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Scu, il pentito: “Mi aggredirono in carcere come prova di forza”

Antonio Campana ai pm della Dda di Lecce: “Il gruppo di Penna voleva imporsi su quello di mio fratello Francesco. Prima del 41 bis accordo tra i due per stare uniti”

BRINDISI – “Mentre stavo all’aria, fui aggredito. In sostanza si voleva dimostrare che il gruppo di Ercole, Lino, Penna era più forte di quello di mio fratello Francesco. Solo dopo si arrivò a un accordo con Penna, nel senso di stare tutti insieme e di aiutarci l’uno con l’altro”.

Il nuovo pentito

Antonio CampanaAntonio Campana, in qualità di dichiarante per diventare pentito a tutti gli effetti, ha consegnato ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Lecce anche i retroscena che portarono alla decisione di stabilire un accordo tra le due frange interne alla Sacra Corona Unita di Brindisi. Una “pax” necessaria per evitare che i contrasti per assumere la posizione di predominio, sfocassero nel sangue come avvenne tra gli anni Ottanta e Novanta, con l’ulteriore conseguenza che gli affiliati sarebbero stati braccati dagli uomini delle forze dell’ordine.

Il primo a riferire di questa intesa è stato Penna, subito dopo aver ammesso di essere stato affiliato da quando aveva 17 anni e aver confessato alcuni omicidi.

Il carcere duro del 41 bis

Campana, quindi, ha confermato l’esistenza di questo armistizio e lo ha inquadrato anche temporalmente: “Prima del 41 bis era stato fatto l’accordo tra mio fratello Francesco e Lino Penna”, si legge nel verbale del 5 aprile scorso, depositato in occasione dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta dell’Antimafia chiamata Oltre le mura. Antonio Campana è l’imputati principale, accusato di aver creato un gruppo interno alla Scu dedito al traffico di droga. Accusa che ha ammesso iniziando a fare i nomi dei suoi affiliati diretti, partendo da quelli che risultano ristretti in carcere in questi filone di indagine.

Le aggressioni

Campana ha precisato che l’accordo si è reso necessario dopo una serie di aggressioni che avvenivano in carcere. Lui stesso ha detto di esserne stato vittima: “Fui aggredito”, ha detto consegnando il nome dell’autore e quello di chi intervenne per dividerli. “Aggredire me, voleva dire aggredire mio fratello e fare arrivare questo messaggio a chi stava al nostro fianco”, si legge nel verbale a sua firma.

“Dopo la mia aggressione, non mi interessai più di quello che succedeva all’esterno, dove si realizzò una frattura tra il gruppo dei mesagnesi e cioè Vitale, Penna e Pasimeni, e quello dei tuturanesi di cui facevano parte Buccarella e mio fratello”.

Le notizie su quel che accadeva all’esterno arrivavano direttamente ad Antonio Campana sia dal fratello Francesco, ritenuto ancora a capo della frangia, che dall’altro fratello, Sandro, pentito dall’estate 2015.

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