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Beffa per gli studenti dell'Ipsia Ferraris: salta il trasferimento all'ex Fermi

Le classi verranno smistate fra il nuovo edificio di via San Leucio e il De Marco, ma i ragazzi non potranno contare su adeguati laboratori. Fra i genitori monta la rabbia

BRINDISI – Colpo di scena nella vicenda (ormai una vera e propria odissea) riguardante i circa 640 studenti dell’Ipsia Ferraris. Il trasferimento presso l’edificio di viale Porta Pia che fino allo scorso anno scolastico ospitava il liceo scientifico Fermi è saltato. La Provincia, nel corso di un vertice svoltosi stamani, ha comunicato il mancato raggiungimento dell’accordo (che sembrava ormai fatto) con la Cassa dei ragionieri, proprietaria dell’immobile di viale Porta Pia.

La proposta di locazione dello stabile alla fine non è stata accettata. Da quanto appreso, infatti, la Cassa aveva accettato le condizioni proposte dalla Provincia, a patto che la stessa risolvesse le pendenze contrattuali ed economiche legate all’immobile di via Montebello che ospita l’industriale Majorana. Ma la difficilissima situazione economica in cui versa la Provincia rende di fatto irrealizzabili le richieste formulate dalla Cassa dei ragionieri.

Cosa succederà, dunque, adesso? Durante la riunione odierna (svoltasi in presenza del prefetto Annunziato Vardè, dei dirigenti della Rita Ortenzio De Vito, preside Ipsia Ferraris-2Provincia, della preside del Ferraris, Maria Ortenzio De Vito, e di quella del Fermi Monticelli, Anna Maria Quarta, che da circa tre settimane dà ospitalità ai ragazzi dell’Ipsia Ferraris nei locali dell’ex Belluzzi, dove si svolgono lezioni pomeridiane) si è deciso di smistare 12 classi verso l’ala fresca di restyling (i lavori sono stati portati a termine a tempo di record dalla Provincia) del nuovo edificio dell’Ipsia Ferraris situato in via San Leucio. Altre 11 classi invece utilizzeranno le aule dell’istituto De Marco, situato in via Nicola Brandi, di fronte all’ex Belluzzi.

Ma garantire un’adeguata didattica sarà impresa pressoché proibitiva, se si considera che nell’edificio di via San Leucio ci sono solo i laboratori di meccanica, mentre verrebbero a mancare quelli dell’area informatica, elettrica ed elettronica. “La situazione – dichiara a BrindisiReport la preside De Vito – è estremamente precaria. Oltre al problema riguardante la carenza dei laboratori, c’è anche il problema degli uffici. Il personale amministrativo al momento è costretto a utilizzare il laboratorio 'Voci in movimento' (adiacente al plesso di via Adamello dichiarato inagibile lo scorso 13 ottobre dallo Spesal dell’Asl Brindisi, ndr): un locale sprovvisto di riscaldamenti e servizi igienici. Lavorare in queste condizioni è difficilissimo”.

La preside, come già avvenuto nel corso di un’accorata conferenza stampa svoltasi la scorsa settimana, non nasconde il suo disappunto per il ruolo giocato in questa partita dalla Regione, alla quale si contesta di non aver fatto abbastanza per garantire il diritto allo studio degli studenti (il tasso di assenteismo è schizzato al 40 per cento, dopo la chiusura della scuola). A tal proposito va detto che l'incontro in programma con l'assessore regionale all'Organizzazione scolastica, Sebastiano Leo, in programma pere stamani, è saltato a causa di impegni dell'assessore. L'appuntamento è rinviato di qualche giorno. 

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