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Martedì, 28 Maggio 2024
Cronaca

I migranti a Brindisi: “Mi auguro che queste persone riescano a trovare qui ciò per cui hanno lottato”

Hanno toccato terra 59 uomini, 16 donne, 24 minori non accompagnati e 6 minori accompagnati. Per loro da oggi comincia una nuova vita

BRINDISI – “C’è un ragazzo etiope che viveva con la mamma in un campo profughi in Sudan, ha 16 anni ed è partito quando ne aveva 13. Ha scelto di partire perché lì in Sudan non vedeva prospettive né per se nè per la madre, era destinato a restare nel campo profughi e non avrebbe potuto studiare o lavorare”. E’ questa una delle tante storie dei 105 migranti salvati a largo della Libia dalla nave Life Support di Emergency nella notte tra il 6 e il 7 marzo scorsi e giunta a Brindisi nelle scorse ore, raccontata da Simonetta Gola, responsabile della comunicazione dell'Associazione no profit Emergency, fondata da Gino Strada, anche lei a bordo.

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C’era anche una donna al settimo mese di gravidanza e un bambino di 2 anni. Hanno toccato terra 59 uomini, 16 donne, 24 minori non accompagnati e 6 minori accompagnati. Provengono da Paesi martoriati da conflitti armati, crisi climatica e insicurezza alimentare: Burkina Faso, Camerun, Chad, Costa d’Avorio, Eritrea, Gambia, Guinea Conakry, Mali, Mauritania, Nigeria, Sierra Leone, Sudan. Tutti i superstiti sono passati per la Libia, di cui portano un ricordo drammatico. Per loro da oggi comincia una nuova vita.  “Mi auguro che queste persone riescano a trovare qui quello per cui hanno lottato”, ha aggiunto Simonetta Gola. 

Nave emergency a Brindisi

La nave è giunta nella banchina Montecatini attorno alle 8. Ad attenderli una macchina organizzativa disposta dalla Prefettura di Brindisi composta da tutti gli organi preposti all’accoglienza. I medici Usmaf, (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera) del ministero della Salute, coadiuvati dal personale del Reparto di sanità pubblica della Croce rossa italiana sono stati i primi ad avere contatto con i migranti: sono saliti a bordo per verificare lo stato di salute. Solo un ragazzo presentava ustioni di secondo grado ed è stato portato in ospedale. Si era bruciato con la miscela di acqua maina e carburante, sul gommone. La donna incinta era in buone condizioni di salute così come tutti gli altri. I primi ad accoglierli a terra sono stati i volontari della Cri che li hanno attesi sottobordo: hanno consegnato a tutti colazione, abbigliamento, calzature e peluche. Anche i volontari della Protezione civile si sono occupati dell’assistenza. Dopo le prime cure tutti sono stati accompagnati nei vicini capannoni per l’identificazione da parte del personale della Questura. 

L'assistenza sanitaria fornita dall'Asl

La prima assistenza sanitaria ai migranti è stata garantita dal Servizio di Emergenza urgenza della Asl Brindisi. Le attività di accoglienza sono state programmate in stretta collaborazione con le istituzioni locali durante gli incontri avvenuti in Prefettura nei giorni scorsi, a cui avevano partecipato il direttore sanitario della Asl Brindisi, Vito Campanile, e il direttore del 118, Massimo Leone. Il posto medico avanzato del 118, utilizzato per le maxi-emergenze, è stato allestito nelle prime ore della mattina con 14 posti letto, di cui la metà di terapia subintensiva, e attrezzato come ospedale da campo con un'équipe di quattro medici, sei infermieri e dieci soccorritori. Sulla banchina erano presenti anche due ambulanze.

Croce rossa italiana sbarco

“Siamo pronti a offrire la migliore assistenza”, ha commentato il prefetto Michela La Iacona, presente sulla banchina ad attendere la nave, insieme al sindaco Riccardo Rossi e alle altre autorità militari per assistere alle operazioni di sbarco.  Da quanto si apprende 35 delle persone giunte a Brindisi verranno ospitate nel Cas masseria Ghermi della Croce Rossa italiana, nel Leccese. Le altre andranno in altre regioni. 

