincia viene "gestito" dai sodalizi locali.

Cartina dei clan della Scu nel Brindisino (Relazione semestrale Dia)

Nell'analisi vengono citati due omicidi, che non hanno a che fare direttamente con la Scu: quello di Paolo Stasi a Francavilla Fontana, maturato in un contesto legato alla droga, e quello di Luca D'Errico, ucciso a Torre Santa Susanna. "Tali eventi, sebbene non direttamente collegati tra loro, uniti a episodi intimidatori come danneggiamenti e incendi, oltre che ai reati in materia di stupefacenti, evidenziano l'area (Francavilla Fontana, Torre Santa Susanna e Oria, ndr) come quella maggiormente critica della provincia brindisina", chiosano gli analisti.    

A Brindisi i vari colpi inferti da polizia e carabinieri, insieme alla scelta di alcune personalità di vertice di collaborare con la giustizia, hanno "bloccato" i clan, che tentano tuttora di strutturarsi e organizzarsi nuovamente. La "cartina" dei sodalizi sul territorio pubblicata nella relazione è sovrapponibile a quelle precedenti. A Brindisi sono attivi tre clan, altrettanti se ne contano nel resto della provincia. Non si registrano tensioni, la pax mafiosa regge. Certo, molti boss della Scu sono in carcere, ma riescono a "ovviare" al problema: "Dal carcere dettano le regole per il mantenimento dell'ordine mafioso, avvalendosi di parenti e luogotenenti per la gestione delle attività illecite".

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