Omicidio Presta, l'imputato: "Non l'ho ucciso io". Difesa chiede perizie su impronte e Dna

Carlo Solazzo a giudizio dinanzi alla Corte d'assise del Tribunale di Brindisi: “Quel giorno non ero a San Donaci, ma in Toscana”

SAN DONACI – “Il giorno dell’omicidio, io non ero neppure a San Donaci: ero in Toscana”. Per dimostrare l’estraneità di Carlo Solazzo, 43 anni, di San Donaci, dall’esecuzione di Antonio Presta, avvenuta sette anni fa, il difensore ha chiesto alla Corte d’assise di disporre due perizie: una sulle impronte digitali trovate sull’auto usata dal killer e l’altra sul Dna.

La difesa dell’imputato

pasquale annicchiarico-2Ieri, in occasione dell’ultima udienza dibattimentale dinanzi ai giudici togati e popolari, l’avvocato Pasquale Annicchiarico (nella foto)  ha sottolineato la necessità di ulteriori prove, partendo da perizie su una serie di impronte dattili ritrovate sugli sportelli della Lancia Delta di colore bianco usata per raggiungere la sala giochi dove si trovava Presta. A chi appartengono? Sono quelle di Carlo Solazzo?

La seconda istanza del difensore, attiene alla richiesta di disporre una perizia su tracce ematiche trovate su un asciugamano rinvenuto nell’abitacolo. “Si tratta di accertamenti scientifici che non risultano agli atti”, ha detto il penalista. Annicchiarico ha chiesto anche l’ascolto di altri due testimoni, le cui dichiarazioni sono ritenute importanti ai fini della ricostruzione di quei giorni. La Corte si è riservata e dovrebbe pronunciarsi in occasione della prossima udienza calendarizzata per il mese di dicembre.

L’accusa

Antonio Presta venne ucciso il 5 settembre 2012 davanti alla sala giochi di San Donaci. Solazzo, è imputato di “omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla finalità mafiosa” in concorso con altri. Ma gli “altri” o l’altro non sono mai stati identificati. Manca ad oggi il nome di chi era alla guida dell’auto.

Secondo la Dda di Lecce Solazzo, già condannato in primo grado a 25 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso e narcotraffico,  avrebbe maturato la vendetta  in seno alla frangia della Sacra Corona Unita che operava nel settore della droga tra i comuni di San Donaci e Cellino San Marco. Antonio Presta, come  evidenziò il risultato dell’autopsia, morì “a causa di un violentissimo trauma cranico”: venne prima raggiunto da “numerosi colpi di pistola calibro 38”, poi finito con il calcio di un fucile calibro 12 che, stando alla ricostruzione, si sarebbe inceppato. Più esattamente, quanto al movente, l’accusa sostiene che Presta avesse “sfidato  Carlo Solazzo nel ruolo di vertice, entrando in contrasto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti, essendo per di più il figlio di Gianfranco Presta, collaboratore di giustizia”.

La Lancia Delta usata dai killer di Antonio Presta

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Parti civili

Gianfranco Presta, padre della vittima, si è costituito parte civile con l’avvocato Francesco Maria De Giorgi. Parte civile è anche l’Amministrazione comunale di San Donaci, rappresentata in giudizio dall’avvocato Vincenzo Pennetta. In entrambi i casi, è stata rimessa alla valutazione della Corte, la quantificazione della somma a titolo di risarcimento del danno, in caso di condanna.

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