“Sono stata in Libia per due mesi – ricorda Y.M., la donna di 23 anni al settimo mese di gravidanza, costretta a lasciare il Gambia dopo la morte del marito – Per una donna che aspetta un bambino senza avere un marito è molto difficile. Non hai diritti, non hai nulla. Non avevo niente, volevo solo andare via. Ho deciso di attraversare il mare e venire in Italia e avere un futuro per me e per il figlio che nascerà”. 

Il racconto delle operazioni di salvataggio

Le operazioni di salvataggio si sono svolte nella notte tra il 6 e il 7 marzo e sono durate più di tre ore a causa delle cattive condizioni dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano le persone soccorse: “Quando ci è arrivata la segnalazione da parte di Alarm Phone, l’imbarcazione in difficoltà era già in condizioni di estremo pericolo – riporta Emanuele Nannini, capo missione di ricerca e soccorso (Sar) della Life Support – Temevamo di trovare casi di persone già in acqua, o annegate”. 

“Al momento del salvataggio, Emergency era l’unica Ong presente in quel tratto di mare – aggiunge Nannini –. Non sappiamo se in questi giorni ci siano stati naufragi fantasma, se altre imbarcazioni siano affondate prima di riuscire a chiedere aiuto o a segnalare la propria posizione. Meno navi umanitarie nel Mediterraneo, come effetto della conversione in legge del D.L. n. 1/2023 (decreto Ong) e della politica di assegnare porti lontani, significa meno soccorsi, potenzialmente più morti, ma anche meno testimoni dei naufragi che avvengono sulla rotta migratoria più letale al mondo”. 

“Nonostante la Life Support avesse ancora spazio per altri naufraghi, almeno 70 persone, abbiamo dovuto abbandonare la zona di ricerca e soccorso non appena terminate le operazioni – prosegue Nannini – L’aereo Sea Bird della Ong Sea Watch l'8 marzo 2023 aveva avvistato 19 imbarcazioni in difficoltà e la Guardia Costiera italiana che tentava di soccorrere contemporaneamente 7 imbarcazioni. Sappiamo quindi che c’era bisogno di una nave attrezzata al soccorso, ma non ci hanno consentito di intervenire”. 

Le dichiarazioni del governatore Emiliano

Presso la banchina di Sant'Apollinare si è recato anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.  “Voglio ringraziare il prefetto La Iacona - afferma il governatore - per la sua regia straordinaria in questa, come anche in altre occasioni.  Verrebbe da dire che non è difficile fare tutto per bene, anche se ci vuole tanta professionalità, tanto addestramento. Le operazioni più semplici in questi casi possono diventare complesse. Qui a Brindisi i vari livelli della Repubblica, lo Stato, la Regione, le aziende sanitarie, la Protezione civile, le forze dell’ordine, il Comune, si sono tra di loro coordinati con grande naturalezza secondo un principio di collaborazione leale, che ha sempre funzionato e che contraddistingue la Puglia. La mia gratitudine e il mio benvenuto a queste persone – ha aggiunto Emiliano - che vengono da posti terribili, dove si muore di fame, di ingiustizia, di guerra, di violenza. Nessuno lascia il proprio paese se non c’è una situazione di disperazione”.

Il dg dell'Asl Brindisi: "Visitate 15 persone"

Sul molo di S. Apollinare, questa mattina, ha seguito tutte le operazioni anche il Commissario straordinario della Asl Brindisi, Giovanni Gorgoni. "Al di là delle riflessioni e strumentalizzazioni, legate al tema dei migranti - ha detto Gorgoni - è un'umanità in viaggio che ha bisogno di accoglienza e in qualche caso di assistenza sanitaria. Circa quindici persone, tra cui qualche bambino e una donna incinta al settimo mese, sono state visitate oggi dagli operatori sanitari del posto medico avanzato". Il direttore del 118, Massimo Leone, ha sottolineato che "lo sbarco dei migranti è stato preparato con un aggiornamento costante a cura del personale sanitario di bordo. Abbiamo trattato quindici persone: una donna incinta al settimo mese che è stata sottoposta a ecografia per accertare le buone condizioni di salute del bambino; alcuni migranti erano affetti da scabbia, cinque presentavano ustioni: per uno è stato necessario il trasferimento al Centro Ustioni dell'ospedale Perrino per una consulenza, ma è già stato dimesso".

Articolo aggiornato alle ore 16.58 (le dichiarazioni di Emiliano)

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